Trionfatore allo scorso Festival di Bellaria – ha vinto il premio per il Miglior Film nella sezione Gabbiano e il Premio del Pubblico MyMovies -, Così Com’è è l’opera seconda del regista e sceneggiatore Antonello Scarpelli, classe 1989. Il film unisce con delicatezza i codici del cinema di finzione e del documentario per raccontare uno spaccato di vita di una famiglia borghese italiana fatto di non detti, di vicinanze e lontananze geografiche oltre che sentimentali e di affetti soffocati ma sempre molto presenti.
Il film uscirà nelle sale italiane grazie a Albolina Film, con la collaborazione di Cineclub Internazionale Cinema Italiano Indie, il 29 maggio.
Ritratto di una famiglia con tempesta

Al centro di Così Com’è vi è Emilia (Emilia Pisano), anziana impiegata comunale di Celico, nel cosentino: vive col marito (Francesco Scarpelli), affetto da Alzheimer, del quale si prende cura assieme al suo figlio più piccolo, Marco, mentre il grande (Antonello Scarpelli) vive stabilmente a Colonia. Il rapporto tra i genitori e il figlio fuori casa sono principalmente mediati da vocali su WhatsApp e poche chiamate, motivo per cui la madre non ha ancora rivelato al figlio della malattia del consorte. Per rimediare – oltre che per vedere il loro riservato figlio – i due signori decidono di salire a trovarlo in Germania, dove però scopriranno che non tutto è come sembra nella vita del loro primogenito.
Tema evidentemente centrale del lavoro di Scarpelli è l’analisi delle dinamiche all’interno di una famiglia, enfatizzate non solo dalla presenza della vera famiglia del regista davanti alla macchina da presa – chiamata ad interpretare sé stessa -, ma anche dai minuti iniziali di Così Com’è, in cui si vede un vero filmato di famiglia di una vacanza in montagna degli Scarpelli: le inquadrature traballanti ritraggono i membri della famiglia felici nei pascoli, vicino alle mucche, in procinto di un’escursione che vive fissa nella memoria digitale di una MiniDV.
Il ritratto che emerge da questa prima sequenza, quello della tradizionale famiglia felice che tutti i filmati di famiglia evocano, cozza con la rappresentazione di una famiglia frammentaria che emerge nel resto della pellicola: ogni componente del nucleo vive il suo personale dramma in silenzio, generando un conflitto continuo di non-detti, tra i ricordi e le visioni che svaniscono dalla mente del pater familias, la distanza di un figlio vissuta con profonda difficoltà dalla madre e le difficoltà economiche che piagano suddetto primogenito.
Così Com’è non cade, tuttavia, mai nel melodramma: il ritratto familiare messo in scena da Scarpelli anzi è profondamente naturalistico, in cui il dramma non esplode mai in scene madri o conflitti urlati (si pensi, ad esempio, ad A Casa Tutti Bene e Gli Anni Più Belli di Gabriele Muccino), ma anzi vive nel soffocamento dello stesso: i membri della famiglia Scarpelli paiono non tanto essere incapaci di esprimere le loro emozioni e problematiche, quanto più chiusi in loro stessi, incapaci di verbalizzare agli altri membri della famiglia i propri problemi.
Questo, a ben vedere, non per una mancanza di affetto verso gli altri – anzi il film dimostra l’affetto che i personaggi hanno l’uno per l’altro -, ma per l’incapacità di gestire il proprio portato emotivo e la sua incapacità alla verbalizzazione. Proprio in virtù di questa scelta di un taglio più realistico, Così Com’è sviluppa tale inettitudine alla comunicazione, tale distanza affettiva fino alla fine, in cui Scarpelli intelligentemente persegue la dimensione naturalistica, lasciando il conflitto in parte irrisolto, i problemi in parte sospesi.
Un finale che, pur nella sua delicatezza, sottolinea le continue difficoltà interne all’istituto familiare borghese, e soprattutto quanto spesso siano problematiche che non vengono risolte in pieno, al massimo mitigate. Un finale, questo, che dimostra anche l’incapacità dello sguardo di Scarpelli di lavorare oltre la dimensione strettamente intimistica: Così Com’è, infatti, non fornisce uno sguardo al passato – oltre al filmato iniziale – dei suoi personaggi capace di comprendere i motivi di tali distanze, né è in grado di offrire soluzioni alle questioni che esso solleva.
