Vincitore di vari premi, tra cui il Contrechamp Grand Prix al Festival internazionale del film d’animazione di Annecy, Endless Cookie (2025) è un documentario dall’animazione psichedelica che denuncia la situazione delle popolazioni indigene in Canada. Il film è disponibile su MUBI dal 17 aprile.
Endless cookie, il caos della famiglia
Creato, diretto e sceneggiato dai fratellastri Pete e Seth Scriver, il primo nativo canadese, il secondo bianco, Endless Cookie parla di Pete, della sua famiglia e della storia degli indigeni in Canada attraverso un disegno e un’animazione psichedelici e assolutamente pop. Un’animazione in sovraccarico che ben si addice alla confusione connaturata del processo di creazione di Endless Cookie: le registrazioni in presa diretta delle conversazioni tra Pete e Seth – classico modus operandi documentaristico – spesso subiscono brusche interruzioni da parte dei numerosi figli (e cani) di Pete. Il ritmo del documentario risulta in tal modo spezzato e caotico, come un enorme flusso di coscienza collettivo.

Questo caos intrinseco si fa sentire anche dalla scelta di raccontare diversi episodi di vita quotidiana in diverse linee temporali, come accade nell’intimità familiare. Di base, Endless Cookie racconta il making of di un documentario. Seth chiede al fratello Pete di partecipare al progetto in quanto non c’è nessuno che racconta le storie come lui. Da quando Pete accetta, il documentario si trasforma in un tour de force di racconti. Dalla storia della trappola per orsi, al gufo che non si stacca dal braccio di un amico, passando per la costruzione di un teepee, Endless Cookie è una rappresentazione tumultuosa ma verace di cosa significa vivere con gli Scriver nella comunità indigena di Shamattawa.
Endless Cookie, la denuncia del sistema occidentalocentrico

Endless Cookie ha l’ambizione di essere un film divertente, bello, spirituale, politico, complesso, semplice e vero, come dice Seth al fratello in una telefonata. Ambizione che, seppur con qualche difficoltà, porta a termine creando un documentario animato innovativo e fresco – un’allucinazione stroboscopica che si avvicina alla concezione di totalità propria dello sciamanesimo. Difatti, non sono pochi i riferimenti alle credenze sciamaniche proprie degli antenati della comunità, trasmesse poi alle generazioni successive in uno sforzo di preservare il retaggio culturale dei nativi.
Tra i salti carpiati della sceneggiatura, Endless Cookie ha il merito di fornire un chiaro quadro di denuncia sulla situazione canadese contemporanea. Problemi come il razzismo nei confronti dei nativi, il livello di estrema povertà di alcune famiglie, il moderno costo della vita che ha raggiunto apici folli sono argomenti che Endless Cookie porta sul grande schermo, evidenziando come non siano solo problemi dei vicini Stati Uniti d’America, ma facciano parte del sistema occidentalocentrico ancora troppo radicato nel mondo.

In Endless Cookie, un esempio notevole è la storia su Rusty Redhead – un evidente episodio di colonialismo e forzata occidentalizzazione delle popolazioni indigene. Rusty fu sequestrato da bambino dal governo canadese e portato in una scuola residenziale, dove fu tenuto, senza possibilità di vedere la famiglia, fino ai 19 anni. Nella storia canadese, le scuole residenziali furono strutture governative attive dal 1863 al 1998 in cui furono rinchiusi circa 150 mila bambini prelevati da famiglie indigene con lo scopo di cancellare in loro ogni traccia delle tradizioni locali. I bambini subirono abusi e violenze – molti di loro persero persino la vita – tali da considerare questo capitolo di storia canadese come un genocidio culturale ai danni della popolazione indigena.
Endless Cookie è volutamente caotico, difficile da seguire e a tratti incomprensibile, così come qualsiasi cosa si scosta anche solo un po’ dalla nostra quotidianità, ma invita lo spettatore a seguirne il ritmo, e ricorda al mondo l’importanza delle tradizioni e delle storie che non bisogna mai dimenticare.
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