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Damien Chazelle Regista

Sette domande ai registi d’oggi

Un libro che ci interroga sul ruolo del regista. Il regalo perfetto per ogni cinefilo.

6 minuti di lettura

La celebre serie di interviste intitolata Leçons du cinéma, distribuita in Italia dalla casa editrice minimum fax con l’eloquente titolo L’occhio del regista. 25 lezioni dei maestri del cinema contemporaneo, ci regala uno sfavillante viaggio nel mondo dei più grandi maestri del cinema contemporaneo. Il fil rouge che lega queste interviste è l’idea secondo cui non v’è un unico modo di fare cinema, bensì vi sono diverse interpretazioni della sua grammatica universale. 

Nell’occhio del regista

L’approccio personale e per certi versi libero di queste interviste permette al lettore di scorgere quanto sia variegato lo spettro di idee che animano i diversi stili di regia. Esse riportano l’esperienza maturata da alcuni dei più grandi registi dei nostri tempi, coloro i quali vengono definiti unanimemente dalla critica come Autori, come quei registi che in ogni film riescono a far emergere un approccio inedito nel panorama cinematografico. 

Di fronte alla sconfinata mole di indicazioni e spunti che queste lezioni offrono, è necessario mettere in luce l’idea che traspare tra queste pagine: non esiste un manuale del cinema, né tantomeno è possibile stabilire un’interpretazione univoca e definitiva della sua grammatica universale. Questa serie di interviste suggerisce, con estrema limpidezza, la sostanziale polisemia dell’arte cinematografica ed è rivolta sia a chi vorrebbe fare cinema sia a chi interessa affinare il proprio giudizio critico sulla regia cinematografica. 

Quanto appena detto non è semplicemente condivisibile, ma è addirittura incontestabile: ogni genio del cinema, della pittura, del pallone, del marketing ha il proprio modo personale di rapportarsi allo strumento che veicola la propria arte e di ciò si deve semplicemente prendere atto.

In realtà è stato subito chiaro come l’aspetto più affascinante di questa serie di interviste fosse dimostrare che un centinaio di registi aveva un centinaio di modi diversi di girare un film, e che ognuno di questi modi era giusto. La vera lezione che si può trarre da tutte queste interviste è che ciascuno deve costruirsi il proprio personale stile di regia. Un giovane esordiente può amare lo stile visivo di Lars von Trier, ma trovarsi più a suo agio nel dirigere gli attori alla maniera di Woody Allen. È possibile usare gli stili di entrambi e fonderli in uno completamente nuovo (pp. 8-9)

C’è sempre qualcosa da imparare dai racconti di chi è riuscito a far valere il proprio punto di vista e il proprio istinto, specialmente quando si tratta di dare vita a un’opera d’arte. Questa serie di interviste presenta una certa struttura composta principalmente da sette domande, che, escludendo le prime due, riguardano il rapportarsi del regista con una serie di questioni estremamente problematiche, su cui è pressoché impossibile dare una soluzione definitiva. Il compito del regista è quello di rapportarsi a una sceneggiatura, a degli attori, a un set e alle sue dinamiche interne, ai finanziatori, ecc. Che lo si accetti o meno, questo “rapportarsi” costituisce l’essenza del lavoro del regista, la sua trama più intima, e queste interviste ne indagano proprio i nodi cruciali. 

Domande per sfidare un regista

Di seguito il quadro di domande a cui questi maestri del cinema sono chiamati a rispondere:

– Insegneresti mai cinema? In che misura pensi sia possibile farlo?

– Come hai iniziato a fare cinema?

– Hai sempre le idee chiare quando sei sul set? Quanto peso dai all’improvvisazione e quanto invece ne dai alla pianificazione?

– Che tipo di rapporto hai con la sceneggiatura? Preferisci scrivere la sceneggiatura dei film che giri oppure riusciresti anche ad utilizzarne una scritta dalla mano di qualcun altro?

– Che tipo di rapporto instauri con gli attori? Pensi che questi vadano lasciati liberi di esprimere le proprie potenzialità oppure sei convinto che vadano seguiti in ogni singolo aspetto?

– Che tipo di rapporto hai con la grammatica universale del linguaggio cinematografico? In base a cosa stabilisci quale inquadratura utilizzare in una scena, o quale movimento macchina applicare per raggiungere il tuo scopo?

– Quanto di tuo metti nei film che giri? Ti limiti a dare la tua impronta stilistica oppure cerchi di comunicare delle verità a cui credi, o, ancora, degli stati d’animo che vorresti trasmettere?

L’ occhio del regista. 25 lezioni dei maestri del cinema contemporaneo, a cura di Laurent Tirard, minimum fax, Roma, 2017, pp. 5-307, 16 euro

Articolo di Antonio Cesare Nasca


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