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Una sirena a Parigi, fiaba onirica di un amore impossibile

11 minuti di lettura

Parigi ha la capacità di trasporre l’incanto dell’assurdo in una palpabile quotidianità. Così può accadere che una sirena si affacci sulle rive della Senna e venga salvata da un pittoresco cantante sui pattini a rotelle. Ebbene, questo è lo sfondo romantico in cui dimora Una Sirena A Parigi di Mathias Malzieu, disponibile su Sky On Demand. La commedia romantica rievoca la creatura mitologica per eccellenza e le regala due giorni sulla terraferma. Tra musica, teatro, cinema e un’eterna maledizione, l’opera gioca sull’effetto sorpresa, invitando lo spettatore a sospendere temporaneamente la sua incredulità.

Questo può così accogliere la poesia di un amore impossibile in uno scenario surrealista. Non è quindi l’uomo concreto e materialista a trovare la sirena, ma un sognatore che ha smesso di credere nell’amore. Il suo sguardo disilluso si accende solo davanti al Libro Dei Sorprenditori, un manuale pop-up e animato dove magiche figure di carta si innalzano dalle pagine, creando mirabili mondi immaginari.

Lì riposa il segreto della felicità di un Sorprenditore, quella voglia di tornare a sorprendersi, laddove un mondo spento e malinconico ha messo di credere nei desideri.

Chi sono i Sorprenditori?

Una sirena a Parigi

Per comprendere la storia del nostro affascinante protagonista, Gaspard (Nicolas Duvauchelle), bisogna rievocare i Sorprenditori. Così Rossy, la vicina pettegola e pepata di Gaspard, rappresentata dalla musa picassiana di Pedro Almodóvar Rossy De Palma, ci racconta una storia. Questa si radica negli anni Quaranta, quando la nonna di Gaspard, Sylvia Snow, aprì il Flower Burger. Attualmente è il locale dove Gaspard si esibisce tutte le sere, sito su un barcone lungo la riva della Senna, diverso dal primo esordio, quando, affiorato dal nulla, era la culla dei Sorprenditori. Questi sono artisti, cantanti, poeti e partigiani nascosti dalla Guerra.

Creature circensi, che si destreggiano tra costumi pittoreschi in esibizioni funamboliche. Non sono i volti bohémien del periodo rosa di Pablo Picasso, avvolti in un sentimentalismo deperito; sono anime focose, che ballano e cantano per omaggiare la vita e il potere dell’illusione. I Sorprenditori sono anche artigiani di giocattoli, attraverso cui traspongono il loro messaggio politico e culturale di libertà espressiva. Non ci sono etichette o maschere in un rifugio come il Flower Burger, dove ciascuno può essere chi vuole. Per accedervi basta una parola d’ordine:I fantasmi del mio passato sono appoggiati al bancone.

Il trasporto emotivo per i fantasmi del passato

Una sirena a Parigi

Ehi! Non mi luccicano gli occhi per i fantasmi del mio passato.” Forse non tutti ricordano questa frase che Harry Potter rivolge alla piccata giornalista Rita Skeeter nel quarto capitolo della saga. Tuttavia fa sorridere pensare che i fantasmi del passato sono una presenza costante e pervasiva di alcune esistenze, come quella di Gaspard. Tuttavia, per lui i ricordi sono l’unico motore di una vita assopita. Per questo il suo appartamento è un rifugio da collezionista, tra statuine, chitarre e quelle paperelle di gomma che dominano incontrastate la vasca da bagno. Gaspard vive di memorie, affidandosi ligiamente al Libro Dei Sorprenditori.

Dopo diverse delusioni che gli hanno sfregiato il cuore, l’unica via di salvezza è infatti quella di trasporre le proprie emozioni in un oggetto. Dietro un involucro di legno o plastica non si nasconde un’anima, ma solo la consapevolezza di potervi rilasciare tutto l’amore possibile senza esserne colpiti. I ricordi non offrono delusioni, solo rimorsi e rimpianti laddove esistano. E forse allora serve la magia per un uomo che già vive in una realtà pregna di fantasiosi fantasmi. Laddove il Pensatoio di Albus Silente sarebbe la scelta ottimale, Gaspard accoglie invece una dama mitologica, figlia degli abissi, una sirena

Una sirena a Parigi: l’evoluzione di un’icona filmica

Una sirena a Parigi

Immaginando una sirena a Parigi, la memoria scatta immediatamente al cult quasi omonimo di Ron Howard, Splash: Una sirena a Manhattan (1984). Il film, disponibile su Disney +, ritrae la bellissima Daryl Hannah nelle vesti di una bionda sirena che raggiunge la terraferma sulle gambe per trovare Tom Hanks. E tale eredità è adottata anche dal teen drama Aquamarine (2006) dove l’amicizia gioca un ruolo predominante. Ritorna quindi la bionda sirena dagli occhi azzurri, che però in questo caso mantiene la sua coda squamata ed è vincolata a una scadenza temporale. Entro due albe deve tornare al fiume o morirà.

