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Ted Lasso

Ted Lasso, o come commuoversi per una sitcom sul calcio

10 minuti di lettura

L’ultima cerimonia degli Emmy ha portato molte persone a farsi la stessa domanda: cos’ha di così speciale Ted Lasso, una sitcom incentrata su una squadra di calcio di una cittadina inglese immaginaria, distribuita su una piattaforma come Apple TV+, che ancora fatica a trovare spazio nel mondo degli streaming?

Dietro a queste apparenze si nasconde in realtà un prodotto brillante e guidato da una grande sensibilità, capace di suscitare nello spettatore emozioni contrastanti e affrontare tematiche delicate.

Ted Lasso: la trama

Se temete di non saperne abbastanza di calcio per poter apprezzare Ted Lasso, tranquillizzatevi: neanche l’omonimo protagonista, interpretato da Jason Sudeikis, ne sa più di voi. Ted è infatti un allenatore di soccer statunitense (lo sport che si gioca con le mani, per intenderci) del Sud Dakota, chiamato ad allenare la squadra di calcio della cittadina britannica di Richmond. Pur senza conoscere le regole dello sport approda così nel Regno Unito insieme al suo assistente Beard (Brendan Hunt), con tutto lo shock culturale che ne consegue.

Peccato che Ted Lasso sia stato convocato ad allenare l’AFC Richmond dalla nuova proprietaria della squadra, la glaciale Rebecca Welton (Hannah Waddingham, conosciuta anche come la septa che agita la campana nella celebre “Walk of Shame” della 5×10 de Il trono di spade), per far fallire la società calcistica dall’interno dopo il turbolento divorzio con l’ex marito Richard.

Nel corso della serie, che si articola per adesso in due stagioni da dieci episodi ciascuna, Ted dovrà affrontare le difficoltà del trasferimento nel Vecchio Mondo, la lontananza dalla famiglia, una serie di conferenze stampa a dir poco umilianti e la responsabilità di una squadra di calcio poco coesa e composta da giovani uomini alle prese ciascuno con difetti e insicurezze. Ottimista anche di fronte allo scherno e deciso a ricavare il meglio da ogni situazione, Ted ha un solo motto: Believe. Credici.

La genesi del personaggio di Ted Lasso

Sebbene la prima stagione della serie TV sia stata trasmessa ad agosto 2020, il personaggio di Ted Lasso esisteva già da tempo, più precisamente dal 2013. L’attore Jason Sudeikis, che ha ricevuto anche una nomination ai Golden Globe grazie a questo ruolo, aveva infatti ideato la figura del coach di football chiamato a parlare di calcio per una serie di spot pubblicitari dell’emittente NBC Sports Network, incaricata di trasmettere la Premiere League inglese negli Stati Uniti:

Il creatore di Scrubs, Bill Lawrence, ha acquisito i diritti per produrre Ted Lasso nel 2017. Rispetto agli spot pubblicitari la caratterizzazione del personaggio di Ted ha subito alcune modifiche, tendendo più a un atteggiamento naive che a una comica incompetenza. Una volta liberato dalla pesante eredità di Michael Scott di The Office, boss incapace per eccellenza, Ted Lasso così ha ricevuto un character arc di tutto rispetto.

Ted Lasso: una comedy dal cuore grande

Ormai è chiaro: Ted Lasso non parla strettamente di calcio e a guidarla non è certo il senso dell’umorismo delle battute da spogliatoio dei giocatori. Al contrario di quanto pontificano i detrattori del cosiddetto politically correct, far ridere senza risultare offensivi è possibile ed efficace, a patto di essere buoni sceneggiatori. A dimostrare questa affermazione ci aveva già pensato Brooklyn Nine-Nine di Dan Goor e Michael Schur, una serie che aveva fatto della diversità del cast il suo punto di forza, fresca di finale di serie dopo otto stagioni di grandi successi.

In un periodo quanto mai incerto come i mesi tra il 2020 e il 2021 i telespettatori hanno dimostrato di cercare conforto in contenuti capaci sì di distrarre, ma anche di far ritrovare un senso di comunità, ottimismo e fiducia nei confronti del mondo. Ted Lasso assolve appieno questo proposito grazie a una sceneggiatura che affianca al brio della situation comedy la trattazione di tematiche delicate come la crescita personale e la salute mentale, sempre affrontate con tatto ed empatia.

