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«Winx», come un successo italiano ha conquistato il mondo

Data alla luce 17 anni fa tra le colline di Loreto (Marche) negli studi della visionaria Rainbow di Iginio Straffi, la saga del Winx Club, sodalizio di giovani amiche dotate di poteri magici, fece il suo esordio televisivo su Rai 2 alle 17:15 del 28 gennaio 2004. Il successo fu travolgente, e da quel giorno le vicende delle 4 fatine apprendiste ha continuato a incantare generazioni di bambine e adolescenti, ritagliandosi a pieno titolo un posto di rilievo nel mondo del film di animazione.

«Fate: The Winx Saga», un nuovo progetto per lo streaming

Dimostrando la loro innata predisposizione al rinnovamento, all’alba del 2021, le Winx approdano all’ultima frontiera dell’intrattenimento, la piattaforma Netflix, che dal 22 gennaio ha in catalogo il live-action della serie Fate: The Winx Saga. Creata da Archery Pictures Production in associazione con Rainbow e diretta da Brian Young (The Vampire Diaries), l’attesissima serie presenta nel cast Abigail Cowen (Le Terrificanti Avventure di Sabrina) nel ruolo di Bloom, Hannah van der Westhuysen nel ruolo di Stella, Precious Mustapha nel ruolo di Aisha, Eliot Salt nel ruolo di Terra, Elisha Applebaum nel ruolo di Musa, Sadie Soverall nel ruolo di Beatrix.

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Il primo trailer è stato diffuso dalla piattaforma streaming il 10 dicembre scorso, anticipando la prima stagione che sarà composta da 6 episodi da 60 minuti ciascuno.

«Winx», le origini di un fenomeno animato

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Ripercorriamo la storia del mito delle Winx, a partire dal loro mondo, Magix, e da Alfea, la scuola dove apprendono i segreti dell’arte magica studiano da fate, simile in tutto per tutto a un college americano.  

Inizialmente in cinque, Bloom, Stella, Flora, Tecna e Musa, cui si aggiungeranno successivamente Aisha e la mortale Roxy, queste giovani fate alle prese con i problemi di tutte le adolescenti grazie alla varietà dei tratti, del colore della pelle, delle chiome bionde, brune, rosse, del carattere  più romantico o più deciso, rappresentano un caleidoscopio nel quale ogni bambina trova necessariamente qualcosa di se stessa, identificandosi nella propria eroina preferita.

Come in ogni fantasy che si rispetti, le Winx hanno delle nemiche, le Trix, le tre streghe rivali. Perfide e senza alcuna pietà, le Trix ricalcano il modello della triade antagonista, tipica della commedia adolescenziale americana già vista in Raven e Mean Girls.

Non può mancare ovviamente la componente maschile, rappresentata dalla scuola di magia di Fonterossa, dove vivono e studiano gli specialisti, Brandon, Riven, Timmy e il principe Sky (ai quali, nel corso delle serie, si uniranno Helia e Nabu), loro coetanei, anch’essi maghi.

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L’amicizia che lega le protagoniste sottolinea l’importanza di far parte di un gruppo senza perdere di vista la propria personalità, mentre l’onestà e la giustizia sono i valori cardine che caratterizzano le giovani fate e i loro amici. La vittoria del bene sul male però è una strada tortuosa che negli anni conduce le Winx attraverso una serie di peripezie, chiamate a confrontarsi anche con temi forti come la morte o la malattia.

«Winx», l’ascesa del mito oltre il cartone animato

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Ispirate alle celebrità dello “showbiz” americano – Bloom è Britney Spears, Stella l’attrice Cameron Diaz, Flora Jennifer Lopez, Tecna la cantante P!nk, Musa l’attrice Lucy Liu, e Aisha Beyoncé – in effetti le Winx avevano già scritto nel loro destino un successo da star. Un po’ europee un po’ anime, le fatine di Magix hanno conquistato 131 paesi con un merchandising tanto vasto da far impallidire anche la Disney, cui si aggiunge la pubblicazione di 16 libri illustrati, 18 romanzi, 6 cd musicali, 12 videogiochi che sono il risultato di un successo globale che ha reso le fate un vero e proprio oggetto di culto.

