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Vita da Carlo, molta fiction e poca realtà

Una buona operazione commerciale?

5 minuti di lettura

Chi è Carlo Verdone? Com’è nella sua intimità domestica? E con amici, parenti, colleghi? Subito una premessa indispensabile: non è guardando Vita da Carlo (disponibile su Prime Video dal 5 novembre) che si può soddisfare la curiosità.

Vita da Carlo, infatti, non è “Vita di Carlo”. Non si è di fronte ad un documentario in presa diretta o un biopic, ma ad serie TV scritta e prodotta (da Prime Video e FilmAuro) per intrattenere. Infatti la vicenda narrata, imperniata sulla candidatura di Verdone a sindaco di Roma, pur partendo da un episodio accaduto qualche anno fa (gli fu chiesto davvero di candidarsi) è frutto della fantasia degli ideatori e degli sceneggiatori, tra cui lo stesso Verdone (anche alla regia).

Dieci puntate di circa mezz’ora nelle quali si narra la presunta vita quotidiana di Carlo Verdone, tra la candidatura a sindaco, i rapporti con figli ed ex moglie, amici e produttori ed una storia d’amore, casualmente con una farmacista, finita prima ancora di cominciare.

Vita da Carlo non è “Vita di Carlo”

vita da Carlo

Nel cast di Vita da Carlo, tra gli altri, Max Tortora che interpreta se stesso nella veste di amico (e spalla) di Carlo, Anita Caprioli (la farmacista Annalisa di cui Carlo si innamora), Monica Guerritore (la ex moglie Sandra con continua ad intrattenere un ottimo rapporto) e poi anche alcuni cameo tra cui Morgan in versione ascetica, Alessandro Haber che interpreta un Alessandro Haber caduto in disgrazia e Rocco Papaleo, un improbabile spacciatore di medicinali.

Vita da Carlo, pertanto, all’interno di una storia sceneggiata, verosimile ma non vera, regala allo spettatore solo alcune tessere del grande puzzle della vita di Carlo. Tasselli che Verdone interpreta, recita e, inevitabilmente, deforma. È forse per questo che nel finale, quasi a sipario chiuso, sente il bisogno di sintetizzarli quei tasselli – senza il filtro della recitazione – con una voce fuori campo: è questo, senza dubbio, il momento più autentico, più genuino di tutta la serie (si evita lo spoiler).

Vita da Carlo ci consegna l’immagine di un uomo intrappolato nella prigione (dorata) del suo successo, schiacciato dalla forza pervasiva dei suoi personaggi, vittima dalla sua stessa sensibilità e compassionevolezza. Questi aspetti della sua personalità gli impediscono di dire no a qualunque richiesta, anche più insensata o bizzarra che, per inciso, rappresenta una costante delle sue giornate.

Verdone-selfie

Tutto il mondo fuori gli chiede un selfie o addirittura l’estemporanea recitazione di un suo personaggio, e lui, pur rifugiandosi nelle sue tipiche braccia aperte tra rassegnazione ed insofferenza, difficilmente riesce a sottrarsi.

Il suo rapporto ambivalente con i “personaggi” è la sintesi perfetta della sua persona, scissa tra l’amore e la riconoscenza per Ivano, Oscar, Mimmo, Furio (e chi più ne ha più ne metta) e la voglia di lasciarseli alla spalle, di affrancarsi da loro e dai loro stereotipi: dare una svolta alla carriera e fare il regista autoriale. Ma, quando capita che qualcuno snobba o mostra scarsa conoscenza dei suoi film, inesorabilmente ci rimane male. Emblematico il dialogo intrattenuto in un’aula universitaria con uno studente:

– Nun’te piacciono i film miei?

– No Carlo,o non è che non mi piacciono i tuoi film…è che vedo cose di un altro livello

– Che vor’dì “de’ naltro livello”, non ho capito?

Gli episodi di Vita da Carlo scorrono via veloci, a dire il vero senza grandi sussulti ma rimangono comunque gradevoli, lasciando nello spettatore la voglia di continuare la visione. Sicuramente una buona operazione commerciale che avrà grande penetrazione nelle case degli italiani grazie alla piattaforma streaming di Amazon; rimaniamo in paziente attesa del film autoriale che Verdone, finalmente libero da pressioni esterne, vorrà regalarci in un futuro – si spera – non lontano.


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Roberto de Vincenzo

Maestro di scuola elementare, avvocato, cuoco sconclusionato, scacchista senza talento. Anamnesi: affetto da curiosite cronica, malato di cinema, insana passione per Eric Cartman e Mr. Hankey. Autori preferiti (impossibile citarli tutti) "Beat" Kitano, Lars Von Trier, Aki Kaurismaki, Kim Ki-duk, Buñuel, fratelli Coen, Tarantino, Hitchcock, Argento, Mario Bava, Fernando di Leo. Eroe preferito: Superman? Batman? Macchè! Arturo Bandini

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