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Una famiglia vincente si regge sulle spalle di Will Smith

5 minuti di lettura

Da giovedì 13 gennaio, King richard, in Italia Una famiglia vincente, esce nelle sale e racconta la storia della famiglia di Venus e Serena Williams. La storia che porta al loro inizio di carriera nel mondo del tennis.

Una famiglia vincente è un film molto canonico, quel tipo di pellicola comune che negli ultimi anni ha raccontato storie sul sogno americano, sul senso di rivalsa e sulla vittoria sportiva.

Ciononostante, il film ha ricevuto ben sei candidature ai premi Oscar 2022, in categorie quali Miglior film, Miglior sceneggiatura originale e Miglior attore per Will Smith, vinta nella serata degli Oscar 2022.

Una famiglia vincente in breve

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Richard Williams (Will Smith), un uomo di Compton, ha studiato un piano per far diventare due delle sue cinque figlie delle campionesse di tennis. Dice di aver scritto questo piano ancora prima che le sue figlie nascessero e quindi le allena tutti i giorni in attesa di trovare un coach che, gratis, credendo nel talento delle due ragazze, possa migliorarle e riuscire a farle diventare professioniste.

Una famiglia vincente procede per blocchi: nella parte iniziale vediamo il solo Richard, il quale in un quartiere difficile riesce a tenere le sue figlie lontane dalla strada, allenandole e facendole studiare, poi inizia tutta una fase di allenatori e tornei juniores per finire con l’esordio nel circuito WTA.

Una famiglia vincente è costruito interamente intorno alla performance di Will Smith (qui anche in veste di produttore) come Richard Williams, che lo caratterizza come un uomo imbolsito, decadente, dimesso, che però crede nel suo piano e nelle sue figlie.

Una famiglia vincente è intelligente nello scombinare continuamente le carte. All’inizio l’approccio di Richard ci dà fastidio, rientra appieno in quella retorica americana del sogno al costo del sacrificio; poi però il film cambia, inserendo sullo sfondo accenni alla questione razziale oltre a una critica proprio ai genitori che pretendono di avere già nella minore età dei professionisti sportivi. A un certo punto il film arriva a decostruire la figura di Richard, di cui ci vengono raccontati dei fatti passati, cercando di smontare quest’aurea da “super padre” che la pellicola aveva costruito.

Uno sport drama che non emerge

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Il problema principale di Una famiglia vincente è che, pur cercando di variare da quella formula di film di rivalsa sportiva, rimane canonico. Tutte le variazioni vengono portate avanti a parole: la tematica razziale è impostata per essere un esempio delle difficoltà che si possono incontrare per le strade di Compton, ma nel film queste difficoltà vengono solo sfiorate.

La critica ai genitori troppo intransigenti viene portata avanti mostrandoci i genitori di altre tenniste ai tornei juniores, ma di fatto per tutto il film vediamo l’intransigenza anche di Richard. Il momento in cui poi la pellicola cerca di decostruire il suo ruolo, per mostrarci le sue lacune è portato avanti da un monologo di sua moglie, che lo critica aspramente, ma questa critica di fatto arriva nel film come un fulmine a ciel sereno e, sia prima che dopo, Oracene Williams non ha altri momenti di conflitto con Richard.

Una famiglia vincente risulta costruito quindi soprattutto sul non voler ricalcare la parabola sportiva canonica di molti altri film che di fatto alla fine mette in scena. La pellicola è quindi godibile, perché ha tutti gli elementi giusti, anche se non troppo ben amalgamati o mostrati. I problemi, le ipocrisie, i drammi vengono solo accennati. Quello che manca è quindi il conflitto, senza il quale questa storia può risultare edulcorata e mistificatoria.

Will Smith riesce comunque a portare a casa una buona performance, che ricorda quella de La ricerca della felicità, puntando all’Oscar, spinto da un film che è tutto su di lui e sulla sua ossessione, e anche dalla storia che racconta la nascita come tenniste di Venus e Serena, ormai leggende negli Stati Uniti.

Articolo di Francesco Silla


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Nato a Fermo, anno 1997. Scopro la passione per il cinema e per le serie tv durante l'università, studiando tutt'altro. Appassionato di film scomposti, imperfetti ed esageratamente lunghi, il mio regista preferito è Guillermo Del Toro. Le altre passioni sono la letteratura, il ciclismo e la politica.

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