Diretto dal regista Chong Keat Aun, Mother Bhumi (2026) spazia tra confini politici e misticismo in un dramma cupo e a tratti confuso, con una performance d’eccezione della diva protagonista Fan Bingbing. L’attrice, anni dopo la controversia in patria che l’ha vista sparire dalle scene, ha ricevuto al Far East Film Festival di Udine il Gelso d’Oro alla Carriera per più di trent’anni di attività nel mondo del cinema asiatico e internazionale. L’interpretazione in Mother Bhumi le è valsa la vittoria come miglior attrice ai Golden Horse Awards, la prima vittoria in assoluto per un’attrice cinese.
Mother Bhumi, la critica velata delle campagne malesi
In Mother Bhumi, Hong Im è una contadina vedova di origini in parte siamesi e in parte cinesi che vive insieme ai figli in campagna. Trascorre la giornata a lavorare nei campi per poi curare i bisogni spirituali dei vicini durante la sera, sorbendosi l’odio sovrannaturale che aleggia nell’aria, nonché i problemi burocratici di assegnazione dei terreni. Difatti, nonostante nel film siano ormai gli anni Novanta, la gente del posto subisce ancora le conseguenze del colonialismo inglese, manifeste in una disputa sulla proprietà dei terreni che dura dal trattato anglo-siamese del 1909.

Di riflessioni sul colonialismo, però, ne vediamo ben poche. L’ambientazione sembra un involucro vuoto, una scusa per mostrare la sconfinata natura delle campagne malesi attraverso le grandiose immagini del regista Chong Keat Aun. Il regista di Mother Bhumi non è estraneo ai circuiti festivalieri, con film come Snow in Midsummer (2023) presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione delle Giornate degli Autori, o Pavane for an Infant (2024), in concorso al Tokyo International Film Festival, e infatti sembra non riuscire a scostarsi dal puro formalismo dell’inquadratura che tanto piace ai festival cinematografici.
Il tema di Mother Bhumi è indubbiamente caro a Chong Keat Aun, poiché lui stesso ha affermato in un’intervista di essere cresciuto in quelle stesse campagne malesi da genitori che praticavano le arti sciamaniche. In più, Chong è sempre stato legato a tematiche sociali del suo paese natio, come è ben visibile dai lavori precedenti. Tuttavia, Mother Bhumi pecca di eccessivo pressapochismo e di una confusione generale in ciò che vuole trasmettere allo spettatore, appesantendolo con due ore di immagini in libertà, mozzafiato, ma sterili nella sostanza.
Mother Bhumi, la forzata riappropriazione femminile
Il discorso sulla femminilità è forse, tra tutti, quello meno riuscito di Mother Bhumi. Nella prima scena, Hong Im (Fan Bingbing) pratica un rituale sciamanico su una donna incinta, che sarà vittima poco dopo di un incidente stradale. Dopo questo primo episodio, il ruolo della femminilità nel film sembra relegato a scene di esorcismi sciamanici di dubbia rilevanza.

L’universo femminile tocca il suo apice nel terzo atto del film, accompagnato da una forte spinta sulla componente sovrannaturale. Nelle scene finali, tra colonne falliche, embrioni abortiti in teca e magia nera, Mother Bhumi perde il focus su ciò che vuole comunicare allo spettatore, diventando un’accozzaglia di elementi che avrebbero detto di più se presi e sviluppati singolarmente, e che pagano lo scotto di essere stati accorpati in un unico film, depotenziandone molto il messaggio.
Mother Bhumi, una straordinaria Fan Bingbing
Irriconoscibile in Mother Bhumi nel ruolo di Hong Im, Fan Bingbing è l’icona del cinema cinese, la diva per eccellenza. Nota principalmente per ruoli in film come I am not Madame Bovary, oltre che per quelli in grandi produzioni hollywoodiane come Iron Man 3 o X-Men: Giorni di un futuro passato, per il ruolo in Mother Bhumi, l’attrice si trasforma completamente, stravolgendo l’immagine perfetta a cui ha abituato i fan. In Mother Bhumi, Fan Bingbing veste panni inusuali per l’icona di bellezza e eleganza che rappresenta. La vediamo infatti senza trucco, con una protesi al naso, sudata, sfatta, stanca – una delle migliori interpretazioni nella carriera dell’attrice.

Durante la cerimonia di premiazione per il Gelso d’Oro alla Carriera al Far East Film Festival di Udine, l’attrice ha dichiarato di essersi completamente affidata a Chong Keat Aun per il ruolo in Mother Bhumi, stravolgendo per volontà del regista la sua immagine e regalando al pubblico un’interpretazione fantastica. Purtroppo, la straordinaria interpretazione di Fan Bingbing non basta a dare sostanza a Mother Bhumi, un film incompleto che cerca di parlare dell’ingiustizia del colonialismo e del controllo del corpo femminile, perdendosi in fantasmi del sovrannaturale e in un’abbozzata riflessione filosofica sulla cattiveria e sull’odio, mai davvero sviluppata del tutto.
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