La collocazione geografica è dunque quella di un fiume aperto a un ventaglio di affluenti e sfociante nella Manica. È la dimora dell’ultima sirena rimasta sulla Terra, che vive nel reticolato fluviale parigino e deve difendere la sua vita. Così l’approccio ingenuo e comico al mondo – pensiamo all’arricciaspiccia di Ariel ne La Sirenetta (1989)diventa uno scudo difensivo. Così Lula (Marilyn Lima), la sirena di Parigi, cerca di uccidere chiunque incontri con il suo melodico canto. È il modo in cui preserva la sua specie dopo tempi immemori in cui gli uomini uccidevano le sirene per le loro preziose squame. Tuttavia Gaspard sembra immune alla sua maledizione.

Tra mitologia e contemporaneità

Una sirena a Parigi si rivolge in primis al canto delle sirene dell’Odissea di Omero: creature malvagie e rapaci che uccidono gli uomini attraverso un illusorio desiderio d’amore. Così qualunque uomo ascolti la voce di Lula è pervaso da un amore irrefrenabile che gli fa scoppiare il cuore. Si tratta scientificamente di una narcosi d’azoto, detta anche ebrezza da alti fondali, ovvero quella sensazione di offuscamento mentale e perdita di sensi che si verifica nel caso di immersioni ad alta profondità. Questo accade alle vittime di Lula, tendenzialmente marinai sopraffatti da un improvviso arresto cardiaco.

Una sirena a Parigi

E la maledizione colpisce anche a Victor (Alexis Michalik), fidanzato della dottoressa Milena (Romane Bohringer) che muore davanti al canto di Lula. Così Milena si fa artefice scientifica dell’indagine sulla natura di Lula, con un fermo desiderio di vendetta. Nel frattempo, la sirena vive la contemporaneità parigina, dove la sua impossibilità di movimento porta Gaspard a trascinarla per la città su un tuc tuc e ad abbarbicarla in una vasca da bagno domestica. E qui nasce quel progressivo trasporto emotivo per cui Gaspard non può ancorarsi come Ulisse all’albero maestro della sua nave; si lascia solo trasportare da un amore crescente e potenzialmente fatale.

La traduzione onirica di un amore impossibile

La forma dell’acqua (2017)

Il film accoglie diverse references narrative in un altrettanto iconico omaggio estetico. La dimensione onirica di un amore fiabesco e letterario si tinge di luoghi color pastello dove Wes Anderson incontra la pervasività del verde de La forma dell’acqua (2017). Le dissolvenze frequenti tra una scena e l’altra intercedono quindi una scala cromatica poliedrica, asservita alle atmosfere de Il Favoloso Mondo di Amelie (2001). Al tempo stesso l’approccio ironico dei dialoghi da commedia francese si sposa con la delicatezza drammatica di Penelope (2007).

Ogni volta, dunque, l’amore impossibile si declina in concretizzazioni differenti. In questo caso la domanda è: a chi bisogna donare il proprio amore per trovare la felicità? Così ognuno di noi conserva infinite potenzialità di amare, che tuttavia si realizzano nelle dimensioni più sfaccettate e inaspettate. Spesso quindi amore e perdita sono due lati della stessa medaglia. Non c’è concretizzazione fattuale ed estesa, ma solo un’evocazione platonica più forte di qualsiasi sentimento. Gli amanti si avvolgono così nell’etere come gli amanti fluttuanti di Marc Chagall. E come ogni sogno, il desiderio lentamente si spegne nell’ineluttabilità della fine e della morte.

Il film traccia quindi una narrazione romantica senza pretese. Una fiaba dove la comicità, l’affetto e la tragedia si intessono in un lampo. La storia d’amore è fulminea, appena accennata, ma l’affetto pregnante si riconosce nel desiderio di rispecchiamento di due anime escluse e solitarie. Come ogni fiaba non serve porsi domande o cercare una traduzione realistica. Da un lato c’è il sogno, dall’altro la quotidiana routine cittadina e, nel mezzo, un’ora e mezza in cui potenzialmente tutto è possibile.


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Francesca Brioschi

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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