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Margherita Buy in una scena di Volare

Vogliamo Volare, ma forse non decolliamo neanche

Il primo film da regista non si scorda mai. Per Margherita Buy si tratta anche di una purificazione, eppure il volo oltre il baratro potrebbe lasciare dietro di sé più difetti che altro

7 minuti di lettura

Tutti abbiamo paura di… Volare. Che sia in senso letterale o metaforico, volare è sempre un salto nel buio, un avanti verso il nulla che spesso è accompagnato a un forte senso di angoscia (si pensi alla scena di ). Proprio per questo Margherita Buy affronta la comune paura di volare attraverso un film – Volare, appunto – non semplicemente come personificazione del suo personaggio, AnnaBì (guarda caso un’attrice all’apice della sua carriera ingabbiata dalle sue paure) ma come protagonista assoluta: soggetto, sceneggiatura e regia sono infatti interamente gestiti da lei.

La prima volta per l’attrice romana mostra tutti i difetti del caso: finisce per sollazzarsi anzi troppo nella bolla di un cinema italiano ormai passato (al contrario di prima, però, non quello del tipo di ). Proprio come un battesimo dell’aria finito “male”, troppe turbolenze hanno accompagnato l’opera prima di Margherita Buy. D’altronde, lo dice lei stessa in una dichiarazione all’uscita del film: «Non era certo una mia priorità quella di dedicarmi alla regia». Non un obbligo, sia chiaro, neanche una necessità. Ma un «Insensato desiderio» – parafrasando la regista – che ha portato Volare a essere un racconto che voleva fare a modo suo.

Un ingombrante interrogativo

Volare una scena del film di e con Margherita Buy

AnnaBì è un’attrice di talento che ha attirato l’attenzione di un regista coreano di fama internazionale, interessato a trasformarla nella protagonista del suo prossimo film. Per via della paura di volare, però, l’attrice non prende l’aereo per la Corea perdendo così l’opportunità della sua vita: essere una star internazionale (il ruolo verrà poi concesso a Elena Sofia Ricci, nei panni di sé stessa). Poi, il destino. Sua figlia (Caterina De Angelis, di cui Buy è madre anche nella vita reale) riesce a entrare in un prestigioso college di San Francisco; la famiglia si organizza per accompagnarla, ma AnnaBì vacilla all’idea di prendere un aereo per gli USA.

La sua vita è a un bivio, il lavoro e la famiglia sono entrambi separati da un gigantesco interrogativo. È forse giunta l’ora di prendere quell’aereo? In un apprezzabile intento di trasformazione attoriale, Margherita Buy imbastisce un set sul suo trauma, esorcizzandolo, per tentare di riderci anche su (ovviamente). Rappresenta il dubbio di volare, di prendere di nuovo in mano la propria vita partendo dalle stesse difficoltà che bloccano un individuo, di lasciarsi tentare dalla giustizia nei confronti di chi è stato ingiusto (e perché no, nel frattempo togliersi anche qualche sassolino dalle scarpe, come nelle scene maccheroniche con il critico cinematografico).

Cosa vuol dire Volare?

Margherita Buy in una scena di Volare

Volare in fondo parte da un principio molto semplice: la paura può essere attraversata, se compiuta attraverso un’espirazione sacrificale. Buy sacrifica il lavoro, la famiglia, le amicizie, la stessa sanità mentale del suo personaggio con l’unico scopo di purificarsi, per poi riprendersi tutto con una pelle nuova e rinata. Abbandona (letteralmente) un set per fare un “test” su un volo di linea tra Roma e Milano, e fino in fondo preferisce, senza neanche troppe storie e lacrime, rimanere a casa piuttosto che accompagnare l’unica figlia nel viaggio della sua vita.

Ritorniamo sempre a quel solito interrogativo, su cui si sviluppa tutto il film e a cui la sceneggiatura zoppiccante cerca di dare una risposta. Da un interrogativo, però, si vuole passare a un esclamativo, ma in mezzo succedono tante, forse anche troppe cose. Sono le storie d’amore non richieste e le linee comiche (anche di dubbio gusto) a riempire il contenuto di Volare; un modo per evitare che il ritmo del film rimanga a terra e riesca a decollare con la suspense, alla ricerca di un senso.

Volare e quella collaborazione con ITA Airways che era già scritta

Volare una scena del film di e con Margherita Buy

Bloccati, emotivamente ed empaticamente, gli spettatori rispecchiano AnnaBì sul suo divano, mentre osserva l’occasione di una vita sfumare davanti a un notiziario TT. La sfida alle proprie paure, insomma, sembra vincere su Buy, ma le grandi narrazioni ci ricordano sempre che dietro a un grande protagonista ci sono i suoi amici a sostenerla, e l’amata… compagnia di bandiera. Sì, perché Volare fa capo a una grossa collaborazione che vede ITA Airways coinvolta nel progetto.

D’altronde, la stessa Margherita Buy si è affidata a un servizio offerto proprio da ITA Airways: un corso della durata di due giorni per aiutare i partecipanti a superare la paura di salire su un aereo.

Un po’ come in Barbie, dove il volto dell’emancipazione passa attraverso le Birkenstock, la voglia di riscatto di AnnaBì è sostenuta soprattutto grazie alla compagnia italiana. Le intenzioni sono mascherate da un sano pressapochismo commerciale che travolge ogni cosa, sceneggiatura, regia e montaggio, in un marasma sconvolgente. E il cinema italiano ringrazia. Volando si può puntare sempre più in alto, proprio come Icaro.


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Studente alla Statale di Milano ma cresciuto e formato a Lecco. Il suo luogo preferito è il Monte Resegone anche se non ci è mai andato. Ama i luoghi freddi e odia quelli caldi, ama però le persone calde e odia quelle fredde. Ripete almeno due volte al giorno "questo *inserire film* è la morte del cinema". Studia comunicazione ma in fondo sa che era meglio ingegneria.

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