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Ti Mangio il Cuore: Elodie come Elena di Troia nel film di Mezzapesa

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7 minuti di lettura

Il cinema per raccontare un amore ardente e impetuoso, ad ostacolarlo una delle mafie meno conosciute ma tra le più sanguinarie in Italia: la quarta mafia. Arriva in anteprima al Festival di Venezia e dal 22 settembre nelle sale, il nuovo film di Pippo Mezzapesa, tratto dal libro sulla prima grande inchiesta di Carlo Bonini e Giuliano Foschini sulla mafia del Gargano, Ti mangio il cuore.

Ti Mangio il Cuore trama di un noir western

Ti Mangio Il Cuore NPC Magazine

È in Puglia, nella terra del sole e del sale, che si svolge la vicenda dell’amore dalle suggestioni shakesperiane di Pippo Mezzapesa. A interporsi all’amore peccaminoso tra Marilena Camporeale (Elodie) e Andrea Malatesa (Francesco Patanè) due famiglie della Quarta Mafia del promontorio del Gargano. Sangue che chiama sangue, è questa la legge che disciplina il rigido codice mafioso. Tra gli altopiani del Gargano si contendono gli affari ed il territorio le famiglie Malatesta e i Camporeale.

Tra le casate dei Montanari del Promontorio, vige ormai da tempo, una fragile alleanza forgiata dalla serie di uccisioni scatenate da una feroce vendetta di sangue consumata anni prima. A interrompere il patto tra le famiglie criminali la donna più bella del paese e moglie del boss della famiglia di cui porta il nome, Marilena Camporeale.

Elodie è Elena di Troia

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Bella da far male, camminata decisa e risolta, così Elodie/Marilena entra in campo e nel cuore di Andrea Malatesta, figlio del boss rivale. Lei vuole il quadro della Madonna e non è disposta ad accettare compromessi, così, sciolta e vigorosa cammina a passo lento e lungo nella camera di uomini che si contendono la Vergine che non può avere, e lei, semplicemente la ottiene.

Tra il riluttante erede della famiglia Malatesta e la Elena di Troia dei Camporeale, si accende un fuoco di passione travolgente destinato a creare una scia di sangue da cui sarà impossibile tornare indietro.

Il primo a scoprire della storia d’amore è Michele Malatesta (Tommaso Ragno) il padre del giovane Andrea, il quale tenta di impedire al figlio di dare avvio a un’altra guerra tra famiglie. Ma le pulsioni primitive attraggono molto di più della coscienza e della razionalità. Questo microcosmo del sud è il nido dei sentimenti vissuti con ardore, odio e amore diventano una miscela esaltante che impedisce ai limiti di apporre restrizioni.

Un racconto di mafia fatto di impulsi

Cosa succede quando in un campo di grano, secco e arido accendi una miccia? Tutto prende fuoco. Ma il fuoco in questo mondo di violenza non lo spegni con l’acqua, bensì con il sangue.

Questo amore disonorevole crea un orda infinita di volti sfigurati dal fucile e lacrime di vedove che hanno smesso di solcare le guance.

In un mondo arso, deflagrato dalla violenza, dall’odio e dall’ignoranza, non c’è rimedio se non quello di farsi strada tra il sangue caldo e l’odio accecante di un minuscolo paese che non conosce altra lingua se non quella della vendetta ai fini d’orgoglio.

In Ti mangio il cuore una società arcaica e feroce vive di regole sociali ridotte all’osso: onore e rispetto per i sacri valori stabiliti da una cerchia di uomini, una piccola e circuita cerchia da cui dipendono le sorti di tutti gli abitanti.

Eppure, qualcuno ci prova ad amarsi e basta, e forse ci riesce anche. Poco prima della guerra un uomo e una donna legati dalla più impetuose delle passioni si lascia andare ad un sesso liberatorio sul deposito di sale, ignari che le loro vite stanno per essere piegate ai doveri del rispetto familiare.

Ed è proprio qui, in questa limpidezza di composizione espressiva e viscerale di Messapesa che il cinema italiano ricorda al mondo che noi il cinema lo sappiamo fare.

L’orda simbolica di Ti mangio il cuore

Sesso, sangue, amore, animali, fango e una catena infinita di omicidi compiuti con passione. In Ti mangio il cuore la violenza assume quel sapore amaro dell’assortimento della simbologia arcaica e rurale del sud, che detta le sue leggi in uno spazio temporale fuori dal contesto sociale moderno.

Il piccolo paese in cui si svolge la vicenda è rimasto in un limbo senza tempo, il mondo è fuori e con esso le sue regole falsate dal buonismo morale.

In Ti mangio il cuore di Mezzapesa, il repertorio cromatico e simbolico del noir oscilla consapevole sullo schema narrativo di un gangster movie alla pugliese, ma nel cuore, i magnetismi visivi del western. Ma la devozione ai generi non esclude il ricorso al registro sonoro pop. Il remix di Dragostea din tei, si giustappone al suono premonitore delle campane e fondendosi con veemenza alle note dolci di Tu si na cosa grande di Modugno.

All’origine di quest’opera seducente, la profonda consapevolezza autoriale del regista e la devozione nei confronti delle immagini che, come uno spettacolo delle attrazioni, uniscono simboli reboanti. Il latte si contamina col sangue, il fango si rimesta agli escrementi d’animale, e la Madonna in cui tutti credono è solo una statua di gesso che non dice nulla.


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