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The Pale Blue Eye: I delitti di West Point, un giallo tra classicità e sperimentalismo

6 minuti di lettura

Disponibile su Netflix dal 6 Gennaio, The Pale Blue Eye: I delitti di West Point, adattamento dell’omonimo romanzo di Louis Bayard, è un mystery thriller dalle atmosfere noir e gotiche, che prendendo spunto dalla letteratura di Edgar Allan Poe – letteralmente protagonista della pellicola – si configura come un prodotto decisamente atipico, fuori dal tempo e fuori dai tempi filmici a cui i gialli sul filone di Agatha Christie ci hanno ormai abituato da qualche anno a questa parte.

A cinque anni di distanza da The Hostiles, Scott Cooper torna a collaborare con Christian Bale, protagonista, insieme a Harry Melling (Edgar Allan Poe), di un film che che vede avvicendarsi sul piccolo schermo attrici come Gillian Anderson, Lucy Boynton e Charlotte Gainsbourg e una piccola cerchia di potteriana memoria composta – oltre che dallo stesso Harry Melling –  da Timothy Spall, Simon McBurney e Toby Jones.

The Pale Blue Eye: misteri e occulto a West Point

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1830. In un’operazione che richiama alla mente Sleepy Hollow, senza lo humor burtoniano e con atmosfere ancora più tetre, The Pale Blue Eye: I delitti di West Point vede per protagonista il detective Augustus Landor, un uomo tanto oscuro e riservato quanto brillante, chiamato ad investigare su un truce omicidio commesso nell’accademia militare di West Point, dove un giovane cadetto è stato trovato impiccato e privato del cuore.

Afflitto e tormentato dalla scomparsa della figlia e dalla recente morte della moglie, Landor conduce le indagini con fare spigliato e metodi alquanto alternativi, incontrando una certa riluttanza da parte dell’ accademia e una scarsa propensione alla collaborazione. In un ambiente governato da omertà e austerità, sarà proprio uno dei cadetti a proporsi come braccio destro: Edgar Allan Poe.

Landor troverà in lui la medesima inquietudine che attanaglia le sue giornate, e quel senso di emarginazione che lo accompagna da anni, nonché una fascinazione nei confronti della morte, del lugubre e dell’occulto, e uno spiccato amore per gli enigmi.

Poe si rivelerà un sorprendente compagno di indagini, ma imparerà sulla sua pelle che “la verità non è sempre ciò che appare”.

Un mystery thriller atipico

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Esattamente come “la verità non è sempre ciò che appare”, The Pale Blue Eye: I delitti di West Point nasconde inizialmente le proprie carte, e al netto di un’atmosfera veramente gelida, sembrerebbe rientrare pienamente nei canoni più tradizionali del mystery movie.

Landor è un investigatore decisamente sui generis, molto lontano dal recente Benoit Blanc di Daniel Craig – per rimanere in casa Netflix -, senza lo charme di Sherlock Holmes, e molto più vicino all’ultimo Poirot – quello di Assassinio sul Nilo -, più umano e tormentato, ma agli albori dell’investigazione, le dinamiche sembrano proprio quelle classiche.

Andando avanti con la narrazione però, è impossibile non comprendere quanto il vero intento di Scott Cooper sia quello di calarsi negli anfratti dell’animo umano, scegliendo, con coraggio, di sacrificare il mistero al centro del racconto, che finisce per essere la questione meno interessante del film, a causa anche di espedienti narrativi poco sorprendenti – come un falso finale che arriva a trenta minuti dai titoli di coda. 

The Pale Blue Eye: I delitti di West Point è quindi un mystery thriller decisamente atipico, non solo per la scelta di accantonare per lunghi tratti l’indagine, ma anche per i tempi dilatati che si concede – poco funzionali alla visione in streaming -, discostandosi fortemente dalle attuali regole del mercato.

Un’indagine sull’animo umano

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Se la risoluzione del mistero è l’aspetto meno appassionante di The Pale Blue Eye: I delitti di West Point, al contrario l’investigazione dell’animo umano e l’esplorazione dei drammi esistenziali di ogni personaggio sono la sua linfa vitale.

Allo stesso modo in cui Landor e Poe conducono la propria indagine in un ambiente oscuro, ostile e fangoso, sempre sul punto di inghiottirli, Scott Cooper si addentra nei meandri della mente umana, traslandovi al suo interno l’investigazione, e facendo sì che il vero mistero sia cosa spinga l’uomo a determinate azioni.

Vendetta, amore, odio, paura animano gli esseri umani, guidano i loro comportamenti come un burattinaio fa con le marionette, e la pellicola mette al centro della narrazione proprio l’indagine sul suo protagonista, un Christian Bale sempre impeccabile – magistrale nel vestire i panni dell’uomo tormentato e segnato dalla vita – che non basta però a innalzare un film, certamente interessante, ma piuttosto pallido, come l’occhio blu al quale deve il suo titolo. Tra (poca) classicità e (non abbastanza) sperimentalismo, The Pale Blue Eye: I delitti di West Point finisce per essere un’occasione sprecata.


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Sono Filippo, ho 22 anni e la mia passione per il cinema inizia in tenera età, quando divorando le videocassette de Il Re Leone, Jurassic Park e Spider-Man 2, ho compreso quanto quelle immagini che scorrevano sullo schermo, sapessero scaldarmi il cuore, donandomi, in termini di emozioni, qualcosa che pensavo fosse irraggiungibile. Si dice che le prime volte siano indimenticabili. La mia al Festival di Venezia lo è stata sicuramente, perché è da quel momento che, finalmente, mi sento vivo.

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