Pochi anni dopo il loro esordio televisivo, la statunitense Mattel fiutando l’affare inizia a produrre una collezione di bamboline cha passerà alla storia, la Ferrero le sceglie come sorprese per gli ovetti Kinder, mentre McDonald dedica loro uno speciale Happy Meal. Nasce un loro magazine dedicato, corredato di gadget, che diffonde ancora di più la febbre dell’oggettistica targata Winx. Il magazine tratta sì della storia delle Winx, ma dedica molto spazio anche all’attualità, alla cura del corpo e ai problemi di cuore, passando dalla finzione alla vita reale e creando uno strumento di informazione per tutte le bambine che vogliono sentirsi “moderne”.

Le Winx, testimonial per la sostenibilità

Winx Club è il primo cartone animato di casa nostra a rappresentare il Made in Italy nel mondo, e ad essere esportato negli Stati Uniti. Nel 2010, attraverso l’associazione Symbola, le Winx si fanno ambasciatrici della cultura e della sostenibilità, diventando il volto del progetto editoriale intitolato La Green Economy, magie verdi per un mondo migliore. Nello stesso anno vengono scelte dalla regione Marche come testimonial all’Expo 2010 di Shanghai. Uno special spot di 70 secondi dedicato è stato trasmesso anche per Carosello Reloaded.  

Le critiche e messaggi positivi

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Anche per il loro aspetto le Winx sono diventate un modello da imitare, una sorta di enciclopedia animata dei canoni della moda anni 2000, tra minigonne, stivaloni cuissard, capelli fluenti o cortissimi dal taglio asimmetrico e dai colori dal platino al rosa, meches, codini, crop top e magliette monospalla, jeans cargo, pantaloni a zampa, sandali plateau, tute in latex, scaldamuscoli. E se i più bacchettoni le hanno accusate di essere eccessivamente succinte e vistose, i creatori hanno replicato che l’essere di buon esempio non esclude l’essere anche affascinanti e libere di vestirsi esprimendo liberamente la propria personalità.

I personaggi per l’infanzia considerati troppo “ammiccanti” da schiere di madri apprensive non sono una novità nel mondo dell’animazione. A essere travolte dalla stessa polemica furono in quegli anni anche le Bratz, le super truccate bambole con occhi e labbra oversize e scarpe staccabili, oltre alla bersagliatissima Barbie. Perché si ha tanta paura dell’evidenza del corpo etichettando come negativo ogni riferimento legato alla sfera della sessualità?

Dopo anni non sembra che le Winx siano state causa di alcun complesso fisico o estetico, al contrario hanno spinto i bambini a legare tra loro e a ritrovarsi in un gruppo, creando dei piccoli “club”. Rispetto alla forse più narcisa Barbie, infatti, le Winx, moderne moschettiere, hanno sempre mandato un messaggio forte e chiaro al loro pubblico: insieme si vince.

Netflix, l’ultima frontiera e le prime critiche

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Dopo quasi un ventennio dall’uscita del primo episodio le Winx sono rimaste fedeli a se stesse, ma non hanno esitato ad adattarsi alle trasformazioni di un mondo in rapida evoluzione, passando da un’animazione in due dimensioni alla sperimentazione del CGI.

Dopo otto stagioni televisive, tre lungometraggi (di cui uno in 3D), uno spinoff, due live-action chiaramente destinati a un target infantile-adolescenziale e uno spettacolo sul ghiaccio di cui oggi non è rimasta traccia, le Winx si apprestano finalmente a diventare adulte, rivolgendosi a un pubblico più maturo. E il trailer di due minuti diffuso da Netflix a dicembre ha già scatenato le polemiche di appassionati e non. Un cast semi sconosciuto, atmosfere che rimandano inevitabilmente al mito di Twilight, l’eliminazione di alcuni personaggi e la pesante accusa di “whitewashing” sono solo alcune delle osservazioni che puntuali sono arrivate dal web, e a cui la serie dovrà dare una risposta.


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