«Un sogno per papà», un film sincero per grandi e piccoli

Questo dicembre, il cinema francese offre un’occasione per prepararsi al meglio ai buoni sentimenti e al rafforzarsi dei legami famigliari portati dallo spirito natalizio, tramite la commovente commedia Un sogno per papà. Scritto e diretto da Julien Rappeneau, il film è un adattamento della graphic novel Dream Team degli spagnoli Mario Torrecillas e Arthur Laperla, pubblicata nel 2014.

«Un sogno per papà», la trama

Theo (Maleaume Paquin) ha dodici anni, ma ha dovuto crescere in fretta per prendersi cura del papà Laurent (François Damiens), che, dopo il divorzio dalla moglie e la perdita del posto di lavoro, ha cercato rifugio nell’alcol. Punto di incontro tra i due è la passione condivisa per il calcio, sport che Theo pratica con grande talento. Quando giunge in città un osservatore di un prestigioso club inglese, interessato a reclutare giovani giocatori, Theo vede la possibilità di dare al padre degli obiettivi e una ragione per ricominciare a credere in qualcosa. Decide quindi di inventare una bugia a fin di bene, che avrà conseguenze inaspettate.

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Padre e figlio: un’inversione di ruoli

A catturare subito lo spettatore è lo sguardo maturo e apprensivo di Theo, in cui si legge chiaramente la preoccupazione nei confronti del genitore e il desiderio di vederlo felice. Il ragazzino, trovatosi a dover indossare i panni di adulto, non pensa mai a se stesso e alle proprie aspirazioni. La sua attenzione, i suoi progetti e la sue azioni sono totalmente rivolti a Laurent, al quale guarda con gli occhi non del figlio, ma del genitore, dando vita a una dinamica inversa, in cui a passare in primo piano sono i bisogni e le speranze dell’adulto. Tale scambio di ruoli è reso al contempo tenero e divertente dalla marcata differenza tra le fisicità dei due protagonisti: Laurent, alto e imponente, si lascia avvolgere nei rassicuranti abbracci di Theo, soprannominato “Formica” per la bassa statura e la fragile costituzione. 
La sfida più importante che i due protagonisti si troveranno ad affrontare sarà la riconquista del proprio ruolo “naturale”: Theo dovrà, per la prima volta, concedere a se stesso la spensieratezza della sua gioventù; mentre a Laurent sarà chiesto di crescere per il bene del figlio.

Un sogno per papà

L’importanza del gioco di squadra

Il benessere del padre non è per Theo l’unica preoccupazione. Il ragazzino, infatti, si sente responsabile anche per i suoi amici, nei quali emerge, in forma diversa per ognuno, la candida fragilità tipica di chi, non più bambino, comincia timidamente ad affacciarsi al mondo e alle sue problematiche, cercando faticosamente di trovare il proprio posto al suo interno.
Componenti della ricca schiera dei personaggi sono anche Chloé (Ludivine Sagnier) e Sarah (Laetitia Dosch). Entrambe figure femminili forti e determinate, esse sono in grado di affermare la propria individualità, non lasciandosi schiacciare dai limiti dei loro ruoli tradizionali rispettivamente di madre e di assistente sociale.
L’accurata caratterizzazione dei personaggi li rende accattivanti e amabili e risulta inevitabile affezionarsi alla storia personale di ognuno.

Un sogno per papà

Le partite, i falli subiti e i gol segnati rappresentano, in fondo, una metafora della vita, costantemente in bilico tra dolorose cadute e incoraggianti successi. E come in una squadra le azioni del singolo hanno conseguenze su tutti i componenti, così i protagonisti vedranno cambiare la propria esistenza grazie alla bugia di Theo.

«Un sogno per papà», una preziosa semplicità

Un sogno per papà affronta temi problematici come la preadolescenza, la depressione e il divorzio, evitando però i toni drammatici, ai quali vengono preferiti umorismo, leggerezza e un po’ di sentimentalismo. Questa scelta lo rende un film adatto a tutti. Sarà poi compito dello spettatore trovare, sotto la patina della “commedia per famiglie”, il senso profondo di una storia che commuove e intrattiene tramite un’essenziale messa in scena della genuinità dei legami autentici.

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Cristina Sivieri