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Star Wars: Visions

Star Wars: Visions 2, l’esperimento profondo e universale della Lucasfilm

5 minuti di lettura

Nel giorno di Star Wars, che ricorre ogni anno il 4 maggio, Disney Plus ha rilasciato la seconda stagione di Star Wars: Visions, Serie TV di corti animati che immagina storie nell’universo starwarsiano. La prima stagione era stata distribuita sempre su Disney plus a settembre 2021 e si concentrava sull’animazione giapponese, con studi di animazione rinomati come Kamikaze Douga, Studio Colorido, Geno Studio, Studio Trigger, Kinema Citrus, Production I.G, Science Saru.

Un esperimento di visioni

Star Wars: Visions

Star Wars: Visions è un esperimento. È un modo per imparare a dimenticarsi del canone, della tradizione starwarsiana, di design e concetti che conosciamo a memoria. È un modo per esplorare un mondo che ha tanto da dare, amplio e che può essere riempito con leggende e storie da scoprire.

Mentre la prima raccolta si concentrava sull’animazione giapponese e sulle spade laser, il filo rosso di questa seconda raccolta è il rapporto con i tutori e la scoperta di un qualcosa che si ha dentro. Quasi tutti i protagonisti dei nove cortometraggi hanno un’indole curiosa ma mai sfacciata, sentono il richiamo di qualcosa di più grande di loro e devono fare i patti con le loro origini e l’impronta dei loro tutori.

Altra differenza che possiamo trovare con la prima stagione è che, in questo caso, si è deciso di ampliare l’immaginazione e affidarsi a studi d’animazione di tutto il mondo e di tutte le varietà. Gli studi partner sono infatti D’Art Shtaijo (con Lucasfilm), El Guiri, Cartoon Saloon, Punkrobot, Aardman, Studio Mir, Studio La Cachette, 88 Pictures, Triggerfish. Ci sono episodi in stop motion, altri in animazione tradizionale, in digitale, in self shading. Si crea quindi una continua scoperta di qualcosa che conosciamo, ma visto da altri punti di vista; delle visioni appunto, nel mondo che abbiamo imparato ad amare ma da cui vorremmo sempre di più.

E Visions è proprio questo. Un immaginare di nuovo Star Wars, tenendo saldi i tòpoi principali, come lato chiaro e lato oscuro, la forza e la speranza, ed incastonarli in esperienze nuove e diverse, arricchite dall’altissima qualità di studi d’animazione internazionali.

Un passo avanti per Star Wars: Visions

Star Wars: Visions

Il passo in avanti è notevole. Se nella prima stagione, una o due puntate richiamavano narrativamente alcune puntate della serie The Clone Wars, in questa stagione la varietà di animazione e l’esperienza visiva distolgono l’attenzione da alcuni cliché narrativi. I colori e le forme fanno da padrone in questa serie.

In particolare, gli episodi 1, 2, 5, 6 e 9 sono perfetti, per tematiche, ritmo e animazione. Il primo episodio, chiamato Sith, ci accompagna dentro queste nove avventure con rabbia artistica, mentre il nono, Il canto di Aau, è un dolce saluto commovente, che ci fa sperare in nuove puntate. Nel mezzo, la puntata forse più spettacolare è la quinta, Viaggio verso la Testa Oscura, che è forse la più canonica ma a sua volta riesce ad essere tematicamente innovativa nel trattare il collegamento tra lato chiaro e oscuro della forza.

Star Wars: Visions è così un esperimento che la Lucasfilm deve prendere come esempio per la creazione di futuri prodotti: invece di rimanere fermi e ancorati alla trilogia classica, aprirsi alle idee e alle storie; esplorare in lungo e in largo questa galassia che può fare da base per qualsiasi racconto. Un approccio che con Star Wars: Gli ultimi Jedi era iniziato, ma che aveva il difetto di essere stato inserito in una trilogia che richiamava fin troppo la nostalgia della trilogia originale e, non essendolo, era Skywalker centrica.

Un approccio quindi riuscito, che può portare a nuovi creativi. In Star Wars: Visions troviamo infatti maestranze indiane, giapponesi, coreane e francesi. Perché Star Wars è sempre stato di tutti, e la forza è un concetto così semplice ma allo stesso tempo così profondo e universale che la Lucasfilm non può che inglobare idee e talenti da tutto il mondo.


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Nato a Fermo, anno 1997. Scopro la passione per il cinema e per le serie tv durante l'università, studiando tutt'altro. Appassionato di film scomposti, imperfetti ed esageratamente lunghi, il mio regista preferito è Guillermo Del Toro. Le altre passioni sono la letteratura, il ciclismo e la politica.

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