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Titane vs Crash: il confronto possibile tra Julia Ducournau e David Cronenberg?

11 minuti di lettura

Anno 1996: Crash di David Cronenberg vince il Premio della giuria al Festival di Cannes.

Anno 2021: Titane di Julia Ducournau vince la Palma d’oro al Festival di Cannes.

Esattamente 25 anni dopo, un’altra opera sul rapporto eros/thanatos e sul rapporto uomo/macchina torna a lasciare il segno in uno dei festival cinematografici più importanti al mondo.

In molti hanno paragonato le due opere e, in generale, lo stile della giovane regista francese a quello del navigato artista canadese, ma questo accostamento è davvero così sensato e motivato?

Prima di analizzare nel dettaglio i due film e le loro presunte similitudini è bene ricordare che entrambi gli autori hanno elegantemente preso le distanze da questa associazione: la Ducournau ha confermato l’innegabile influenza del maestro nella sua formazione; ma con il suo Titane, a detta sua, cercava un risultato diverso e distinguibile. Dal canto suo Cronenberg ha riconosciuto il valore e lo spessore della nuova promessa francese sottolineandone lo stile personale.

Ciò nonostante il popolo di Internet ha paragonato e collegato questi due film. Infatti, aprendo la pagina di Wikipedia inglese dedicata a Crash e scorrendola fino in fondo -sezione “See also“- si potrà trovare il link che rimanda proprio alla pagina Wikipedia di Titane. Analizziamo dunque i contenuti delle due proposte.

Titane e Crash: due opere a confronto

titane crash cronenberg

In Titane il rapporto uomo/macchina non costituisce il solo e profondo senso del film, ma solamente l’incipit, il pretesto e il punto di partenza da cui si svilupperà la trama. Ciò che interessa maggiormente alla regista, come si vedrà nella seconda parte del film, è l’analisi psicologica del rapporto famigliare tra i due protagonisti. Questo, più che avere a che fare con il rapporto uomo/macchina, ha a che fare con i rapporti personali e con la crisi di identità dell’uomo moderno.

In Crash invece l’accento è posto sulla libido e sul desiderio sessuale derivante dagli incidenti stradali ed esiste un morboso parallelismo tra i corpi e le lamiere delle auto coinvolte. La scrittura e la narrazione di tutto il film si concentrano su questo, l’idea sviluppata viene portata avanti a testa bassa senza cedimenti in modo più coerente.

Crash si apre mostrandoci un rapporto matrimoniale in cerca di nuovi stimoli, un rapporto in cui non basta più l’accettazione della coppia aperta ma bisogna spingersi oltre; perché la coppia è assuefatta dagli stimoli della modernità e cerca ora qualcosa di più spinto, di più perverso e morboso.

In Titane c’è una idea ancora più estrema, più forte: una donna rimane incinta di un’automobile. Questa idea, se pur scioccante, ci viene mostrata sullo schermo gratuitamente, senza essere conseguenza di qualcosa e senza avere una preparazione o un approfondimento che ne giustifichi la messa in scena. Il fascino di questa idea sta anche nel suo mistero, ovviamente, ma indubbiamente l’approccio è differente da quello di Cronenberg.

Esiste un’ulteriore sottile differenza tra le due opere: i personaggi di Crash sono alla deriva, alla continua ricerca di nuovi stimoli, ma sono umani, sono persone vere con sentimenti reali. In Titane di contro è presente una forte componente fantascientifica; certo, non si tratta di fantascienza alla Star Wars, ma un rapporto sessuale tra una donna e un’automobile al giorno d’oggi non è scientificamente possibile.

Da Titane a Cronenberg, passando per Kafka: il tema della mutazione

titane crash cronenberg

La mutazione è sicuramente un tema caro a David Cronenberg, si basti pensare a opere come Il demone sotto la pelle, Rabid sete di sangue, La zona morta, Videodrome ma soprattutto si faccia particolare attenzione a La Mosca e a Brood – La covata malefica. Nel primo, remake de L’esperimento del dottor K. del 1957, tutta la pellicola approfondisce il tema della trasformazione e del cambiamento tra un uomo e una mosca, creando inoltre un collegamento con la letteratura di Franz Kafka. Nel secondo una donna è in uno stato di costante gravidanza (che è l’unica vera mutazione possibile del corpo umano), anche se in questo caso partorirà creature che altro non sono se non una delirante personificazione dei suoi impulsi d’ira.

Il tema della gravidanza è comune a Titane e alla filmografia del regista canadese, anche se nel primo caso è una regista femmina a mettere in scena questo aspetto: forse solo una donna poteva spingersi così a fondo su questo tema.

