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Yellowjackets, la storia vera e i riferimenti dell’affascinante survival teen

8 minuti di lettura

Comincia tutto con un disastro aereo, che catapulta una squadra di calcio femminile tra la fitta boscaglia della Columbia Britannica, in Canada. Una storia che riecheggia drammatiche disavventure di cronaca e che porta il titolo di Yellowjackets. In una serie TV da 10 episodi, Ashley Lyle e Bart Nickerson (coppia di autori già nota per Narcos e The Originals), portano su Sky On Demand e NOW TV un prodotto che, a oltre un mese dalla sua uscita, fa ancora parlare di sé.

Con un rating di 8.0 su IMDb, Yellowjackets è un survival teen a sfondo horror che cavalca l’onda del sempiterno Lost. Oltre alla qualità esecutiva, il cast vanta le brillanti presenze di Juliette Lewis e Christina Ricci, volti cult della Hollywood anni Novanta, che abbracciano in chiave rock ‘n’ roll la serialità televisiva. Il piccolo schermo conquista così il conturbante in una reinterpretazione dell’iconico romanzo di William Golding, Il Signore delle Mosche. Ed è subito caccia alle references.

Breve siparietto di trama

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Nel 1996 una squadra liceale di calcio femminile, le Yellowjackets, prende un volo alla volta delle Nazionali. A bordo ci sono anche l’allenatore con i due figli, il vice, una studentessa a supporto della squadra, Misty (Sammi Hanratty) e altri volti destinati a rimanere nell’ignoto dopo il disastroso incidente aereo. Non si sa per quali ragioni, ma il volo non arriva mai a destinazione.

Sin da subito, l’episodio pilota lancia avvisaglie di cannibalismo e loschi culti rituali, facendo da aprifila a una prima stagione che oscilla tra l’oscuro passato adolescenziale e il presente (25 anni dopo), dove ritroviamo quattro delle protagoniste sopravvissute. Qualcuno le ricatta con la minaccia di rivelare gli oscuri atti di cui si sono macchiate nei 19 mesi in cui sono state dimenticate dal resto del mondo.

Yellowjackets e il suo progenitore postbellico

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Sembra che Yellowjackets abbia già ottenuto la green light per una seconda stagione, indispensabile per una storia che rimane sospesa sul finale, lasciando gli spettatori affamati. Il progetto prevedrebbe una trasposizione su cinque stagioni, per un Signore Delle Mosche al femminile che vanta circa 180 colpi di scena nella sua evoluzione. Con il classico di William Golding del 1954, poi trasposto nell’omonima pellicola di Peter Brook del 1964 (disponibile su Prime Video), la Serie TV condivide alcuni appigli narrativi.

L’incidente aereo, lo sfondo scolastico e di squadra, l’ambiguità cannibale e il misticismo si affacciano su uno scenario che si nutre di disturbante. L’esigenza di sopravvivenza, spinta da un’ingenuità più adulta in Yellowjackets, unisce e divide il gruppo nell’eterno scontro manicheo tra bene e male, appoggiato a sfumature ambivalenti. Lo dimostra il personaggio di Misty, da adulta interpretata da Christina Ricci, che abbraccia il gusto freak dell’outsider in una personalità indecifrabile.

La parabola adolescenziale in un’oasi di solitudine

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“È stato traumatico perché eravamo adolescenti” cita una frase di The Wilds, prodotto di Amazon Prime del 2020 che per tematiche e cronologia più si avvicina a Yellowjackets. Nello stesso anno esce anche su Sky On Demand They Were Ten, trasposizione del classico di Agatha Christie che raccoglie l’eredità misteriosa di un’isola e dei suoi segreti. Tuttavia, The Wilds incanala le sfaccettature di un’età di transizione, l’adolescenza, in una storia a protagonismo femminile.

L’eredità comune appartiene a Lost, madre dei survival anni 2000 estesa su 6 stagioni, che sceglie un’isola delle Hawaii come location. Per The Wilds la scelta ricade su Auckland, in Nuova Zelanda, e raccoglie le storie di un gruppo di ragazze naufragate su un’isola a seguito della caduta dell’aereo che le avrebbe portate a un ritiro di empowerment femminile. Tra di loro si sviluppa quindi un complesso sistema di relazioni che fa leva su fragilità e sviluppi formativi di un periodo della vita in continua trasformazione.

L’abbandono, la solitudine e lo spirito comunitario di sopravvivenza porta le ragazze a confrontarsi in un limbo in cui il tempo è sospeso. Solo le memorie del passato conservano viva voce in una dimensione in cui affacciarsi ai problemi di ieri testimonia l’esistenza di un’adolescenza che non è stata vissuta a pieno, prima di imbattersi in un evento traumatico.

La storia dietro Yellowjackets

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La fantasia trae però la sua linfa nutriente dalla realtà, che nel caso di Yellowjackets rimanda a un noto evento di triste memoria. Trattasi dello schianto del volo 571 dell’aeronautica uruguayana, con a bordo una nota squadra di rugby. La caduta dell’aereo sulle Ande, il 13 ottobre 1972, ha trascritto le pagine di cronaca di una realtà apparsa sullo schermo nel 1993 con Alive-Sopravvissuti di Frank Marshall, con protagonista Ethan Hawke.

Il film è a sua volta un adattamento del libro di Piers Paul Read, Tabù (1974), con riferimento alla sacralità e all’inviolabilità di una consuetudine socialmente accettata. Ecco dunque che l’episodio di cannibalismo conosciuto ai più evoca l’apice drammatico di una costellazione di momenti indimenticabili contro la ferrea volontà di dimenticarli. Tracce impresse in una memoria chiusa allo sguardo di chi non può condividerla.

L’eredità romantica in un crescendo rock

La zattera della Medusa di Théodore Géricault

Nel 1819, La zattera della Medusa di Théodore Géricault divenne il simbolo romantico del canto del cigno di un gruppo di naufraghi. La Storia e la pittura, così visceralmente legate, abbracciano un dramma condiviso in una rappresentazione carnale e tangibile allo sguardo dell’osservatore. Nel gruppo di superstiti si legge la speranza nella disperazione, in una costellazione di storie non scritte, che nella serialità si sarebbero tradotte nella pluridirezionalità delle sotto-trame.

Yellowjackets traduce l’isolamento, lo spirito di sopravvivenza e la formazione in una colonna sonora rock. Da Kim Wilde ai Prodigy, dagli Ultravox ai Cranberries, fino alla potenza mistica di Alanis Morisette, la grandiosità figurativa romantica espleta la sua eredità in una serie TV dal profumo di cult che evoca la nostalgia rock degli anni Novanta. Le amicizie, gli amori, i tradimenti e la fascinazione dell’occulto avvolgono una sinfonia horror survival che incorpora una storia teen inusuale.


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Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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