Il taglio che Scarpelli dà al film è legato a un eterno presente, a un verismo psicologico più che a una restituzione sociale e storica del fenomeno, uno scavo che l’autore è in grado di restituire anche attraverso la sublimazione iconografica del senso di distanza tra i personaggi.
Così Com’è, o delle distanze affettive e iconiche

Ciò che il regista di Così Com’è, infatti, tematizza in modo evidente e costante è il tema della distanza, nella sua duplice accezione di distanza fisica e distanza di rapporto ed emotiva. Scarpelli, infatti, gioca di rimandi tra la lettura effettiva e quella metaforica di tale concetto, evidenziando come lo spazio che separa i personaggi su un piano fisico rappresenti anche un effettivo allontanamento in termini di comunicazione e di esperienza di vita. Ogni personaggio – la madre, il padre, il figlio – non sa come comunicare il suo disagio e i suoi problemi, percependo un distacco nei propri problemi che li allontana dagli altri: tale distanza è messa a tema anche a livello iconografico in Così Com’è.
Il duplice divario si sostanzia nella pellicola in un rapporto continuo e ciclico: lo spazio tra i personaggi giustifica la loro lontananza affettiva, e viceversa in un limbo che pare irrisolvibile, una catena che non si riesce a spezzare. I tentativi di superare tale stato di distacco – rappresentati perlopiù da tentativi di telefonate e vocali su app di messaggistica – paiono inutili, quasi a sottolineare l’inefficacia dei mezzi di comunicazione moderni di creare contatto umano, capaci in realtà di rimarcare ulteriormente le distanze tra chi cerca di comunicare.
Da un punto di vista registico, questa dimensione della distanza è sublimata e sviluppata in Così Com’è da due soluzioni registiche ricorrenti: da un lato, la continua alternanza tra piani stretti sui volti dei personaggi e campi piuttosto lunghi che li incorniciano in ambienti precisi. Scarpelli gioca dunque sulla (appunto) distanza tra la macchina da presa e i personaggi inquadrati, lavorando dunque sulle modalità di riprendere la sua famiglia – che interpreta sé stessa, in un’intuizione che cala il film nel filone del cinema del reale – nel tentativo di restituirne la veridicità, la naturalezza rispetto agli ambienti e alla realtà che il regista cerca di cogliere.
Dall’altro, il motivo ricorrente nella seconda metà di Così Com’è del (finto) carrello ripreso dal finestrino del treno in movimento, rappresentazione che mette evidentemente a tema il tentativo di valicare, di superare tale distanza da parte dei genitori con il proprio figlio. Il movimento delle riprese, tuttavia, è illusorio: la macchina è ferma, è il treno in realtà ad essere in movimento. Come suggerisce Scarpelli, pure un riavvicinamento fisico può portare a poco oramai, le ferite e il distacco sono ormai troppo profonde da poter riconciliare e superare. Quella del riavvicinamento può essere infine solo un’illusione.
Costruito con delicatezza e naturalezza, Così Com’è inquadra i problemi quotidiani eppur sentiti di una famiglia borghese italiana visti in un’ottica realistica e sottilmente cinica. Il lavoro di Scarpelli – che dimostra anche un certo livello di autocritica proprio nella sua dimensione più strettamente legata al cinema del reale – si sviluppa in modo piano ma ragionato, non snaturando il ragionamento intellettuale che l’autore costruisce, pur tuttavia non indagando né le ragioni di tale fenomeno, né tantomeno cercandone una soluzione.
Così Com’è si limita così a costruire il ritratto di una famiglia borghese e delle sue problematiche, indagandole nella sua dimensione intima e personale più che sociale e storica; un film, quello di Scarpelli, capace di indagare il presente senza interrogare il passato o gettare uno sguardo sul futuro, interessato com’è al ritratto psicologico degli attori in gioco più di ogni altra cosa, in un gesto di rara empatia e avvicinamento ai propri familiari e alle dinamiche di uno storico familiare fin troppo vicine.
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