Tijuana, todavía (Gabriel Gutierrez Morales, 2026)

Venezia 83 – Tijuana, todavìa spicca nella Biennale College

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La sezione Biennale College della Mostra del Cinema di Venezia dà la possibilità a giovani filmmaker emergenti di presentare i propri lavori al Festival. In questa sezione della selezione 2026, il trentenne messicano Gabriel Gutierrez Moralez esordisce con il suo Tijuana, todavìa, del quale firma anche la sceneggiatura: il racconto del profondo amore che si instaura tra due uomini molto lontani anagraficamente e geograficamente, nell’estremo confine nord-ovest del Messico.

Tijuana, todavìa: dalla Russia al Messico

A Playas de Tijuana, Maksim (Petr Filimonov), un ragazzo queer in fuga dalla Russia per evitare di essere arruolato nella guerra in Ucraina a causa della propria identità, e Salvador “Chava” (Humberto Busto), un uomo gay di mezza età alle prese con il machismo del Messico settentrionale, entrano in contatto attraverso un’app di incontri, dietro alter ego digitali che celano le loro vere identità. Quando la loro relazione passa dal mondo virtuale a quello reale, i due si ritrovano faccia a faccia con le ferite inflitte dai rispettivi esili.

Provenienza ed età sono due fattori fondamentali nelle relazioni amorose, che fungono spesso sia da ostacolo che da aiuto. La Russia e il Messico non potrebbero essere geograficamente più lontani, come allo stesso modo un rifugiato ventiduenne e un impiegato qurantasettenne di un autolavaggio, pur se nella stessa città. Eppure, questa doppia distanza funge da potentissimo collante nelle vite di Max e Chava: se il primo è in fuga da casa per la propria libertà, lasciando indetro amore e famiglia, il secondo ha passato la vita scappando da sé stesso senza mai allontanarsi davvero.

Tijuana, todavía (Gabriel Gutierrez Morales, 2026)

Ecco quindi che sono proprio i rispettivi esili ad avvicinare i due uomini, che nell’altro trovano reciprocamente il calore dell’affetto e la sfrontata volontà della gioventù.

I due cuori di Tijuana, todavìa

Il legame tra Max e Chava in Tijuana, todavia nasce come puro sfogo fisico in chat, ma esso si evolve e migliora quando i due hanno modo di incontrarsi e di imparare a conoscersi: a fuoco lento, ancora prima della passione fisica (e ce n’è: il film è infatti vietato ai minori), il russo e il messicano mettono lentamente a nudo le proprie paure, le proprie debolezze, intervenendo come un’inaspettata carezza nei bisogni dell’altro.

In questo la tecnologia ha un importante ruolo da ponte, prima con il continuo display a schermo dei messaggi e poi come soluzione alla barriera linguistica: essa viene così vista in chiave ottimista, una posizione di questi tempi tanto discussa. Essa diventa però anche uno scudo per le proprie insicurezze, come quella di Chava riguardo al proprio fisico.

Moralez dipinge questo rapporto con estrema dolcezza, lontano da visioni stereotipate: queer anch’egli, l’autore respinge per sua stessa dichiarazione l’immagine hollywoodiana violenta di Tijuana e del Messico, oltre a quella della comunità queer, ancora spesso ridotta a stereotipi. Ciò avviene letteralmente a ridosso del sogno americano, al confine visibile con gli USA – el otro lado, come chiamato a Tijuana: quella nella realtà sappiamo non essere al momento, ironicamente, la terra promessa né per messicani, né per russi. È proprio quel visibile confine a fungere da motore, da spinta propulsiva verso la possibilità di un diverso futuro.

Tijuana, todavía (Gabriel Gutierrez Morales, 2026)

Tijuana aleggia sulla storia, pur non comparendo per molto: si percepisce nelle onde del mare, nelle canzoni del coro di Chava, nei vicoli e nei brevi sguardi verso di essa che Moralez concede. Attraverso anche l’utilizzo di fermi immagine come vere e proprie fotografie, Tijuana, todavia è ammantato della calda atmosfera del ricordo, in cui è facile ritrovare echi, ad esempio, di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

La forza di Tijuana, todavìa sta proprio nei suoi due protagonisti (bravo Filimonov e anche meglio Busto): Max, schivo, spaventato, persino annoiato, ma determinato a tutto per allontanarsi da un luogo che lo ripudia per chi è; Chava, gentile, bonario, perso nei meandri delle app di incontri in cerca di riempire il vuoto lasciato dal calore di una gioventù luminosa, le cui promesse si sono lentamente spente in quattro mura.

Due uomini molto diversi ma costantemente in fuga, che arrivano nelle rispettive vite al momento giusto e lasciando l’uno all’altro qualcosa di eterno da cui ripartire nuovamente dopo aver guardato in faccia i propri demoni, che sia con un semplice abbraccio o con il coraggio di mostrare il proprio viso. Tijuana, todavìa, l’esordio di Moralez, lascia il segno e fa ben sperare di vederlo presto di nuovo da questa parte dell’oceano, magari portandoci di nuovo sulle spiagge assolate di Tijuana.


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Classe 2000, marchigiano ma studio Comunicazione all'Università di Padova. Mi piacciono la pallacanestro, i cani e tanto tanto cinema. Oh, e casomai non ci rivedessimo, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

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