Lathimos

Innamorati di Yorgos Lanthimos: guida alla filmografia

Esponente di punta del cinema greco contemporaneo, Yorgos Lanthimos ha trovato presto il modo di varcare i confini nazionali per affermarsi in tutto il mondo. Regista/re Mida, ogni sua opera sembra destinata al successo. In un panorama cinematografico dominato dalle produzioni hollywoodiane, Lanthimos ne sfida i canoni e ne rovescia le convenzioni, trasportando lo spettatore in mondi surreali e brutalmente affascinanti, che non ammettono mezzi termini: Yorgos Lanthimos lo si ama o lo si odia.

Yorgos Lanthimos: di chi stiamo parlando

Nato ad Atene nel 1973, Yorgos Lanthimos manifesta fin da giovane la passione per il cinema. Dopo aver studiato regia alla Stavrakos Film School, spazia tra spot televisivi, video musicali, spettacoli teatrali e cortometraggi, di cui è spesso anche sceneggiatore.

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Nel 2001 approda sul grande schermo come co-regista del lungometraggio O kalyteros mou filos, ma è nel 2005 che firma quella che può davvero essere considerata la sua opera prima: Kinetta, esordio di un percorso prolifico e lastricato di soddisfazioni e riconoscimenti. Ogni sua partecipazione ai Festival più prestigiosi, infatti, gli riserverà almeno un premio, accrescendone la fama. Fama che lo porterà a dirigere divi del calibro di Colin Farrell, Nicole Kidman, Emma Stone; protagonista, quest’ultima, de La favorita, film che più di tutti ha attirato sul regista greco l’attenzione del grande pubblico, consacrandolo definitivamente.

Per iniziare: «The Lobster»

Titolo: The Lobster
Anno: 2015
Durata: 118′
Interpreti: Colin Farrell, Rachel Weisz, Olivia Colman, John C. Reilly, Ben Whishaw, Léa Seydoux

Con Lanthimos, è inutile iniziare in punta di piedi. La cosa migliore è quindi cominciare con The Lobster – il suo primo film in lingua inglese – nel quale i temi più cari all’autore, come il sovvertimento delle strutture sociali, l’amore non-romantico (o la totale assenza di esso) e il mancato controllo dell’uomo sulla propria esistenza, prendono vita all’interno di un mondo surreale e a tratti grottesco.

In una società distopica in cui essere single non è concesso, David (Colin Farrell) viene portato in un albergo in cui lui e gli altri ospiti dovranno trovare un partner entro quarantacinque giorni. Nel caso ciò non accadesse, essi sono condannati a venire trasformati in un animale da loro precedentemente scelto.

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Il fatto di essere un film di fantascienza non impedisce a The Lobster di interrogare lo spettatore sulla sua condizione di essere umano, costantemente in bilico tra i propri desideri e le aspettative nutrite dalla società.
Premio della giuria al Festival di Cannes, con questo film Lanthimos attira l’attenzione del panorama cinematografico internazionale, lasciando il pubblico estasiato, ma anche titubante e scettico; comunque, senza dubbio, non indifferente.

Contro il “solito” Lanthimos :«La favorita»

Titolo: La favorita (The Favourite)
Anno: 2018
Durata: 120′
Interpreti: Olivia Colman, Rachel Weisz, Emma Stone, Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss

Per prendersi una pausa dagli universi stranianti e straniati di Lanthimos, l’ideale è continuare con l’unico dei suoi film di cui non è sceneggiatore: La favorita.

Inizio XVIII secolo, l’Inghilterra è in guerra con la Francia e la regina Anna (Olivia Colman), vedova e malata, pone nelle mani della fidata consigliera Lady Marlborough (Rachel Weisz) le questioni politiche di cui lei non ha la forza, le competenze o il desiderio di occuparsi; nonché il soddisfacimento di qualunque suo capriccio. La posizione di favorita della regina di cui gode Lady Marlborough viene però messa in discussione dall’arrivo a corte della giovane Abigail Masham (Emma Stone). Bella e intraprendente, la ragazza riesce rapidamente a farsi notare dalla sovrana, che, crogiolandosi nelle attenzioni ricevute, si fa spettatrice compiaciuta del conflitto tra le sue due pupille.

Gran premio della Giuria e Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia e candidato a 10 premi Oscar, con questo film Lanthimos ha reso impossibile ignorarlo anche al grande pubblico. Non stupisce, però, che un successo così clamoroso sia giunto con il suo lungometraggio più “moderato”, distante dalle durezze di immagini e linguaggio tipiche dei suoi lavori precedenti.

Arme vincenti de La favorita sono la pungente ironia, la satira feroce, le magnifiche interpretazioni, la messa in scena – impreziosita da mobili dorati, giganteschi arazzi e serate al lume di candela – e, da ultimo, una regia che non ha paura di osare.

