Vedere con i propri occhi una leggenda del cinema mondiale fa un certo effetto, e chi era presente all’edizione del Far East Film Festival 2026 può confermarlo: Yuen Woo-ping, celebrato con il Gelso d’Oro alla Carriera prima della proiezione del film di chiusura del festival, il suo Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert.
Blade of the Guardians, chi è Yuen Woo-ping?
Prima di Blades of the Guardians, dal 1945 Yuen Woo-ping ha respirato in famiglia quell’aria di cinema e di arti marziali che lo ha accompagnato per tutta la vita. Dal padre, attore e coreografo di arti marziali, ha imparato le tecniche di combattimento che ha sfoggiato successivamente nella sua lunga carriera, per poi passare alla fine degli anni Settanta alla regia, dirigendo un giovanissimo Jackie Chan a inizio carriera.
Yuen Woo-ping al Far East Film Festival 2026.
Dopo innumerevoli produzioni d’azione di livello, il regista di Blades of the Guardians ha attirato l’attenzione di Hollywood, esportando in tutto il mondo l’azione tipica dei film di Hong Kong con titoli come Matrix (1999) di Lana e Lilly Wachowski, film avanguardistico anche grazie alle indimenticabili scene d’azione coreografate da Yuen; o La tigre e il dragone (2000) di Ang Lee, in cui per la prima volta Yuen mostra al grande pubblico il genere wuxia con il cosiddetto wire fu, i combattimenti di arti marziali sospesi in aria tipici di Hong Kong; o ancora Kill Bill: Volume 1 (2003) e Kill Bill: Volume 2 (2004) di Quentin Tarantino.
Blades of the Guardians, la cavalcata nel deserto
Tratto dalla pluripremiata e omonima serie a fumetti cinese, Blades of the Guardians racconta la storia di Dao Ma, un cacciatore di taglie, durante gli anni di potere della dinastia Sui in Cina. In fuga dal suo passato come guardia imperiale insieme a Xiao, Qi, il nipotino e compagno di avventure, Dao Ma vaga per il deserto cinese scovando i ricercati in cambio di denaro. Durante una delle sue ricerche si scontra con un governatore corrotto e, dopo averlo ucciso, trova protezione nel villaggio Mojia.

Il capovillaggio Lao Mo (Tony Leung Ka-fai) gli affida il compito di scortare il ricercato numero uno, il rivoluzionario Zhishilang (Sean Sun), a Chang’an. Il mondo di Blades of the Guardians non fa sconti a nessuno e Dao Ma si ritrova a dover fare i conti con soldati nemici, altri cacciatori di taglie e il khan di un clan nemico, prima dell’epica battaglia finale con un vecchio compagno d’armi in cerca di vendetta.
Blades of the Guardians, Yuen Woo-ping più in forma che mai
Le motivazioni personali dei vari personaggi sono volutamente messe in secondo piano in un film d’azione a chiara ispirazione western: l’eroe solitario, i paesaggi deserti, la colonna sonora – un western squisitamente cinese, poiché amalgama gli stilemi di un genere ben codificato del cinema globale con le arti marziali tradizionali e la storia della Cina antica, che si portano dietro una grandiosità ormai difficile da trovare nel cinema occidentale moderno.
Le forze a cui sono soggetti i personaggi sono semplici, così come semplice è la loro risposta: il torto subito è sempre seguito da un desiderio di vendetta – un banale rapporto di causa e conseguenza che non richiede alcuno sforzo interpretativo allo spettatore e non finge di essere niente di diverso da ciò che è. Ma è proprio la semplicità della sceneggiatura di Blades of the Guardians che ha permesso di mettere in risalto le scene d’azione che lo compongono, eseguite dai vari personaggi con estrema naturalezza e verosimiglianza, nonostante le dimostrazioni di forza e agilità si avvicinano di più al mondo sovrannaturale.

Degli intrighi politici che compongono la trama affrettata e scricchiolante di Blades of the Guardians allo spettatore non interessa. E non interessa neanche a Yeun Woo-ping. I combattimenti mozzafiato sono la vera forza di Blades of the Guardians – coreografati, eseguiti, girati, e montati con il talento che contraddistingue Yeun e gli attori professionisti di arti marziali del calibro di Wu Jing, Jet Li e Max Zhang.
Blades of the Guardians riesce nel nobile intento di offrire allo spettatore l’intrattenimento esaltante, puro e disinteressato che da qualche anno manca nel cinema hollywoodiano ed europeo, ormai costretto in un loop di produzioni costose con pretesti narrativi spesso più drammatici del necessario. Il film di Yuen Woo-ping ricorda allo spettatore i tempi in cui il cinema si prendeva meno sul serio, in favore di quella meraviglia euforica offerta da un film d’azione girato come solo un maestro di arti marziali sa fare.
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