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Veleno, la docu-serie Amazon sui Diavoli della Bassa modenese

Un punto di partenza per conoscere una storia poco nota

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7 minuti di lettura

Dal 25 maggio è disponibile su Amazon Prime Video la docu-serie Veleno. Scritta e diretta da Hugo Berkeley, la SerieTV racconta il macabro fatto di cronaca noto come il caso dei “Diavoli della Bassa modenese”.

La stessa vicenda era già stata trattata in un omonimo podcast del 2017 e poi da un libro nel 2019, entrambi firmati dal giornalista Pablo Trincia, che prende parte anche alla docu-serie, in qualità di narratore e di testimone.

Veleno, una storia terribile

Tra il 1997 e il 1998, in due piccoli paesi della Bassa modenese, sedici bambini sono definitivamente allontananti dalle proprie famiglie, i cui membri vengono accusati di appartenere ad una setta di pedofili che compie rituali satanici all’interno di cimiteri. A denunciarli sono gli stessi bambini: figli, nipoti, fratelli che, racconto dopo racconto, dipingono uno scenario sempre più raccapricciante e incredibile fatto di violenze e atrocità.

Tuttavia, a mano a mano che le giovani vittime si moltiplicano e che le storie di cui sono protagonisti si fanno sempre più oscure, nasce un dubbio: come è possibile che, all’interno di comunità tanto piccole, in cui tutti conoscono tutti, nessuno si sia accorto di nulla?

Parlano i fatti

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Repubblica.it

Le vicende di Veleno vengono narrate in cinque episodi con uno stile documentaristico classico. Servizi di notiziari, titoli di giornale e spezzoni tratti da trasmissioni televisive si alternano ad interviste e materiali d’archivio. In questo modo, la presenza di Trincia-narratore non risulta invasiva e a raccontare ciò che è successo sono fin da subito i protagonisti, in particolare i genitori a cui sono stati strappati i figli più di vent’anni fa.

Tra i materiali mostrati in Veleno, quelli di maggiore impatto sono le registrazioni degli interrogatori in cui i bambini descrivono gli abusi subiti. Video che parlano da sé e che si inseriscono in una narrazione che non scade mai nel patetismo né cede alla tentazione di spettacolarizzare il dolore delle vittime.  

Due voci, due pesi

Pur procedendo sulla traccia dell’inchiesta di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, la docu-serie Veleno amplia la propria prospettiva e si sforza di dare voce anche a chi a Trincia imputa di essere niente più che un abile narratore fazioso che “ha sedotto molte persone”. Tra questi, alcuni dei bambini – ormai adulti – che denunciarono le violenze subite, i loro genitori affidatari, una delle psicologhe che ne seguì i casi e lo psicoterapeuta Claudio Foti, noto per la più recente – e per molti tratti inquietantemente simile – inchiesta di Bibbiano “Angeli e demoni”, e coinvolto anch’egli, appunto, nel dramma dei Diavoli della Bassa modenese.

I testimoni che, ai tempi della realizzazione del podcast, si erano rifiutati di parlare con Trincia, o per il troppo dolore, o perché convinti che il giornalista avesse già deciso la sua verità, trovano nella SerieTV Amazon uno spazio neutrale in cui dare la propria versione dei fatti; spazio che – a loro dire – era stato loro negato da giornali e trasmissioni televisive, concentratisi quasi esclusivamente sul parere di Trincia.

Nonostante ciò, risulta difficile allo spettatore schierarsi contro il giornalista, grazie sì al gigantesco e approfondito lavoro di ricerca da lui realizzato – che porta alla luce irregolarità ed anomalie riguardo ai processi che decisero le condanne di persone che, ancora oggi all’unanimità, si proclamano innocenti – ma anche grazie ad un (forse involontario) maggiore risalto dato all’ex Iena rispetto alle voci dissonanti.

Veleno, una delicata ricerca della verità

Durante gli ultimi due episodi, quasi interamente dedicati alle ricerche che Trincia iniziò nel 2015, il giornalista e la collega Rafanelli si interrogano più volte riguardo all’eticità del proprio lavoro. Venire in contatto con le vittime riportando alla loro mente eventi che queste hanno impiegato una vita a dimenticare, riaprendo ferite e rinnovando indicibili sofferenze, può essere giustificato dallo scopo ultimo della ricerca della verità?

A rispondere per loro sono le persone che in quell’inchiesta hanno trovato il mezzo per raccontarsi dopo essere rimaste inascoltate per troppi anni e, in certi casi, per riavvicinarsi agli affetti ai quali erano state strappate ventitré anni fa.

La necessità di approfondire

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Al di là dell’opinione personale che lo spettatore potrà crearsi riguardo alla vicenda, a chi siano le vittime e chi i carnefici, sarà impossibile rimanere indifferente e sopprimere il desiderio di saperne di più. Un’arma a doppio taglio questa, che da una parte dimostra quanto la docu-serie Veleno sia capace di stimolare e coinvolgere il pubblico, ma che dall’altra denuncia un’insufficienza di informazioni. Insufficienti per farsi un’idea completa della vicenda; insufficienti per prendere una posizione e poterla motivare; insufficienti, forse, persino per poter dire di conoscere davvero l’oscura storia dei Diavoli della Bassa modenese.

L’invito è allora quello di fare un passo in più per conoscere la vicenda e le diverse opinioni a riguardo. Per quanto concerne l’indagine di Pablo Trincia, l’ascolto del podcast e la lettura del libro. Per comprendere, invece, il punto di vista di coloro che sostengono la colpevolezza delle famiglie naturali, la visita alle pagine social del comitato da loro fondato, Voci Vere, di cui fanno parte anche alcuni dei sedici bambini protagonisti dei fatti.

Veleno è una docu-serie ben fatta che può fungere da ottimo punto di partenza per iniziare la conoscenza di una storia poco nota. Una SerieTV che viene incontro al crescente interesse per i prodotti true crime, che non smettono di stregare con il loro fascino inquietante.


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Cristina Sivieri

Classe 1996. Laureata in Filologia Moderna, ama stare in compagnia degli altri e di se stessa. Adora il mare e le passeggiate senza meta. Si nutre principalmente di tisane, lunghe chiacchierate e pomeriggi al cinema.

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