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Windfall

Windfall, un thriller tra passato e presente

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3 minuti di lettura

Windfall, diretto da Charlie McDowell, ha carattere e ambizione. Il thriller, distribuito da Netflix e con protagonisti Jason Segel, Lily Collins e Jesse Plemons, si mostra deciso già dai titoli di testa che richiamano i classici del passato e mostra nel suo proseguire una propensione al cinema più vicino ai nostri tempi per temi e stile.

Un’ottima colonna sonora in Windfall e una regia decisa

windfall

Un uomo entra nella villa di una ricca coppia ma viene sorpreso dall’inatteso arrivo dei due: le ventiquattro ore che seguono saranno un ambiguo incontro tra un rapimento, una rapina e un’analisi psicoanalitica dei tre personaggi principali, ancorati alle proprie insicurezze e arroganze e incerti sulle scelte fatte nel proprio passato o da fare nell’imminente futuro.

In una narrazione che convince solo a metà a causa di qualche scelta un po’ forzata dal racconto, spiccano le scelte registiche di McDowell, che ricordano nelle geometrie e nelle simmetrie le commedie di Wes Anderson, private della comicità e dell’ironia tipiche dell’autore de I Tenenbaum e l’importanza che ricopre la colonna sonora, quasi ingombrante (ma in senso positivo) e sempre capace di costruire il ritmo e di alzare o abbassare la tensione dell’opera.

Allo stesso modo colpiscono le prestazioni degli attori e la riuscita idea di mostrare l’incapacità dei personaggi di gestire una situazione imprevista. Appaiono spesso irrazionali, in balia degli eventi e quasi alienati dalla propria vita e dalla piega che la vicenda tende a prendere.

Netflix si rivolge al nuovo mostrando il vecchio

windfall Jason Segel

Netflix, con Windfall, sembra rivolgersi ad un pubblico non necessariamente di appassionati, rispolverando in maniera positiva stili e tecniche di un cinema più sofisticato, riuscendo almeno in parte nel proprio intento, tra temi trattati a metà e piccoli sconvolgimenti del racconto che, pur senza stupire troppo, danno pienezza alla trama e permettendo allo spettatore di conoscere il carattere dei personaggi senza svelarli mai del tutto e portandolo a non riuscire a prendere una posizione netta nei confronti di nessuno di loro o delle ambiguità che si portano dietro.

A conti fatti, il thriller del figlio dell’Alex di Arancia Meccanica, è intenso e piacevole: sa specchiarsi grazie ai tecnicismi e ad una colonna sonora che ricordano i grandi classici e allo stesso tempo sa raccontare qualcosa con i suoi punti di vista psicologici e sociali trattati sempre con imparzialità ed equidistanza, cosa di certo non banale. E che denota un certo carattere.


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