Il vero Lanthimos: «Kynodontas»

Yorgos Lanthimos

Titolo: Kynodontas
Anno: 2009
Durata: 94′
Interpreti: Michele Valley, Christos Stergioglou, Christos Passalis, Angeliki Papoulia, Mary Tsoni, Anna Kalaitzidou

Dopo due opere in lingua inglese, è giunta l’ora di un brusco ma necessario approdo nel Lanthimos più spietato con la visione del folgorante Kynodontas, prima ma non ultima co-sceneggiatura accanto a Efthymis Filippou.

In un’apparentemente normale famiglia borghese, Madre (Michele Valley) e Padre (Christos Stergioglou) si dedicano personalmente all’educazione dei figli (Christos Passalis, Angeliki Papoulia, Mary Tsoni), ormai non più adolescenti, ma mantenuti in uno stato di perpetua immaturità. Ai tre, infatti, è severamente proibito oltrepassare l’alta recinzione che circonda il giardino di casa e, per disincentivare la loro curiosità, i genitori hanno inventato storie raccapriccianti su ciò che si trova dall’altra parte. La totale assenza di un qualsivoglia contatto dei ragazzi con il mondo esterno permette agli adulti di avere un totale e dispotico controllo sulle loro esperienze, credenze e conoscenze, facendo della villetta famigliare un regime tirannico in miniatura.

Premio Un certain regard al Festival di Cannes, non si può dire di amare Lanthimos senza prima aver visto Kynodontas. Spietato, a tratti violento e scandito dalla voce piatta e monotona dei suoi protagonisti, in alcuni momenti potrebbe persino risultare difficile credere che il regista di Kynodontas sia lo stesso de La favorita, film accomunati, però, dal tono satirico e dalla crudele ironia.
Kynodontas, costruito sui corpi dei suoi protagonisti, inquadrati da uno sguardo mai banale o convenzionale, rispecchia il suo regista: lo ami o lo odi, ma, comunque, non lo dimentichi.

Da evitare la prima volta: «Il sacrificio del cervo sacro»

Yorgos Lanthimos

Titolo: Il sacrificio del cervo sacro (The Killing of a Sacred Deer)
Anno: 2017
Durata: 121′
Interpreti: Colin Farrell, Nicole Kidman, Barry Keoghan, Raffey Kassidy, Sunny Suljic, Bill Camp

Se si desidera scoprire Yorgos Lanthimos, un film da cui non partire è Il sacrificio del cervo sacro. Inquietante e dal linguaggio ampiamente simbolico, la cupezza e la complessità di questa pellicola potrebbero portare lo spettatore neofita ad allontanarsi in toto dal regista greco, privandosi così di una meravigliosa scoperta.

Anche in questo caso, fulcro della narrazione è una famiglia borghese (evidentemente tra i bersagli preferiti di Lanthimos) composta dai due genitori medici Anna (Nicole Kidman) e Steven Murphy (Colin Farrell), la figlia adolescente Kim (Raffey Cassidy) e il piccolo Bob (Sunny Suljic). I quattro conducono una vita che, più che normale, si potrebbe definire anestetizzata: le conversazioni sono terribilmente convenzionali ed emotivamente spente e i gesti d’affetto e di amore, seppur non assenti, sembrano privati di ogni passione. Sarà l’incursione del giovane Martin (Barry Keoghan), figlio di un ex paziente di Steven, a sbugiardare drasticamente la messa in scena della famiglia perfetta, gettando i Murphy in un inconcepibile e tremendo incubo.

Ne Il sacrificio del cervo sacro temi quali l’ossessione morbosa e il sesso come atto estraneo all’amore emergono all’interno di un’atmosfera horror profondamente disturbante.
Miglior sceneggiatura al Festival di Cannes, per goderselo appieno è necessario conoscere e soprattutto essere già scesi a patti con la singolare poetica del suo autore.

Per innamorati: «Kinetta»

Yorgos Lanthimos

Titolo: Kinetta
Anno: 2005
Durata: 95′
Interpreti: Evangelia Randou, Aris Servetalis, Costas Xicominos, Hector Kaloudis

Solamente in seguito alla visione dei quattro film appena descritti si potrà arrivare preparati a quello che è stato il primo lungometraggio di Yorgos Lanthimos: Kinetta.

Le idee di cinema, di personaggio e di uomo proprie del regista greco sono già in gran parte contenute in questo film, che, realistico e surreale al contempo e impossibile da riassumere in un tentativo di trama, può essere apprezzato solo da occhi innamorati.

Per onor di completezza, nominiamo l’unico film rimasto fuori dalla nostra guida, ma che merita, al pari degli altri, una visione: Alps (2011)


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Cristina Sivieri