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La regina degli scacchi

No, nessuno ha accusato La Regina degli Scacchi di sessismo

3 minuti di lettura

Si legge pressoché ovunque in questi giorni della causa lanciata dalla “vera” regina degli scacchi, Nona Gaprindashvili, a Netflix per una “scena incriminata che sa di sessismo” nella celebre miniserie che ne ritrae il talento. Indovinate? È ovviamente un titolo clickbait, da dare in pasto ai lettori celeri e poco attenti.

La causa c’è, è stata aperta a tutti gli effetti ed è in corso di verifica. Ad essere storpiato è il motivo: non si tratta, infatti, di sessismo, ma di diffamazione.

Regina degli scacchi

Una scena da 5 milioni di dollari

Durante uno dei tanti tornei, il commentatore dichiara a gran voce che Beth Harmon ha vinto il titolo mondiale senza mai battere un uomo. La “vera” regina degli scacchi – come si ostinano a chiamare i numerosi articoli che la spalleggiano – ha dunque presentato un’istanza presso il tribunale della California, lunga ben 25 pagine, in cui sostiene che tale affermazione, oltre ad essere falsa, sia “grossly sexist“. Tale scena implicherebbe quindi che la talentuosa Nona non avesse in realtà le qualità per sfidare gli uomini.

Diffamazione quindi non sessismo. Una scena creata da Netflix per sottolineare la portata drammatica e l’effetto wow del personaggio di Beth Harmon che costerà alla piattaforma all’incirca 5 milioni di dollari.

Lotta a testa alta la Regina degli Scacchi

Non sono molte le cose che mi colpiscono a livello emotivo, ma quest’episodio mi ha sorpreso e umiliato” riportano i giornali online citando le parole di Gaprindashvili. Netflix ha ribadito invece la propria presa di posizione nell’adattamento seriale.

Regina degli scacchi

C’è da tenere conto che la serie drammatica è per l’appunto drammatica, tesa dunque a sottolineare, non appena possibile, qualsiasi sfumatura tiri acqua al proprio mulino. Beth Harmon è La campionessa di scacchi in un mondo vissuto quasi esclusivamente da uomini; mettere in luce il fatto di non essersi mai battuta prima d’ora con un uomo, è stata, molto probabilmente, una mossa pensata da produttori, sceneggiatori o chi per essi, per far emergere ulteriormente la questione femminile. Del resto, siamo negli anni ’50: è un tempo non ancora favorevole alla condizione della donna e questo Netflix lo sa.

E lo sa anche Gaprindashvili che infatti, in sede di dibattito, dichiara a gran voce: “Ho iniziato questa battaglia e continuerò a portarla avanti“.

Redazione NPC

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