Innamorati di Steven Spielberg: guida alla filmografia

Steven Spielberg. Basta soltando digitare o udire questo nome per richiamare alla memoria l’immagine di uno dei registi più importanti di sempre. Autore di importantissime pellicole, le quali hanno consacrato l’intero universo cinematografico, la maggior parte di esse (o forse tutte!) hanno segnato il cuore di chiunque.

Si sa, la filmografia di Spielberg è davvero vasta e immensa. Sicché cercare di applicare una selezione ai suoi film risulta un’impresa alquanto complessa. Spielberg, infatti, ha saputo comunicare molto attraverso i suoi lavori. È riuscito a trasmettere tematiche autorevoli riconducibili (quasi) sempre alla concezione che è l’uomo – in quanto essere umano – il vero protagonista di tutto. Famosi sono i finali a là Spielberg, all’interno dei quali tutto tende a chiudersi nel migliore dei modi dal momento che l’uomo riesce, con tutte le sue forze, a migliorare, seppur in piccolo, la realtà circostante.

Steven Spielberg: di chi stiamo parlando?

Steven Allan Spielberg nasce a Cincinnati il 18 dicembre del 1946. È considerato uno dei cineasti più importanti e influenti. La sua carriera è iniziata come componente dei movie brats, ovvero un movimento che contribuì alla nascita della Nuova Hollywood. Il debutto cinematografico avviene agli inizi degli anni Settanta, con il lungometraggio Duel.

Da lì seguiranno importanti titoli come: Sugarland Express, Lo Squalo e Incontri ravvicinati del terzo tipo. E grazie a quest’ultima opera che Spielberg ottiene la prima candidatura agli Oscar come miglior regista. Candidatura che riesce a rinnovarla grazie alla celeberrima opera: E.T. l’extra-terrestre.

Negli anni Ottanta il nome di Spielberg comincia a farsi notare. Dopo un primo pallido successo, la sua consacrazione avviene proprio grazie a E.T. l’extra-terrestre, Indiana Jones e il tempio maledetto, per giungere al 1987 con L’impero del sole, opera tratta dall’omonimo romanzo e con un Christian Bale protagonista alla sola età di 13 anni.

All’inizio del decennio successivo, Spielberg è un regista ormai noto all’interno del panorama internazionale. Alla fama segue il riconoscimento, grazie ai primi due Oscar: uno come miglior film e l’altro come miglior regista. L’opera che ha permesso la sua consacrazione è l’intramontabile Schindler’s List – La lista di Schindler. L’altro premio come miglior regista giungerà sul finire del secolo con Salvate il soldato Ryan.

Sebbene Spielberg non abbia più vinto Oscar, la sua filmografia si è arricchita sempre più. Film come The Terminal, Prova a prendermi, La Guerra dei Mondi, Lincoln, Il ponte delle spie, fanno di Spielberg un autore consacrato. Senza contare che al suo bottino si aggiungono titoli di serie TV come Band of Brothers, nel quale cerca di raccontare il volto umano di una compagnia militare, protagonista di una delle operazioni più importanti della storia; e The Pacific il cui esito è lo stesso, solo che l’ambientazione è dall’altra parte del mondo.

Con quale iniziare: «Schindler’s List»

Steven Spielberg

Titolo: Schindler’s List – La lista di Schindler
Anno: 1993
Durata: 195′
Interpreti: Liam Neeson, Ben Kingsley, Ralph Fiennes, Caroline Goodall, Jonathan Sagall, Emberth Davidtz.

Come annunciato prima, Schindler’s List è il film con cui Spielberg ha guadagnato i primi due Oscar. Un’opera straordinaria, unica nel suo genere, il cui risvolto storico fa da perno per narrare una delle vicende più significative e singolari. Il regista cerca di ripercorrere la vera storia di Oskar Schindler, un imprenditore tedesco, iscritto al partito nazista per mera convenzione e opportunismo.

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Dopo aver scalato le vette dell’alta società tedesca, Schindler prende consapevolezza della mostruosità ideologica del Terzo Reich, sicché decide – di buon cuore – di abbracciare la causa della difesa degli ebrei. Infatti, dopo aver convertito le sue fabbriche in industrie belliche, assume quanti più ebrei possibili, in modo che essi non finiscano nei campi di concentramento.

Schindler’s List è una pellicola dal forte impatto emotivo. Spielberg decide di girarla interamente in bianco e nero, simboleggiando il ruolo freddo e cinico dell’ideologia più sbagliata che ci sia mai stata nella storia dell’uomo. Fatta eccezione per tre particolari, in cui il colore sembra nitidamente irrompere: l’inizio, quando una candela lentamente si spegne lasciando spazio all’ambiente oscuro; la famosa bambina con il cappottino rosso; e la scena finale, quando ormai il mondo sembra essersi ripreso il suo colore, simbolo di pura rinascita.

