Il silenzio degli altri Eva Libertad

Il Silenzio Degli Altri, comunicazione, cura e cinema verità

9 minuti di lettura

Il Silenzio Degli Altri (Sorda), arriva nelle sale italiane dopo essere stato presentato al 75° Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dove ha ottenuto il Premio del Pubblico nella sezione Panorama, e aver vinto i premi per Miglior Regista Esordiente, Miglior Attrice Esordiente (Miriam Garlo) e Miglior Attore non Protagonista (Alvaro Cervantes) alla 40° edizione dei Premi Goya.

Essere madre, sorda, in un mondo che non ti ascolta

Il silenzio degli altri Eva Libertad

Eva Libertad, al suo primo lungometraggio di cui firma regia e sceneggiatura, sceglie di sviluppare il nucleo narrativo del cortometraggio “Sorda, da lei co-diretto nel 2023, girato in lingua dei segni e già candidato ai premi Goya. Il risultato è un’opera di finzione capace di contaminarsi con temi e forme del documentario sociale. Il Silenzio Degli Altri mette in scena frammenti di quotidianità di una persona non udente che vive la propria condizione attraverso le diverse dimensioni sociali, lavorative, familiari e amicali, nel limbo tra l’affermazione della propria dignità ed emancipazione e un contesto che può essere strutturalmente escludente.

Anche acquistare un apparecchio acustico diventa un’esperienza surreale se il commesso non conosce la lingua dei segni. E un momento travolgente come il partodurante la preparazione del film, Eva Libertad ha intervistato diverse madri sorde – diventa drammatico e disorientante, disperato, se si nega la possibilità di comprendere cosa sta accadendo, in assenza di un interprete, di un compagno che possa comunicare, di una formazione adeguata dei sanitari. Come si rinfacciano i due protagonisti al punto di svolta del film: “Il mondo è udente” e Non hai idea di cosa significhi essere sorda, è una merda”.

Come si cura la comunicazione possibile

Il silenzio degli altri Eva Libertad

La comunicazione possibile (e impossibile) è un centro gravitazionale intorno a cui si sviluppano i personaggi de Il Silenzio Degli Altri. Angela, non udente, e la sua famiglia udente: il compagno Hector, la figlia appena nata, Ona, il cane e i genitori di lei.

Miriam Garlo, sorella della regista che interpreta la protagonista Angela, porta sullo schermo la propria esperienza di persona non udente, come già era avvenuto in Sorda. Il cortometraggio, come ha raccontato Eva Libertad, era nato proprio da una sua riflessione sulla maternità e le paure, il senso di inadeguatezza, che possono accompagnarla, mentre il rapporto tra le due sorelle, una sorda e l’altra udente, si riflette anche nelle sfaccettature dei due protagonisti del film.

Il racconto di un vissuto reale non priva Il Silenzio Degli Altri di una forza narrativa non didascalica e non forzatamente emozionale, costruita affastellando, una dopo l’altra, dinamiche ordinarie, quotidiane, che si misurano con relazioni che necessitano di cura e che, quando questa cura si sfilaccia, possono finire per lacerare anche i legami che si pensavano più solidi e profondi.

Il Silenzio Degli Altri, il punto di vista di chi non può sentire

Il silenzio degli altri Eva Libertad

Dalle riprese fino alla distribuzione, con Il Silenzio Degli Altri la regista ha voluto costruire un set e un film pienamente accessibili alle persone non udenti. Scegliendo di non spiegare una vita non udente ma di rappresentarla direttamente e, soprattutto, di portarla fuori dallo schermo, nell’esperienza di chi vede il film, inserendola nella percezione degli spettatori.

È un passaggio che avviene attraverso l’uso dei sottotitoli, che troviamo fin dai primi frame de Il Silenzio Degli Altri, non soltanto per “tradurre” il linguaggio dei segni utilizzato dai protagonisti sordi, ma anche per esplicitare quei dialoghi, suoni e rumori che una persona udente ascolta direttamente.
Fino a comprendere in prima persona, nell’esperienza di chi guarda, l’essenzialità di quei sottotitoli per “sentire” cosa avviene, quando nell’ultimo tratto del film, al punto di rottura della comunicazione tra i due protagonisti, il racconto si sposta tutto all’interno del punto di vista, e di ascolto, di Angela.

Il Silenzio Degli Altri è un’esperienza di confine tra il mondo non udente, che ha costruito e codificato i propri spazi di comunità – dove è possibile comunicare, costruire una famiglia, andare a cena insieme o a ballare – e la determinazione nell’affermare una dignità, e un effettivo riconoscimento di sé, che passano attraverso la costruzione di dialoghi faticosi ma necessari, vitali, per stare nel mondo che è abituato a sentire. Un confine che può arrivare a lambire la vita più intima, ad attraversare una coppia, il rapporto tra una madre e una figlia appena nata o tra una figlia ormai adulta e i suoi genitori.

Stare su questo confine, attraversarlo, evitare che si trasformi nella frattura dell’incomunicabilità, significa ricostruire continuamente nuovi equilibri. Perché, questo emerge nella parte finale de Il Silenzio Degli Altri, pare quasi che altrimenti l’inerzia delle cose, di questa società e di queste relazioni che vediamo svilupparsi sullo schermo, non possa che condurre alla separatezza e all’esclusione.

Farsi carico di contraddizioni dolorose e necessarie

Il silenzio degli altri Eva Libertad

Il Silenzio Degli Altri non esprime giudizi morali. Eva Libertad costruisce efficacemente i suoi personaggi e ci obbliga a non emettere sentenze. Non è una colpa accogliere con gioia la notizia che una figlia può sentire, che può pronunciare le sue prime parole ed esplorare il bisogno di conoscere i suoni e i rumori del mondo, così vari e attrattivi. E non è una colpa difendere con tenacia la comunicazione, la comprensione, tra una madre e una figlia che hanno bisogno di un linguaggio comune, di riconoscere i segni per condividere una vita.

Non lo è vivere con sofferenza che il padre di tua figlia schiocchi di nascosto le dita accanto ai suoi orecchi per indovinare se può sentire e nemmeno aver bisogno della cura, in una relazione, che porta a non smettere di “vedere” l’altro, ad accorgersi delle difficoltà, a non far finta di niente e a non lasciare che i rapporti scivolino lungo il piano inclinato apparentemente più semplice, per ricucire le distanze prima che sia troppo tardi. E non è una colpa, forse, neanche vivere intimamente, a volte inconsciamente, con inquietudine la possibilità che una nipote nasca senza poter sentire, pur avendo cresciuto e amando una figlia sorda.

Niente di tutto questo, però, è comunque sufficiente. Le contraddizioni che Il Silenzio Degli Altri ci presenta di fronte sono destinate a rimanere aperte. Perché fotografano dinamiche reali, anche dolorose, che non si possono risolvere ma che si devono vivere. Che si possono vivere.


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Classe 1992, toscano, giornalista pubblicista. Studi di economia a Bologna, lavoro nel mondo del terzo settore. Appassionato di storie, di come nascono e di quello che diventano, di cosa raccontano e di come possono essere rappresentate, montate e interpretate.

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