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Fate: The Winx Saga 2, dov’è finita la magia?

6 minuti di lettura

Si può pensare a un prodotto come le Winx senza pensare automaticamente alla magia? Di norma no, ma purtroppo è ciò che è capitato con Fate: The Winx Saga 2. Seconda stagione del live action del celebre cartone animato italiano è arrivato sulla piattaforma streaming Netflix lo scorso 16 settembre, cavalcando l’onda del successo ottenuto con la prima stagione nel gennaio 2021. Composta da 7 episodi, la serie vede tornare nei panni delle protagoniste Abigail Cowen, Hannah van der Westhuysen, Elisha Applebaum, Eliot Salt, Precious Mustapha e Sadie Soverall.

Fate: The Winx Saga 2, un’anonima essenza

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Fate: The Winx Saga 2 riprende esattamente da dove la prima stagione aveva messo un simbolico punto. Con i Bruciati che sembrano scomparsi, così come la Dowling (Eve Best) che non accenna a trovarsi, la scuola di Alfea riapre i battenti sotto la sorveglianza di Rosalind (Miranda Richardson). La quiete viene bruscamente interrotta dalla misteriosa scomparsa di alcuni studenti tra le mura di Alfea; Bloom (Abigail Cowen) e le altre ragazze scoprono così l’esistenza di una forza malevola proveniente dall’Oltre Mondo che deve essere fermata nel minor tempo possibile.

Con una buona premessa Fate: The Winx Saga 2 sembrava avere nelle mani la chiave del successo fino ad ora custodita gelosamente dal suo predecessore. Ma così non è stato. Con una sceneggiatura – nella maggioranza dei casi- totalmente disconnessa e piena di numerosi buchi di trama, Fate 2 esordisce come un prodotto anonimo e privo di quell’essenza che tanto caratterizzava la prima stagione, ma soprattutto la sua matrice: la serie animata. La regia è dispersiva nei confronti di una trama che sa cosa vuole raccontare, ma che si perde con innumerevoli sottotrame, complici le troppe storie da raccontare contenute in un tempo limitato.

Tra nuovi e vecchi personaggi

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Dopo la prima stagione i vecchi protagonisti si ritrovano ad unire le forze per combattere un nemico comune ma, come in ogni serie tv che si rispetti, il tutto è accompagnato dall’arrivo di nuovi volti. Ecco, quindi, che anche in Fate abbiamo da un lato l’entrata in scena di nuovi personaggi, e dall’altro il consolidamento di chi era già un volto familiare. Appartenente alla prima categoria abbiamo Flora (Paulina Chavez); la sua assenza, parecchio criticata nella prima stagione – constatato che Flora è una delle fate principali della serie animata– era stata giustificata con l’inserimento di Terra (Eliot Salt), creata appositamente per il live action. Flora fa così il suo ingresso nelle mura di Alfea, presentata come cugina di Terra.

Il suo ingresso però appare repentino e irruente, con un arco narrativo proprio a questo nuovo personaggio completamente inesistente. Nessuno la conosce di persona ma solo per sentito dire, eppure la fata si inserisce nel gruppo quasi fosse un automa. Alla fine della serie si è costruita un rapporto solido e consolidato con le altre ragazze, quasi fosse sempre stata parte della loro quotidianità. Personaggio inoltre poco esplorato, Flora non viene delineata correttamente; se poco sapevamo di lei all’inizio, poco sappiamo di lei al termine della serie, accantonata in favore di una narrazione confusionaria e perdente di ritmo.

Fate: The Winx Saga 2, cosa non ha funzionato?

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Con archi narrativi quasi inesistenti, personaggi per nulla esplorati a fondo e molto superficialmente, la seconda stagione di Fate ha poche cose che convincono a pieno lo spettatore. Se da un lato molto spesso si ha la sensazione di non sapere esattamente cosa si sta guardando, con parecchi punti morti e perdita di uno scopo principale, dall’altro lato abbiamo la presenza di alcuni – forse troppo pochi- misteri condensati in situazioni più tenebrose e paurose rispetto alla prima stagione, segno di una maturazione che è iniziata ma non è terminata.

Fate: The Winx Saga 2 ha perso la sua magia, ingrediente essenziale per un prodotto del genere. La tensione, seppur il tono generale della serie, viene ugualmente mantenuta alta anche nelle situazioni che narrativamente risultano più incomplete. I colpi di scena rimangono dietro l’angolo fino alla fine, e preludono ad un seguito quasi sicuro vista la sequenza finale. L’antagonista della serie è un altro punto debole perché esplorato male e velocemente, così come i rapporti che i personaggi intrecciano tra di loro. In sostanza Fate è l’ennesima occasione persa di Netflix.


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Mi chiamo Rebecca, classe 2000. Scrivo da che ne ho memoria e da ancora più tempo guardo film. Ho troppi film preferiti, sono innamorata del cinema in tutte le sue forme, vorrei vivere all'interno di una sala cinematografica e aspetto il Festival del cinema di Venezia per tutto l'anno.

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