Una Giornata Particolare (Ettore Scola, 1977)

Una Giornata Particolare, il fascismo dal punto di vista degli oppressi

//
10 minuti di lettura

Il 25 aprile, al netto delle sterili controversie, è una festa essenziale per il nostro Paese: perpetuare il ricordo del periodo più buio della storia italiana recente e soprattutto della sua fine si rivela nell’attuale scenario politico globale a dir poco fondamentale. Per fortuna, oltre alle manifestazioni, alle parate e ai comizi, anche il cinema può permetterci di meditare sull’era fascista, sull’orrore che ha portato con sé e sui suoi inevitabili strascichi.

Quale miglior film per far ciò se non Una Giornata Particolare, capolavoro diretto da Ettore Scola nel 1977 – un’autentica riflessione sul modo in cui il fascismo ha attivamente piagato e distrutto le vite di milioni di persone in tutto il Paese? Oltre alla sua portata decisamente antifascista, il film è considerato una delle vette della storia del cinema italiano: un’opera di rara perfezione estetica oltre che contenutistica, in cui ogni comparto funziona al massimo livello per costruire un qualcosa di indimenticabile.

Due solitudini ai margini della Storia

Una Giornata Particolare (Ettore Scola, 1977)

Una Giornata Particolare si apre con un cinegiornale che racconta dell’arrivo a Roma di Adolf Hitler. È il 6 maggio 1938, data in cui i due dittatori si incontrarono nella Capitale e sugellarono la loro alleanza con una parata militare partecipata da tutta la cittadinanza. In quella giornata “storica” l’enorme complesso dei Palazzi Federici – casa popolare situata tra piazza Bologna e quartiere Trieste – si svuota sin dalle prime ore della mattina, impegnati come son tutti ad accorrere ai Fori Imperiali per seguire la parata dei due duci.

Gli unici a restare nel complesso sono Antonietta (Sophia Loren), infelice casalinga, madre di sei figli, sposata con un fervente fascista che la denigra e la tradisce ripetutamente, e Gabriele (Marcello Mastroianni), ex-radiocronista dell’EIAR licenziato a causa della sua omosessualità. I due si incontreranno per puro caso e vivranno una giornata (per l’appunto) particolare, riscoprendo l’uno nell’altra la medesima solitudine causata da una società che li rifiuta e li mette ai margini.

Costruito mantenendo l’unità di tempo e di luogo, Una Giornata Particolare mette al centro della sua narrazione con grande efficacia e naturalezza storie quotidiane di ultimi, un uomo e una donna che per la loro condizione personale si ritrovano ai margini di una società che li ripudia e li rifiuta. Entrambi, infatti, non possono recarsi alla parata, simbolo della Storia che procede grandiosa e inesorabile al di fuori delle mura domestiche: l’una perché deve assolvere alle mansioni di casa, l’altro perché sta preparandosi per essere mandato al confino in Sardegna.

Una Giornata Particolare (Ettore Scola, 1977). Sophia Loren e Marcello Mastroianni si tengono le mani e si guardano negli occhi sul terrazzo.

L’incontro tra i due protagonisti di Una Giornata Particolare cambia tutto nelle loro vite: Antonietta, donna inconsapevole (o forse solo incapace di denunciare) delle sevizie e dei soprusi che vive in quanto donna sotto il fascismo, prende piena consapevolezza della propria infelicità in un regime che lei venera con tanto ardore senza che questo la rispetti come essere umano; Riccardo, dal canto suo, vive per la prima volta forse la sensazione di accettazione e di amore incondizionato verso il suo essere, percepito all’interno della società fascista come malato, degenerato, invertito.

Il contatto umano tra i due, vessati da un regime di virilità opprimente, permette loro di vivere anche solo per pochi istanti, lontani dagli sguardi dei loro oppressori, un momento di felicità nel ritrovarsi a vicenda in un prossimo che è in grado di accogliere senza perseguitare. Quella di Una Giornata Particolare, in fondo, non è altro che una parabola che racconta come accogliere e lasciarsi accogliere può portare a riconoscersi, apprezzarsi e amarsi (azioni che i moti e i movimenti d’odio non riescono a creare).

Una Giornata Particolare, l’ennesimo capolavoro di Ettore Scola

Presentato in concorso al Festival di Cannes 1977, Una Giornata Particolare è stato sin da subito accolto come una delle vette del cinema di Scola, se non del cinema italiano tutto. L’intera opera poggia, difatti, su un apparato formale di grande livello: scevra da ogni virtuosismo tecnico, l’opera di Scola usa con grande oculatezza le componenti filmiche per restituire il senso di oppressione e di malinconia provata sotto la dittatura fascista.

Una Giornata Particolare (Ettore Scola, 1977). Sophia Lorenz abbraccia al petto Marcello Mastroianni.