Questa alternanza tra riso e commozione è garantita dalle performance di un cast ben bilanciato, dove i virtuosismi comici di Jason Sudeikis sono ben alternati a dinamiche di gruppo attuate in modo intelligente e poco prevedibile. Allo stesso modo, se non si considera che Ted Lasso è ambientata in un 2020 alternativo in cui non è mai arrivata la pandemia, è richiesta poca sospensione dell’incredulità da parte dello spettatore – un’eccezione è costituita forse dalla puntata 2×09, “L’afterhours di Beard”, che non a caso risulta essere uno dei personaggi dalla caratterizzazione più debole rispetto agli altri. La nota stonata di questo episodio poco riuscito è d’altronde particolarmente accentuata se si considera la portata emotiva della puntata precedente, “Man City”.

Le tematiche

Ted Lasso cast emmy

Ted Lasso non è una serie TV sul calcio, è una serie TV sulla decostruzione degli stereotipi – primo tra tutti lo shock causato dalle differenze tra Stati Uniti e Regno Unito, che anziché scadere prevedibilmente nel banale diventa invece il mezzo con cui affrontare la tematica della lontananza dagli affetti. I personaggi di Rebecca, dura e implacabile, e Keeley (Juno Temple), modella estroversa e brillante, non sono ridotti a macchiette né messi in competizione tra di loro, ma affrontano percorsi complessi e interagiscono in modi inaspettati con i protagonisti della serie.

A essere decostruita, ma anche continuamente ricostruita, è anche e soprattutto la mascolinità. Personaggi come il rude capitano della squadra Roy Kent (Brett Goldstein) e l’enfant prodige egocentrico e ribelle Jamie Tartt (Phil Dunster), vedono più volte messo in discussione il loro ruolo all’interno dell’AFC Richmond e nella vita, man mano che sono costretti ad affrontare le proprie debolezze anziché trincerarsi dietro al detto “boys will be boys”.

Con il suo stile di allenamento poco ortodosso Ted ottiene ben poche soddisfazioni calcistiche, ma riesce nell’impresa di far crescere i giocatori dentro e fuori dal campo, dando spazio anche alle differenze culturali presenti nel team (come d’altronde nella maggior parte delle squadre di calcio reali). L’episodio che meglio rispecchia questo aspetto è la quarta puntata della seconda stagione, nella quale i giocatori che non sono riusciti a rimpatriare per le feste si ritrovano per un pranzo di Natale speciale.

It’s coming home (il premio Emmy)

L’unico favore fatto a Ted Lasso dalla collocazione su Apple TV+ è stato il product placement dei prodotti tecnologici che ha risparmiato agli spettatori inquadrature su applicazioni fittizie e marche di computer malcelate; per il resto, la piattaforma streaming della casa di Cupertino ancora non possiede un catalogo sufficientemente ampio da giustificare per molti l’abbonamento. Ciononostante, il passaparola su Internet e l’attenzione data dalla critica hanno finalmente dato a Ted Lasso il successo che si merita.

Dopo la già citata nomination ai Golden Globes all’attore protagonista Jason Sudeikis, Ted Lasso ha infatti sbancato agli ultimi Emmy Awards, aggiudicandosi ben sette premi, tra cui l’ambito trofeo destinato alla migliore serie TV comica:

  • Miglior serie comedy
  • Miglior attore protagonista in una serie comedy: Jason Sudeikis
  • Miglior attore non protagonista in una serie comedy: Brett Goldstein
  • Miglior attrice non protagonista in una serie comedy: Hannah Waddingham
  • Miglior missaggio audio per una serie comedy o drammatica (30 minuti)
  • Miglior montaggio video per una serie comedy single-camera
  • Miglior casting per una serie comedy

In grado di fare breccia anche nel cuore di chi detesta il calcio, Ted Lasso è molto di più di un semplice fenomeno del momento. La sua capacità di stare al passo con le tematiche più attuali senza mai risultare retorica o perdere di brillantezza la rende una sitcom in grado di parlare a tanti, che sarà vista e rivista con affetto per molto tempo.

Francesca Fenaroli

Classe 1997, laureanda in Editoria multimediale a Milano. Amo i libri e la tecnologia e mi occupo, tra le altre cose, di intrattenimento, cultura popolare e narrativa di genere. Umberto Eco sarebbe fiero di me, o almeno così mi piace pensare.

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