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Venom – la Furia di Carnage ma ad arrabbiarsi è lo spettatore

Tom Hardy e Woody Harrelson si divertono, il pubblico no

9 minuti di lettura

Dopo il disastro di critica e il successo di pubblico di Venom, esce tre anni dopo il sequel Venom – La Furia di Carnage, che non va troppo lontano dagli standard e le aspettative del primo film. Diretto dall’attore e regista Andy Serkis, il film vede il ritorno di Tom Hardy e Michelle Williams nei loro rispettivi ruoli di Eddie Brock/Venom e Anne Weying, e la re-introduzione di Woody Harrelson nel ruolo di Cletus Kasady/Carnage, che era già apparso nella scena post-credits di Venom. Le new entries sono la villain Shriek, amante di Kasady interpretata da Naomie Harris, e l’irascibile detective Patrick Mulligan, interpretato da Stephen Graham.

Venom – La Furia di Carnage è dedicato a una fetta piccola

Venom - La Furia di Carnage Tom Hardy

Non ci sono molti modi per dirlo, Venom – La Furia di Carnage è un film fatto solo ed esclusivamente per i fan del primo film, nel bene e nel male. Se infatti il primo film è stato apprezzato per la sua involontaria ridicolezza sopra le righe, nonostante il film si volesse prendere abbastanza sul serio, nel sequel troviamo gli stessi livelli di follia e demenza aumentati al massimo. È chiaro che i produttori avevano capito il “punto di forza” del primo film e hanno voluto continuare quel filone di over-the-top per tutto il franchise, stavolta ricercandolo e ricreandolo apposta.

Il risultato però non sembra essere riuscito. O meglio, i fan accaniti che hanno amato il rapporto (per nulla approfondito) tra Eddie e il simbionte alieno, rocambolesco e grottescamente romantico, o il tono dark ma buffone della storia, o l’estetica pesantemente grintosa e cupa del primo film, troveranno in Venom – La Furia di Carnage pane per i loro denti.

Ma, viste le premesse, Venom – La Furia di Carnage avrebbe potuto essere molto più godibile anche per un pubblico più tiepido. Se il film non si prende sul serio, come può uno spettatore occasionale immergersi nella storia? Non che la storia sia particolarmente presente nel film, ma mancano molti altri elementi basilari, quel minimo indispensabile per rendere un film d’azione quantomeno piacevole.

Come già detto, i personaggi non hanno carisma né un abbozzatissimo approfondimento psicologico, sono tutti macchiette, esistono solamente per portare avanti la storia, anch’essa come già detto estremamente scarna. Tutta la prima metà del film vive in funzione del lunghissimo scontro finale che ci sarà tra i due simbionti, l’evento principale del film nonché l’unico per cui i fan hanno pagato il biglietto. E in questo senso, Venom – La Furia di Carnage potrebbe essere un buon prodotto. Ma in qualche modo riesce comunque a fallire.

“Arriverà il caos, il caos arriverà”

Venom - La Furia di Carnage

Essendo un film pensato per e dedicato agli appassionati della ingenuità del primo film, Venom La Furia di Carnage non perde un secondo di tempo, e si butta a capofitto nella narrazione, senza un minimo momento di pausa. Non si perde in dettagli o spiegazioni, perché è perfettamente conscio del fatto che allo spettatore non interessa per niente, e aspetta invece con ansia l’azione adrenalinica e violenta tra i simbionti alieni. Presenta un montaggio serratissimo e costanti movimenti di macchina, non c’è mai un momento di fermezza e tranquillità, tutto è in movimento, per non interrompere il flusso di continua azione anche nei momenti comici o di dialogo.

Probabilmente è questo che intendeva Martin Scorsese quando paragonava i cinecomics del MCU a delle montagne russe: l’esperienza di vedere La Furia di Carnage al cinema è paragonabile a una giostra chiassosa e frenetica lunga un’ora e mezza. Come ha detto Andy Serkis in un’intervista live con IGN

We always wanted this film to be a real thrill ride. And a fast, muscular… not hanging around too much with exposition.

Andy Serkis Interview about directing Venom: Let There Be Carnage, why it’s rated PG-13 instead of R, and more!

Ma appunto, per questa sua scelta di non perdere tempo in dettagli e di voler ingranare la marcia per arrivare subito all’azione, Venom – La Furia di Carnage è quasi ammirabile. Di questi tempi è difficile vedere un blockbuster disposto a mettere a repentaglio la propria dignità filmica per accontentare una piccola fetta di pubblico affezionata, perché guardandosi in faccia Venom era piaciuto per tutti i motivi sbagliati: si apprezza Venom come si apprezza un film della casa The Asylum, produttrice tra gli altri della saga di Sharknado. Eppure mettere da parte personaggi e dettagli di trama per dare spazio alla pazzia delirante dei simbionti poteva effettivamente rivelarsi una scelta più che vincente. Purtroppo però mancava qualcosa.

Le occasioni sprecate di Venom – La Furia di Carnage

Venom - La Furia di Carnage Tom Hardy

Sicuramente la scelta di rendere il film PG-13 come il suo predecessore è stato per molti versi un grosso errore. Ci sono state infatti conversazioni sul fatto di rendere Venom – La Furia di Carnage rated R, visto il grosso successo riscontrato dai cinecomics bollati con questa sigla (in America R vuol dire vietato ai minori di 17 anni, la R sta per “restricted audience“). Deadpool, Logan e Joker (anche se di quest’ultimo si tratta discutibilmente di cinecomics) sono stati grandi successi di pubblico e critica, e con un villain come Carnage nel sequel di Venom, il passaggio al rated R sembrava quasi scontato.

In effetti, vedere uno dei personaggi più violenti e sadici di tutti i fumetti Marvel sventrare e commettere atti di carneficina cruenta avrebbe forse aggiunto più identità al film, e avrebbe reso Carnage molto più pauroso, rendendolo forse un villain memorabile almeno per la sua efferatezza. Invece abbiamo un simbionte cattivo che non fa altro che scagliare macchine o oggetti pesanti alle persone, per accanirsi invece corpo a corpo solo sul simbionte protagonista, nello scontro finale.

Anche la scelta estetica e stilistica rende il film anonimo: volendo riprendere in tutto e per tutto lo spirito del primo film, anche in La Furia di Carnage è presente quel tono inutilmente cupo, quella estetica eccessivamente fumettosa e urbana che non è sfruttata a pieno, anzi risulta solo derivativa dei primi cinecomics degli anni 2000, come il fin troppo odiato Daredevil del 2003 o Ghost Rider, con tanto di battaglia finale nella chiesa gotica, di notte e con la pioggia. Mancava solo il sangue e il quadro era completo.

Se si fosse optato per una direzione un po’ più pensata per differenziarsi dal suo predecessore, forse Venom – La Furia di Carnage sarebbe stato più memorabile. Invece si è rivelato l’ennesimo sequel vuoto e pieno di cliché, chiassoso, noioso, nonostante la continua presenza di battute e azione, e un grande spreco attoriale per tutti gli attori coinvolti, soprattutto Naomie Harris e Stephen Graham. Almeno sembra che Tom Hardy e Woody Harrelson si siano divertiti.


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Guglielmo Scialpi

Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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