Nato originariamente dalla volontà dello storico produttore Carlo Ponti di cucire un film addosso a sua moglie, Sophia Loren1, Una Giornata Particolare impiega con grande efficacia e coraggio i due maggiori divi del cinema italiano del tempo: Loren e Mastroianni (in due delle loro performance migliori) appaiono spogliati di qualsiasi attributo divistico – lei senza la bellezza, lui senza la virilità – per consegnarsi alla pellicola nella loro veste più umana. Scola voleva far comprendere agli spettatori quanto corrosiva e perniciosa l’ideologia e l’epoca fascista su coloro che la vivono e la subiscono sulla loro pelle ogni giorno.

Tra gli elementi più riconoscibili di Una Giornata Particolare vi è poi la fotografia curata da Pasqualino de Sanctis (all’unica collaborazione con Scola). L’intero film appare virato su tonalità cromatiche smorte, caratterizzate da un giallo seppia che contagia e scolora ogni elemento.

L’opera, così, non solo richiama lo scorrere del tempo attraverso un’associazione visiva con le vecchie fotografie ingiallite, ma restituisce anche l’idea di un mondo – quello fascista – sbiadito e ingrigito da un’ideologia di odio, che appiattisce e avvilisce il modo di vedere la realtà che ci circonda. La scelta di seguire l’unità di luogo in Una Giornata Particolare, inoltre, acuisce il senso di claustrofobia, di chiusura all’interno di una gabbia, provato dai personaggi.

A sottolineare questo senso di oppressione vissuto da Antonietta e Gabriele, il sonoro, costruito da Scola in modo tale da non rimanere mai vuoto o silenzioso. Attraverso il riverbero di un apparecchio radiofonico in tutto il cortile del complesso abitativo, la radiocronaca della parata entra letteralmente nelle case dei protagonisti di Una Giornata Particolare, come a voler sottolineare come la Storia entri volente o nolente nelle case di tutti, nella quotidianità delle persone che la subiscono senza possibilità di azione.

Una Giornata Particolare (Ettore Scola, 1977). Un primo piano di Sophia Loren, qui interprete della casalinga Antonietta, sposata con un fervente fascista e costretta ai suoi soprusi.

Il continuo rimbombare della narrazione radiofonica dell’evento storico – solo uno dei numerosi strumenti mediatici che il film impiega per evidenziare la pervasività del regime fascista, basti pensare al già citato cinegiornale in apertura della pellicola o al fumetto razzista ritrovato in cucina da Antonietta – definisce l’intero panorama sonoro della parte centrale della pellicola, utile così ad evidenziare l’ossessiva capillarità della propaganda fascista cui le persone erano sottoposte continuamente. A questo fastidioso rumore di sottofondo, tuttavia, Scola oppone e fa sovrastare le voci dei due personaggi protagonisti che raccontano le loro vite oppresse dal fascismo – manifesto, questo, dell’interesse precipuo di Scola verso le storie private e quotidiane dietro o dentro la Storia dei libri di scuola.

Una Giornata Particolare riassume in sé alcuni caratteri fondamentali della poetica di Scola: questo interesse verso le storie più che verso la Storia, l’unità di tempo e di luogo, la corrosiva visione della Storia e della politica italiana, la tendenza a narrazioni strutturate come Kammerspiel. Il film è da ritenersi un capolavoro di antifascismo e di cinema come strumento civile. Attraverso l’uso al massimo grado dei mezzi espressivi offerti dal cinema, Scola definisce un’identità tra forma e contenuto, raccontando con grande sofisticazione tecnica e narrativa una contro-narrazione di storia moderna italiana, capace di mettere in luce i lati più negativi del fascismo in seno alla Storia ufficiale.

Molto più di una semplice parabola contro il fascismo, Una Giornata Particolare dimostra non solo la grande capacità espressiva della settima arte grazie ad un comparto tecnico, narrativo e artistico ai massimi livelli giudato da uno dei più grandi registi che la storia del cinema italiano possa vantare, ma attesta la possibilità del cinema come strumento di ricordo, di coscienza civile, di denuncia del periodo più abominevole del Novecento italiano.


Seguici su InstagramFacebook e Telegram per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

  1. Massi Stefano, Ettore Scola. Uno sguardo acuto e ironico sull’Italia e gli italiani degli ultimi quarant’anni, Gramese Editore, Roma 2006 ↩︎

Classe 2001, cinefilo a tempo pieno. Se si aprissero le persone, ci troveremmo dei paesaggi; se si aprisse lui, ci troveremmo un cinema. Ogni febbraio vorrebbe trasferirsi a Berlino, ogni maggio a Cannes, ogni settembre a Venezia; il resto dell'anno lo passa tra un film di Akerman, uno di Campion e uno di Wiseman.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.