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umbrella academy foto di gruppo

The Umbrella Academy 3, arrivano altre apocalissi e famiglie disfunzionali all’appello

Il ritorno di The Umbrella Academy su Netflix segna il primo vero rallentamento della serie, che fatica a gestire le situazioni create e si blocca su personaggi incapaci di crescere

7 minuti di lettura

Fino a non molti anni fa, i supereroi erano coraggiosi individui in calzamaglia, addestrati al combattimento e alla gestione delle proprie abilità straordinarie. Dal lato opposto, i loro nemici: loschi criminali che usano i poteri per azioni malvagie. Da più di un decennio – per fortuna, rischiavamo di annoiarci – i produttori di contenuti hanno rimescolato le carte. Il recente successo di The Boys prova che il pubblico è stufo dei Capitan America e degli impavidi perfettini che seguono un arco narrativo lineare e ottimista, magari con qualche difficoltà nel controllo dei poteri ma comunque un cuore immacolato.

L’audience reclama realismo (si vedano la fortuna di Kick-Ass di Matthew Vaughn, già nel 2010, prima che il MCU ci travolgesse, e la fascinazione che i supereroi dall’aria “più ordinaria” come Spider-Man hanno sempre suscitato), ma soprattutto verità.

the umbrella academy gruppo

I lati oscuri e terrificanti dell’avere capacità fuori dal comune, ma anche le semplici imperfezioni, diventano gli snodi di trame articolate, dove i protagonisti vagano in zone grigie tra il Bene e il Male, incerti sul da farsi e correndo continuamente ai ripari. È quello che succede in The Umbrella Academy, punta di diamante dell’offerta supereroistica Netflix, arrivata ormai alla terza stagione.

The Umbrella Academy, una famiglia disfunzionale in azione

La serie, ideata da Steve Blackman e basata sui fumetti di Gerard Way (sì, quello dei My Chemical Romance) e Gabriel Bá, segue le rocambolesche avventure di una famiglia disfunzionale che sembra avere una forte propensione a innescare apocalissi globali. Come ci viene mostrato nella prima stagione, il miliardario Reginald Hargreeves (Colm Feore) ha adottato in tenera età sette individui nati nello stesso giorno, in circostanze misteriose. I ragazzi sviluppano abilità eccezionali e Hargreeves li cresce come una squadra di supereroi all’interno della sua Umbrella Academy.

Tuttavia, ben presto le cattiverie dell’uomo e un lutto familiare distruggono la famiglia, portando i fratelli a imboccare strade diverse. L’inizio delle avventure surreali dei nostri protagonisti avviene in occasione del funerale di Reginald Hargreeves. Da quel momento sarà un susseguirsi di scoperte e disastri, che trovate riassunti qui.

La terza stagione riprende proprio dove la seconda ci aveva lasciati. I membri della Umbrella Academy pensano di aver fermato l’apocalisse nel 1963 e aver risolto ogni cosa, ma si ritrovano in una dimensione in cui Reginald Hargreeves è ancora vivo e ha fondato la Sparrow Academy con un altro gruppo di giovani supereroi. Ovviamente, l’incontro tra Umbrella e Sparrow finisce in un lungo e divertente combattimento dettato dalle incomprensioni e dall’irascibilità, nel pieno stile della serie.

Sparrow VS Umbrella, chi ha la meglio?

the umbrella academy sparrow

Mentre gli Umbrella sono fondamentalmente una mandria di indisciplinati che generano caos anche quando vogliono combinare qualcosa di buono, gli Sparrow sono l’esatto opposto: sono addestrati, compiono missioni di gruppo, si allenano ogni giorno e sembrano capaci di fare squadra. Marcus (Justin Cornwell), Fei (Britne Oldford), Alphonso (Jake Epstein), Sloane (Genesis Rodriguez), Jayme (Cazzie David) e Ben (Justin H. Min, già membro della Umbrella, ma defunto da tempo) indossano tutine aderenti coordinate e vendono action figures con le loro fattezze. Però, non è oro tutto quel che luccica: gli Sparrow danno prova della loro avidità e superbia, in più sono ostili gli uni verso gli altri oltre che odiosi con gli Umbrella.

Sotto una patina argentea, gli Sparrow nascondono relazioni interpersonali tanto problematiche quanto quelle che legano gli Umbrella. Non ci sono buoni o cattivi, ma personaggi sfaccettati con percorsi individuali diversi. La presenza di nuovi interpreti permette di arricchire la caratterizzazione dei vecchi (in particolare, la storyline di Luther, interpretato da Tom Hopper, ne esce migliorata). Stessa funzione viene svolta dal ritorno di alcuni personaggi, come accade a Klaus (Robert Sheehan) e a Diego (David Castaneda).

The Umbrella Academy sta perdendo il suo brio?

C’è da aggiungere, però, che questa stagione di The Umbrella Academy impiega un po’ di episodi ad ingranare sul serio. I personaggi cadono ancora negli stessi errori, le medesime situazioni si ripetono come se nessuno dei membri del gruppo avesse memoria degli sbagli precedenti. Tutti sembrano avere priorità diverse, nonostante stiano affrontando l’ennesima crisi collettiva. Inoltre, la carne al fuoco messa sul fuoco è tantissima, e forse troppa da digerire, al punto che qualche volta lo spettatore potrebbe desiderare di saltare i numerosi antipasti per assaporare subito il piatto principale.

La serie sta affiancando alla componente surreale e sopra le righe delle atmosfere più adulte e cupe, ma conserva momenti dark comedy e propone siparietti musical che possono riflettere i gusti di una certa fetta di pubblico.

elliot page the umbrella academy

Purtroppo, la gestione di alcuni personaggi è poco soddisfacente: mentre molti sono approfonditi e sviluppati, altri non hanno la stessa fortuna. Preoccupava il modo in cui sarebbe stata gestita la transizione di Elliot Page, interprete di Vanya, ma accade tutt’altro. Vanya affronta un grosso cambiamento e inizia a farsi chiamare Viktor, con il benestare dei fratelli, normalizzando anche sullo schermo l’essere transgender. Ad inciampare, invece, è Allison (Emmy Raver-Lampman), la cui storyline rimbalza frettolosamente da quella di un’eroina gentile a quella di una donna disturbata e vendicativa.

Difficile dare un’opinione generale su una serie così stratificata e complessa, ma è fin troppo semplice notare che, sullo sfondo dei mille dettagli e collegamenti disseminati tra le stagioni, ci sia uno schema che viene modificato leggermente affinché funzioni ancora. La fitta rete di menzogne, fraintendimenti e non detti tra fratelli ha condotto la serie fin qui, ma in futuro ci sarà bisogno di altro per non annoiare lo spettatore.


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Classe 1998, capitata qui un po' per caso. Sono toscana ma studio al DAMS di Bologna. Ovviamente appassionata di cinema e futura disoccupata. Sono la prova che si può amare Godard indossando t-shirt di Star Wars.

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