Con cosa proseguire: «Salvate il Soldato Ryan»

Steven Spielberg

Titolo: Salvate il Soldato Ryan
Anno: 1998
Durata: 169′
Interpreti: Tom Hanks, Edward Burns, Matt Damon, Tom Sizemore, Jeremy Davies, Barry Pepper, Adam Goldberg, Vin Diesel.

Sempre restando nell’orbita del secondo conflitto mondiale, Spielberg decide di rendere Tom Hanks il protagonista del film con cui si aggiudicherà il terzo Oscar. Salvate il Soldato Ryan è un’opera che ha fatto molto discutere, perché se da una parte il regista vuole rintracciare l’idea che ci può essere un volto umano all’interno di un conflitto; dall’altra parte la pellicola è accusata di essere una vera e propria americanata.

Salvate il Soldato Ryan comincia con un uomo che si reca, insieme alla famiglia, al cimitero dei caduti della Seconda Guerra Mondiale. Da lì, come solo Spielberg ci ha abituati, l’azione si sposta indietro nel tempo, precisamente al D-Day. Dieci minuti di pura adrenalina nella quale assistiamo al coraggio di uomini protagonisti di un’impresa molto audace.

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In seguito, il capitano John Miller riceve l’ordine di andare a recuperare un soldato di nome James Francis Ryan, comunicargli che i suoi tre fratelli sono caduti in azione e poter così tornare a casa. Qui Steven Spielberg riesce a comunicare l’elemento di fratellanza che sta alla base dell’essere umano. Portato dinanzi a enormi difficoltà, l’uomo può anche non cedere al becero cinismo e trovare in sé la forza per fare del bene verso il prossimo.

L’opera cult: «Lo squalo»

Steven Spielberg

Titolo: Lo squalo
Anno: 1975
Durata: 124′
Interpreti: Roy Scheider, Robert Shaw, Richard Dreyfuss, Lorraine Gary, Murray Hamilton, Carl Gottlieb

Lo squalo, film del 1975, ha introdotto Spielberg nel mondo cinematografico, mostrandone il suo puro talento. Tratto dall’omonimo romanzo di Peter Benchley, Lo squalo è il prototipo di thriller blockbuster estivo. La sua uscita segnò un vero e proprio punto di svolta sia nella storia del cinema sia per l’affermazione della Nuova Hollywood.

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La trama è molto semplice: un temibile squalo bianco uccide i bagnanti sull’isola di Amity, un immaginario luogo di villeggiatura estiva. Martin Brody, capo della polizia locale, decide di ucciderlo grazie all’aiuto di un biologo marino e cacciatore di squali, Quint.

All’indomani dell’uscita, Lo squalo fu ben accolto dalla critica. Ebbe un successo straordinario tanto da essere il film con maggiori incassi nella storia, per poi essere superato nel 1977 da Star Wars. Il suo successo fu tale che la pellicola venne premiata con tre premi Oscar: uno per il montaggio, uno per il sonoro e l’altro per la colonna sonora, interpretata dal compositore John Williams.

Lo squalo, ancora oggi, viene trasmesso ogni estate nei programmi televisivi!

Da dove non partire: «L’impero del sole»

Steven Spielberg

Titolo: L’impero del sole
Anno: 1987
Durata: 153′
Interpreti: Christian Bale, John Malkovic, Miranda Richardson, Joe Pantoliano, Nigel Havers.

Sebbene la pellicola vanti ben sei nomination agli Oscar, L’impero del sole è un film che va visto e analizzato solo in seguito. La trama ruota attorno a Jamie Graham, figlio di benestanti inglesi i quali vivono a Shanghai, e dovranno, nel 1941, fare i conti con l’occupazione giapponese. Jamie e la famiglia sono costretti a lasciare la loro casa, ma nel tumulto il ragazzino perde la mano della madre e resta in balia del caso e della fortuna.

Spielberg racconta il dramma di un conflitto visto dagli occhi di un dodicenne. L’autore, ancora una volta, sfrutta la sua opera per focalizzare la sua attenzione sulla crudeltà umana e non è un caso, infatti, che la pellicola si chiude con lo sguardo rivolto all’esplosione atomica di Hiroshima, la cui ingenuità di Jamie lo porta a pensare tutt’altro.

Diversamente dagli altri film, Spielberg si muove molto lentamente. Il suo è un gioco di equilibri, nel quale cerca di accostare l’occhio di un ragazzino alto-borghese che sta scoprendo il volto nascosto dell’umanità, alle tematiche tristi e concrete che il regista cerca di portare all’attenzione. È un film dolce e doloroso allo stesso tempo, una delle regie più ispirate.

L’impero del sole preferisce uno spettatore preparato. Uno spettatore che ha studiato l’argomento Spielberg, non solo a livello tematico. La qualità è tanta e gli elementi simbolici meritano un’attenzione particolare che facilmente possono essere fraintesi o non compresi del tutto.


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