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The Glory NPC Magazine

The Glory – parte 1, la vendetta più feroce sa aspettare

La serie diretta da Ahn Gil-ho è un ingegnoso thriller sulla resa dei conti

6 minuti di lettura

Lo scorso 30 dicembre, The Glory si è aggiunta al catalogo Netflix entrando a gamba tesa direttamente nella Top 10, e lo ha fatto giocando la metà delle sue carte: solo otto dei suoi sedici episodi già disponibili, i restanti attesi per il prossimo marzo. Ecco come, e cosa aspettarsi dalla seconda parte.

Come tutto ebbe inizio

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Tra le mura di un liceo sudcoreano come tanti la violenza perpetrata da Park Yeon-jin e il suo gruppo di accoliti passa inosservata nonostante le denunce, a discapito di chi viene preso di mira; prima fra le vittime è Moon Dong-eun, studentessa diligente dalle scarse risorse economiche e abbandonata da sua madre, dai suoi compagni e dalle autorità.

Spezzata dagli abusi fisici e psicologici subiti, la ragazza decide di abbandonare la scuola e con essa il sogno di diventare architetto. Varcata la soglia del liceo, però, Dong-eun giura di vivere per raggiungere un solo obbiettivo: vendicarsi dei suoi persecutori al momento opportuno.

The Glory, il lato stoico della giustizia fatta da sè

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È scritta dall’autrice di cult come Mr Sunshine, Goblin e Descendants of the Sun, eppure The Glory non sembra affatto frutto della sua penna. Abbandonato quasi del tutto l’elemento romantico, Kim Eun-sook propende per una sceneggiatura semplice e fredda costruendo un thriller non privo di spunti di drammaticità, né tantomeno estraneo all’empatia dello spettatore.

Con lo stesso stile sono scritti i personaggi. Più di tutti la protagonista, per forza di cose, interpretata da una Song Hye-kyo dall’aspetto funereo e dallo sguardo glaciale. La sua Dong-eun assume un’aria tetra e inamovibile, ha occhi inespressivi riflesso di un vuoto incolmabile ma la sua mente è lucida, fredda e calcolatrice, pronta a pianificare le prossime mosse nella vita così come in una banale partita di Go.

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Proprio su questa similitudine, The Glory pone le sue fondamenta evidenziando l’insensatezza della giustizia privata alla Gerard Butler, soddisfacente al momento della messa in atto ma nel lungo periodo del tutto inefficace. Quella di Dong-eun è una vendetta complessa risultato di uno studio precoce meticoloso, frutto della pazienza e della logicità e incontaminata da inutili attimi di furore.

Un incoraggiamento rivolto al karma a mettersi in moto, più che uno sfogo brutale come quello di un bullo qualunque. Dong-eun genera caos a partire da verità preesistenti senza fabbricare prove né disseminare cadaveri; il suo scopo è portare alla luce il lato peggiore dei persecutori, spesso facendo ricorso a metodi di dubbia legalità ma che il pubblico è volentieri propenso a giustificare, essendo indolore per gli innocenti e quanto di più simile ad un’aula di tribunale.

Il fatto che il desiderio di vendetta sia bruciante ma non culmini in exploit di botte e sparatorie potrebbe spiegare perché The Glory non sia stato sommerso dalle polemiche, e perché nei negozi non sia stata ancora abolita la vendita di arricciacapelli e ferri da stiro. La figura di Dong-eun è la dimostrazione che non sempre la violenza genera violenza e che la strategia, per quanto non sporca di sangue, deve essere temuta in egual misura se non di più.

Perché aspettiamo The Glory – Parte 2

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The Glory è il racconto freddo e scuro delle esperienze capaci di distruggere un uomo lasciandolo in vita di fatto ma dilaniato nel profondo, deprivandolo di ogni traccia di desiderio o prospettiva. Un libretto di istruzioni su come si possa morire pur essendo ancora in grado di respirare, una descrizione dettagliata delle cicatrici che restano e pulsano, come a dover ricordare costantemente il dolore vissuto.

La serie raccoglie i pensieri più segreti che albergano nella mente di chi nella vita ha subito soprusi per ricavarne una storia veritiera nel suo modo di descrivere azioni e reazioni; un intreccio intrigante sulla sete di giustizia che trascende il semplice desiderio e degenera in vocazione, da realizzare ogni giorno a piccoli passi, e pazientemente.

The Glory dipinge una realtà disumana di cui il bullismo rappresenta soltanto una piccola parte e di cui Dong-eun è il completamento ma anche il peggiore prodotto, ovvero l’essere umano svuotato tenuto in vita dal desiderio.

Il desiderio di vendetta nella mente di chi subisce, spesso silente ma pericolosamente impetuoso e vivo, tanto che non avrebbe alcun senso fare finta che non esista. Ahn Gil-ho questo lo sa troppo bene, ecco perché sceglie di dissotterrarlo e di dargli voce; come andrà a finire ancora non ci è dato saperlo, ma fino ad ora possiamo dire di avere apprezzato la sua versione.

Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza, peccato che per pronunciarla dovremo attendere almeno un mese.


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Classe 1996, dottoranda in Ingegneria Industriale all’Università di Napoli Federico II, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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