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The Northman Robert Eggers

The Northman: Robert Eggers punta al Valhalla del cinema

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10 minuti di lettura

L’ultima volta che un autore emergente, in quel caso sarebbe meglio parlare di autrice, passò da film indipendenti a basso budget a grandi blockbuster di epiche proporzioni produttive, non era andata tanto bene. Si fa riferimento alla giovanissima americana Chloé Zhao: imbattibile a Venezia77 e agli Oscar con il suo Nomadland da malapena quattro milioncini di dollari di budget, per poi essere passata alla scuderia MCU realizzando Eternals, film da un cast stellare e da una produzione di circa 200 milioni.

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In situazioni simili alcuni registi reggono il colpo e altri no, confermando inevitabilmente se il talento dimostrato da esordiente sia maturato abbastanza (cosa non successa con Chloé Zhao). Un po’ come una prova del nove, anche Robert Eggers, sebbene in versione ridotta, esce reduce da una produzione dell’A24 esigua (11.000.000 USD) per subentrare nel dramma europeo per eccellenza: The Northman (90.000.000 dati dalla New Regency e dalla Focus), terzo film in assoluto del regista, fa parte di quella che pare essere una serie di film horror dal sapore intimista, che in futuro ricorderemo come la trilogia della giovinezza di Eggers: The VVitch (2015), The Lighthouse (2019), The Northman (2022).

The Northman: la trama

the northman ethan hawke

La storia di The Northman è in realtà molto più semplice di quello che possa sembrare, ma da che mondo è mondo, le storie popolari ci parlano per la loro semplicità. Dalla sua c’è che The Northman deriva da una storia più folkloristica che mai, ovvero il mito danese di Amleto, lo stesso che poi diverrà famoso nella versione di William Shakespeare.

Nell’Islanda vichinga del 895 d.C. il re Aurvandil (Ethan Hawke) viene ucciso in una congiura da parte del fratello Fjölnir (Claes Bang) spodestandolo e costringendo la moglie di Aurvandil, la regina Gudrún (Nicole Kidman), a sposarlo.

Il principino ed erede al trono d’Islanda, Amleth (in versione giovane interpretato da Oscar Novak) scappa a questo punto dall’isola annunciando vendetta. Passano quindici lunghi anni e il più imbestialito Amleth (Alexander Skarsgård) riorganizza il tentativo di vendicare il padre, con l’aiuto di una schiavetta, Olga (Anya Taylor-Joy), ritorna in Islanda per terminare il lavoro.

Il lato antropologico di The Northman

Chi conosce Shakespeare sa, di Amleto rimane solo il nome e il mito da cui è tratto. Eppure, in questa storia di sangue, fratricidio, stupro e divinazione, Eggers riesce a posizionare Shakespeare in mezzo al resto dei riferimenti con cui struttura la narrazione di The Northman. Come è già successo per i precedenti film, infatti, la saggia ricerca antropologica e culturale del regista è approfondita fino ad arrivare al dettaglio.

Oltre ad Amleto, che dona comunque spazio a qualche riflessione interiore del protagonista, The Northman è mitologia (non solo) norrena: internamente alla pellicola riecheggiano gli strascichi delle culture passate, presenti e addirittura future. È impossibile far meno di notare l’influenza passiva dell’Impero Romano, un Amleth giovane che scappa dalla terra madre con addosso un drappo rosso velluto, e i costumi divini della sacerdotessa dei popoli nel Dnepr, nell’attuale Ucraina, luogo in cui la cultura insulare di Amleth, norrena fino al midollo, si mischia con quella slava dall’apostrofo bizantina dei Rus.

Basti vedere come Eggers sfrutta la figura del lupo (il Fenrir nella tradizione vichinga) per comprendere lo studio approfondito che c’è dietro a The Northman. Il lupo non può che ricordare la stessa iconografia romana antica, a simboleggiare un impero non vasto ma unito, sognato e infine realizzato, proprio negli anni in cui The Northman è ambientato, da Re Harald I detto “Bellachioma”, unificatore dei popoli vichinghi sotto un solo grande stato di Norvegia.

