«The Politician 2»: tra politica pop e divario generazionale

Per chi ha amato la prima stagione di The Politician, non c’è notizia più bella che poterne assaporare gli sviluppi. Su Netflix è ora disponibile la seconda stagione della serie politica dal gusto pop con protagonisti adolescenti ambiziosi. Il progetto è firmato da tre grandi nomi della serialità televisiva: Ryan Murphy, Brad Falchuck e Ian Brennan.  


Già portavoci di serie di successo come Glee, American Horror Story, Scream Queens e Hollywood, gli sceneggiatori, registi e produttori tornano alla carica con una nuova perla.
The Politician è una serie teen che si rivolge agli adulti e che racconta la politica con un tocco ironico e satirico ed indaga la diversità, facendosi portavoce della comunità LGBT+ e di temi delicati, come l’aborto. Per questo non è mai banale e non può che riconquistare il suo pubblico con la seconda stagione.

Cos’è successo nella prima stagione

The Politician

Payton Hobart (Ben Platt) è un ricco e ambizioso studente del Liceo Santa Barbara, in California, con l’unico obiettivo di diventare Presidente degli Stati Uniti. La corsa è però ancora lunga e lui troppo giovane, così incomincia dalle basi: le elezioni presidenziali d’Istituto. A sostenerlo l’eccentrica madre adottiva Georgina (Gwyneth Paltrow), annoiata dalla vita coniugale e dai privilegi. Seguono a ruota la fidanzata perfetta, Alice (Julia Schlaepfer) e i due migliori amici, McAfee (Laura Dreyfuss), dagli immancabili completi a pantalone e James, interpretato dall’emergente attore transgender Theo Germaine.

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Ma la fame di vittoria si macina lentamente in una serie di rocamboleschi eventi. River (David Corenswet), un ragazzo bellissimo, ma insicuro, si candida come avversario di Payton. Tra i due c’è un’attrazione particolare, che disturba la fidanzata di River, Astrid (Lucy Boynton); ma la strategia è più importante. Così si punta sulla diversità per conquistare gli elettori. La vice di Payton, Infinity (Zoey Deutch) è malata di cancro, mentre quella di River, Skye (Rahne Jones) è una ragazza di colore lesbica dal carattere deciso. Tuttavia, tra colpi di scena, inganni, tradimenti e dibattiti politici, non si fa sconto a nessuno. Non c’è un vincitore, ma tutti sono compromessi dalla brama di successo. Con piccata ironia si chiude così la prima stagione.

Lo scenario di «The Politician 2»

The Politician

Dalla California si passa a New York. Dopo il diploma, i nostri protagonisti hanno preso strade differenti e insoddisfacenti. Tuttavia, è inevitabile destino che si ritrovino complici in una nuova campagna elettorale. Questa volta in palio c’è il titolo di Senatore dello Stato di New York. Dall’altra parte, però, non c’è un aitante diciottenne indeciso, ma una vincitrice indiscussa da dodici anni: la senatrice Dede Standish (Judith Light). Al suo fianco, una vice che non ha paura di nulla, il “Bulldog” Hadassah Gold (Bette Midler Shines). Un duo invincibile over 70 al femminile.

Payton può contare sulla sua gioventù come fattore determinante per attirare un nuovo margine di elettori; oltre che sull’ombra di potere della madre Georgina, candidata a sorpresa come governatrice della California. È vero che i panni sporchi si lavano in famiglia e la politica è un marasma disinibito di parenti in lotta tra loro. Ogni parola sbagliata, comportamento inusuale o preferenza politica, religiosa e sessuale può cedere terreno all’avversario. Come si disputa dunque il duello tra un ventitreenne su cui nessuno scommette e una regina senza avversari?

Come una partita a scacchi

The Politician

Tutto si muove su uno strategico terreno di azione e reazione. Come dimostra la sigla, i personaggi interagiscono su una scacchiera che non lascia possibilità di sbaglio. Ma ogni scelta è al tempo stesso una miccia che può esplodere in più direzioni. Così una notizia compromettente per il candidato si può rivelare vincente. Lo dimostra il segreto più grande di Dede, donna incorrotta che però da dieci anni intrattiene una relazione a tre con il marito e un uomo molto più giovane. Il triangolo è il punto focale di un dibattito sulla fluidità dell’amore, sul divario generazionale di una relazione e sul potere femminile.

Tutti argomenti abbracciati da una società moderna e dalla mentalità aperta. Un ambiente in cui però il razzismo è tabù ed è anche un argomento molto delicato da affrontare. Per questo la fotografia di Payton da bambino travestito da Geronimo crea scalpore: si tratta di appropriazione culturale nei confronti del popolo nativo americano e di un uomo che è morto sotto le armi degli Stati Uniti. Non c’è spazio di divagazione retorica quando si toccano argomenti così delicati in un’ottica facilmente fraintendibile. Ci si chiede, quindi, cosa rimanga da dare in pasto alla politica.

«The Politician»: la politica racconta il divario generazionale

The Politician

Le note narrative pop e i colori alla Wes Anderson accompagnano una scrittura consapevole. Un ritratto di ciò che interessa alla società, divisa in un arco generazionale. Così Dede per lungo tempo ha fondato i suoi voti sulla popolazione più anziana, parte di quel 2% degli abitanti che si recano abitualmente alle elezioni senatoriali. Ora però deve confrontarsi con i giovani, per cui il problema preminente è il riscaldamento globale, considerato come lascito nocivo delle generazioni più mature.

Per questo Payton riesce a dare quella nota di colore e attivismo alla campagna elettorale, che forse Dede aveva dimenticato. Da un lato una donna forte e saggia, dall’altro un ragazzo giovane, ma conscio di cosa fare per migliorare il futuro. Tale rapporto è esemplificato in uno degli episodi finali, dove viene mostrato specularmente il dialogo tra una madre e una figlia, la prima elettrice di Dede, la seconda di Payton.

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The Politician 2 ci lascia così tante tematiche su cui interrogarci, dall’accettazione delle differenze, al rispetto culturale, fino a una cura più consapevole dell’ambiente. C’è però una nota finale, quella che ci insegna a dare per ricevere e a collaborare per ottenere un profitto. In questo modo una generazione può aiutare l’altra senza che si crei un divario generazionale e politico.


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