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The Guilty: Jake Gyllenhaal in un palpitante thriller al telefono

Dall'1 ottobre su Netflix

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7 minuti di lettura

Disponibile dall’1 ottobre 2021, The Guilty, nuova pellicola di Antoine Fuqua, è già il secondo prodotto più visto su Netflix in Italia. Un thriller di novanta minuti, che divora il tempo in un climax ansiogeno, affidandosi alla chiusura spaziale di un centralino del 911 e al protagonismo imperante di un grande interprete. Jake Gyllenhaal, collezionista di candidature ai premi più prestigiosi con i suoi personaggi crepuscolari (Animali Notturni, Lo Sciacallo – The Nightcrawler) conquista lo schermo con un magnetismo febbrile. Di nuovo accanto a Fuqua dopo Southpaw- L’ultima sfida (2015), l’ormai adulto Donnie Darko si gioca emozioni, fragilità e paure in un martellante dialogo al telefono.

Non è la prima volta che la storia appare al cinema. Fuqua sceglie infatti di reinterpretare il film danese del 2018, Il Colpevole – The Guilty, candidato agli Oscar dell’anno successivo come migliore film in lingua straniera. Una scelta importante, che si affida alla tensione affilata lungo un respiro trattenuto fino all’ultimo minuto. Ne affiora un labirinto sinaptico costruito nell’etere di una rete di chiamate telefoniche. La tensione non si vede, ma brucia sulla pelle, in una notte in cui un ex poliziotto affronta un percorso di crescita e redenzione.

The Guilty e l’ossimorica natura della colpevolezza

The Guilty jake gyllenhaal

Jake Gyllenhaal indossa le vesti dell’operatore del 911 Joe Taylor, ex detective della polizia di Los Angeles relegato al centralino dopo un misterioso episodio che adombra il suo passato. Nel pieno di un incendio che invade la città degli angeli, Joe riceve la chiamata di una donna rapita dall’ex marito.

Da qui si innesca un vibrante meccanismo di azioni e reazioni, che smaschererà gli altarini con un tuonante colpo di scena finale. The Guilty si apre e si chiude, quindi, in un pacchetto chiaro e lineare, compatto nella sua evoluzione senza sbrodolare in fronzoli narrativi. E il passo decisivo è affidato alla complessità del suo protagonista.

La personalità di Joe è costruita su una sequenza di tasselli che lentamente cementano una figura sfaccettata. Perché la notte in cui si svolge la nostra storia non è una tranquilla serata lavorativa per il protagonista. Il giorno successivo lo attende un processo, tanto temuto da affidarsi costantemente a un inalatore per l’asma. Il telefono squilla per le emergenze, ma il suo cellulare privato è invaso dalle chiamate di una giornalista che cerca da lui una verità sconosciuta allo spettatore.

Joe è un padre che non riesce a comunicare con la figlia per lo scudo di un passato taciuto che lo rende colpevole (The Guilty, appunto) di un atto oscuro. Vittima e carnefice di un dolore che influisce sul suo rapporto con la donna rapita.

In The Guilty niente è come sembra

the guilty jake gyllenhaal

Ed è il gioco di vittime e carnefici che rende The Guilty particolarmente affascinante. Niente è come sembra laddove il colpevole è l’insospettabile. Ne deriva un continuo ribaltamento di aspettative, che funziona in una storia asfissiante, a partire dalla chiusura spaziale del luogo che l’accoglie. Un centralino che accoglie più chiamate polidirezionate, in una notte dove tutte le unità operative di polizia e salvataggio sono concentrate su un incendio che sta avvolgendo la città. Il momento sbagliato per un rapimento che così intimamente si lega alla storia personale di Joe.

In un contesto come questo, la freddezza e la stabilità emotiva sono i fattori essenziali per poter gestire l’emergenza, tra cavilli amministrativi polizieschi e l’impossibilità di agire laddove non c’è certezza. Tuttavia Joe perde lentamente la sua lucidità, abbandonandosi alle emozioni e a un coinvolgimento immersivo che non gli è concesso. Lungo un reticolo burrascoso di chiamate telefoniche incalzanti, la sua progressiva escalation emotiva si può avvertire solo dalle sue parole e dall’attenzione catalizzata sul suo sguardo.

La tensione costruita sull’assenza

Come già nel recente film italiano Il talento del calabrone, dove il protagonista è un conduttore radiofonico in telefonata con un potenziale terrorista, la crescita ansiogena si misura in assenza. In The Guilty non vediamo le vittime dell’incendio intrappolate tra le macerie cittadine, non sentiamo la claustrofobia di Emily, la donna che chiama Joe, chiusa nel furgoncino bianco del marito, non seguiamo visivamente la paura della piccola Abby, a casa da sola senza la madre. Tutto si gioca sulla percezione e sull’evocazione di immagini, talmente forti da risultare visibili in assenza.

Per questo Fuqua riesce a tenere incollato lo spettatore allo schermo. Perché non si affida solo alla martellante ipnosi della paura, ma struttura la storia su un coinvolgimento empatico e umano essenziale. Lo stesso che ha forgiato il coinvolgimento emotivo di 9-1-1, serie tv firmata da Ryan Murphy e Brad Falchuck che canalizza la sua attenzione sul mondo che circonda il tormentato lavoro dell’operatore del 911. In The Guilty, però, tutti i personaggi che contornano Joe sono tasselli di un percorso di redenzione del protagonista, attraverso cui si scopre la sua storia e qual è la sua maschera colpevole.


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Francesca Brioschi

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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