Titane e la crisi dell’Io

David Cronenberg è famoso per il body horror e la poetica della carne, ma è importante ricordare che non è solo questo. Esiste una sua opera molto più psicologica con delle affinità che lo avvicinano a Titane: si tratta di M. Butterfly.

Cosa lo accomuna al film francese? La crisi di identità e l’ambiguità sessuale.

Nel film francese sappiamo che il personaggio che vediamo nella seconda parte del film è una donna trasformata in uomo, lo sappiamo fin da subito, ne abbiamo seguito la “mutazione”. Sembra palese agli occhi di tutti e chi non lo nota, nel film, semplicemente non vuole notarlo.

Nel caso di M. Butterfly invece è tutto molto più sottile, abbiamo il dubbio sull’identità sessuale di un personaggio, ma nessuno ne fa parola. Sembra palese, è lì sullo schermo, ma niente, nessuno lo palesa.

Tutto il film si basa su questo, in un modo o nell’altro, mentre in Titane questa ambiguità sugli impulsi sessuali e sulla libido è appena accennata in una scena in cui la protagonista, camuffata da ragazzo, danza su un camion dei pompieri facendo vacillare le certezze dei suoi colleghi maschi.

Ducournau e Cronenberg: l’allieva e il maestro

titane crash cronenberg

Dal punto di vista formale entrambi i film sono di altissimo livello, molto curati. La fotografia si presenta più coerente in Crash e più varia in Titane. In quest’ultimo troviamo colori più accesi nella prima parte, con squisiti tocchi d’autore in alcune inquadrature (Alexia che osserva l’auto che la ingraviderà, ad esempio) e fotografia più fredda nella seconda parte dedicata al dramma famigliare.

La colonna sonora di Howard Shore per l’opera di Cronenberg è un grande capolavoro: intima e intensa, soffusa e delicata eppure disturbante e profonda. Una intuizione semplice ma potente unisce le sonorità di sei chitarre elettriche a quelle tipiche dell’orchestra (tre arpe, tre legni e due percussioni): il moderno si unisce al classico, l’elettronica si unisce all’organico. Il tutto è realizzato in maniera elegantemente disturbante in perenne bilico tra melodia e dissonanza.

In Titane non si parla solamente di musica, ma di sound design. La colonna sonora che sentiamo è, infatti, un misto di composizioni musicali di Jim Williams, di effetti sonori e rumori creati e assemblati da una serie di tecnici del suono: Sevérin Favriau, Fabrice Osinsky, Stéphane Thiébaut.

Anche solo dalla quantità di maestranze coinvolte ci si rende conto di quanto l’aspetto uditivo sia di vitale importanza per la giovane regista francese che ha dichiarato di voler simulare ciò che, ipoteticamente, si potrebbe sentire all’interno del ventre materno.

Questa è un’ammirevole e sottile intuizione che in Titane, in alcuni casi, crea effetti davvero scioccanti. Ad esempio, sentire la musica disturbata come una radio mal sintonizzata, ma ancora una volta risulta pretenziosa e gratuita e non necessariamente si sposa con ciò che ci viene raccontato sullo schermo.

Titane avvicina Ducournau a Cronenberg?

Tirando le somme si potrebbe dire che Julia Ducournau si afferma come un’ottima regista, di spessore e con idee forti ma che ancora deve mettere pienamente a fuoco le sue intuizioni; il paragone con David Cronenberg è sensato per i temi trattati, ma non necessariamente per lo stile. Va sottolineato inoltre come il suo Titane venga messo in confronto a uno dei massimi capolavori del regista canadese, realizzato all’apice della sua crescita artistica, in un periodo d’oro per lui.

Per la giovane regista francese si tratta invece soltanto del secondo lungometraggio, quindi complimenti a lei per il traguardo raggiunto con questo suo Titane e speriamo che continui su questa strada, ma restiamo in attesa di vedere cosa proporrà in futuro.


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Francesco Tresca

Sono un musicista e compositore, attivo soprattutto come batterista nel mondo rock/metal/progressive dai primi anni 2000 e ho avuto il piacere di suonare a livello internazionale con band come Power Quest, Arthemis, Hypnotheticall, Watershape. Sono un grande appassionato di cinema e dal 2014 compongo musica per film. Amo tutto il cinema, ma soprattutto le proposte più visionarie e surreali e da sempre sono legato al mondo del cinema horror. I miei registi preferiti sono David Lynch, Alejandro Jodorowsky, David Cronenberg. Sono laureato in architettura.

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