Eggers usa il lupo come spirito guida per il protagonista durante tutta la durata del film, rendendolo effettivamente un simbolo di rinascita, rivalsa, ma anche di fratricidio, ricordando la leggenda di Romolo e Remo, allevati dalla Lupa.

Dai Berserkr, maestosi e spietati saccheggiatori vichinghi, fino alla vendetta in Islanda, passando per l’addestramento col padre e l’amico di corte Heimir (Willem Dafoe) in giovane età, il lupo per Amleth è sinonimo di vita, in tal modo Eggers disegna la nascita, la crescita e il destino di un combattente norreno: ne comprendiamo i suoi valori, le sue paure, entriamo così in empatia con un personaggio che, in realtà, non può che essere più lontano da noi di così sia nello spazio che nel tempo.

Robert Eggers is the new black: la regia e la fotografia di The Northman

the northman nicole kidman

Di sicuro in questo lato antropologico di The Northman aiuta la collaborazione alla sceneggiatura con Sjon (fattosi conoscere già dal recentissimo Lamb di Valdimar Johansson), poeta islandese, grande conoscitore della cultura e delle leggende della terra del ghiaccio e del fuoco. Se infatti Sjon contribuisce donando la sua solita poetica, una sorta di mix tra Snorri e Richard Wagner, Robert Eggers nello scritto lascia la sua impronta cupa, il suo sesto senso dell’orrorifico riflesso anche in regia e fotografia (quest’ultima curata da Jarin Blaschke), dove il nero domina sullo schermo del cinema, annullandone il tipico bianco candore che conosciamo tutti.

Il nero, le ombre, le tonalità di grigio delineano un’autorialità ormai affermata; ciò rende la pellicola viva, eterna e divina, un po’ come le ombre intense di Caravaggio, a delineare un mondo sconosciuto e per questo spaventoso: l’inquietudine della notte nel bosco accanto la capanna in The VVitch, l’isolamento ignoto del faro in The Lighthouse, e infine la terra sconosciuta in The Northman, ecco la cifra più autoriale ed efficace di Eggers.

The Northman racconta dal passato sensazioni del presente

the northman Alexander Skarsgård

The Northman va infatti a completare un trittico di sperimentazione, di ricerca estetica unita a quella narrativa. Con i film precedenti, il post-horror di Eggers diventa forma pura, in grado di inquietare visceralmente attraverso storie inverosimili del passato ma estremamente attuali.

L’inquietudine suscitata dai film di Robert Eggers è sempre quella del vedo-non-vedo, di qualcosa che accade ma essenzialmente sfiora appena il piano fisico e concreto del mondo reale, stazionandosi invece su quello metafisico e trascendentale percepibile come lontano, inarrivabile, rendendo i protagonisti inetti e inadatti: un po’ come il Valhalla in The Northman, una sfida eterea che va oltre la stessa vita dell’uomo (moderno).

Il paradosso antico-moderno di Robert Eggers è in grado di evocare paure di oggi attraverso storie nascoste e patinate dalla polvere del tempo. Non esiste probabilmente, per questo, nella nostra contemporaneità, un autore bravo quanto lui a fare ciò: Robert Eggers con The Northman riconferma la sua rappresentazione di un certo cinema stanco del passato posticcio, e dall’espediente facilone dei jumpscares. È piuttosto avido di innovazione, di sperimentazione, alla continua ricerca originaria dell’umanità. Intera, non individuale. Comune, totale e globalizzata: ecco come Eggers riporta il cinema coi piedi per terra; non stravolge niente, anzi, al contrario, racconta la pura e semplice verità. Quello che viviamo tutti i giorni.


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Studente alla Statale di Milano ma cresciuto e formato a Lecco. Il suo luogo preferito è il Monte Resegone anche se non ci è mai andato. Ama i luoghi freddi e odia quelli caldi, ama però le persone calde e odia quelle fredde. Ripete almeno due volte al giorno "questo *inserire film* è la morte del cinema". Studia comunicazione ma in fondo sa che era meglio ingegneria.

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