Nel documentario di Gibney, Musk ha alle spalle la bandiera degli Stati Uniti.

Venezia 83 – Musk, la storia del miliardario truffatore

/
7 minuti di lettura

Il pluripremiato regista statunitense Alex Gibney sforna un’altra perla documentaristica con il lungometraggio Musk, presentato Fuori Concorso all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, dove ripercorre i punti salienti della controversa carriera di Elon Musk.

Musk e la sua criminosa ascesa al potere

Dopo gli exploit della campagna elettorale trumpiana, Elon Musk è sicuramente il miliardario più riconoscibile al mondo, e, all’apice del suo immenso potere economico e mediatico, è diventato una figura intoccabile, un dio della contemporaneità. In Musk, Gibney ne mostra gli aspetti meno noti e più controversi: dai fallimenti che costellano la carriera del miliardario alle dubbie manovre di taglio all’interno del governo statunitense, profilandone la figura del truffatore perfetto.

Musk stesso è convinto che la realtà non sia nient’altro che una simulazione molto convincente; di conseguenza, si è creato un personaggio – come in un videogioco – che non deve rispondere a nessuno se non a sé stesso. All’interno di questa simulazione personale, la sua immagine pubblica è costruita a tavolino, ma nasconde una realtà fatta di misoginia, razzismo, tossicodipendenza e potere.

Musk mostra fin da subito gli inizi della carriera del miliardario statunitense alle prese con le sue prime aziende, tutte fallimentari. Con un gioco di prestigio, però, Musk ne usciva sempre in piedi, con più soldi e, soprattutto, aumentando esponenzialmente il suo valore da imprenditore. Dopo la fondazione di SpaceX, l’azienda di produzione di razzi aerospaziali, segue la fondazione di Tesla, di cui Musk, però, non è nemmeno il vero fondatore. Martin Eberhard, ingegnere e imprenditore statunitense, è la mente dietro alla rivoluzione delle batterie al litio come carburante.

Alex Gibney, Zoe Schiffer, Ashley St. Clair durante il red carpet di Musk a Venezia 83
Alex Gibney e Zoe Schiffer durante la conferenza stampa di Musk a Venezia 83
(ph. Andrea Avezzù – Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)

Da questo momento, Gibney inizia a tenere traccia del modus operandi del miliardario: il controllo dell’opinione e dei discorsi che lo vedono protagonista. E così, Martin Eberhard viene estromesso da Tesla e Musk ne diventa il fondatore; le auto sono in grado di guidarsi da sole e non sono – come effettivamente è accaduto – responsabili della morte di centinaia di persone a causa dell’inadeguatezza del software di guida automatica “Autopilot”; le caratteristiche di Tesla sono ingigantite per ricevere più sovvenzioni statali; e il valore azionario delle società di Musk continua a salire vertiginosamente. Ma il tutto si regge su un cumulo di bugie.

Con l’acquisizione di Twitter, il modus operandi di Musk si cristallizza in un comportamento irresponsabile e pericoloso: lo smantellamento sistematico di un’azienda per il proprio tornaconto personale. Un conto è farlo con Twitter, ma farlo con gli enti governativi è un altro paio di maniche. Dopo aver reso Twitter il suo Vangelo tecnologico, contribuendo alla proliferazione di razzisti, omofobi, pedofili – tutti militanti sotto lo stendardo della libertà di parola –, la sua ambizione malata si rivolge al governo degli Stati Uniti. Finanzia la campagna elettorale di Donald Trump e finisce per diventare parte integrante dell’organico governativo.

Giustificato da una presunta missione volta a risanare i bilanci dello Stato, Musk smantella una a una le istituzioni governative statunitensi che, guarda caso, avevano iniziato a indagare su di lui e sulle sue aziende, creando un debito gigante per le future generazioni negli Stati Uniti.

Le ossessioni di Musk come unica bussola morale

Alex Gibney e Zoe Schiffer durante la conferenza stampa di Musk a Venezia 83
Alex Gibney e Zoe Schiffer durante la conferenza stampa di Musk a Venezia 83
(ph. Jacopo Salvi – Courtesy Archivio Storico La Biennale di Venezia)

Il ritratto che Gibney fa di Musk in queste quattro ore di documentario è poco incoraggiante. Musk è un uomo piccolo, un nano con la sindrome di Napoleone, con le sue ossessioni come unica bussola di vita.

È ossessionato dall’opinione della gente comune, arrivando a cambiare l’algoritmo di Twitter per dare più visibilità ai suoi post, un comportamento di un bambino con un disperato bisogno di attenzioni. È ossessionato dalla fantascienza, per questo fonda aziende con la promessa – mai mantenuta e, francamente, delirante – di colonizzare lo spazio. È ossessionato dai videogiochi e ha la convinzione pressoché assoluta che l’umanità viva all’interno di una simulazione – da cui Gibney trae l’idea brillante della presenza simulata di Musk nel documentario, poiché il miliardario ha rifiutato qualsiasi intervista.

Ma ciò da cui è più ossessionato è la figura messianica che si è costruito negli anni. Secondo la sua mente malata, Musk è il grande salvatore dell’umanità, il superuomo che si sobbarca il peso di decisioni criminali per il bene comune – una retorica di deresponsabilizzazione totale. È sempre colpa di qualcun altro: del mercato, del governo, della sinistra. Le decisioni, però, sono le sue.

È sua la decisione di presentare le auto di Tesla come capaci di guidarsi da sole, causando centinaia di morti; è sua la decisione di smantellare istituzioni governative di fondamentale importanza per l’umanità – come USAID – per tornaconto personale; ed è sempre sua la decisione di creare un’AI che contribuisce alla diffusione di pedopornografia online perché priva di regolamentazioni. Se si sposta il confine della morale e dell’etica sempre più in là, allora niente è più grave. E per Musk, ormai, è così.


Seguici su InstagramFacebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

Classe 1997, laureata in lingue, traduttrice appassionata di cinema. Quando non sono alle prese con un testo o con un film, sto probabilmente cercando di salvare il mondo in qualche videogioco.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.