In concorso per il Leone d’Oro a Venezia 82: Nühai, l’esordio alla regia e alla sceneggiatura di Shu Qi, celebre attrice taiwanese e musa di Hou Hsiao-hsien e Andrew Lau.
Un coming-of-age che attraversa i suoi ricordi d’infanzia, con l’obiettivo di parlare della sua vita e di quella di tante altre donne, ragazze e bambine taiwanesi. Il film è prodotto da Mandarin Vision e sarà distribuito in Italia da I Wonder Pictures.
Nühai, storia di un’infanzia difficile

Nühai tratta le vicende di Hsiao-lee (Bai Xiao-ying), un’adolescente che non riesce a vivere una vita normale a causa di una complicata situazione familiare. La madre è repressiva, il padre violento e alcolizzato. La sorella assimila in silenzio riuscendo ad essere più spensierata, Hsiao-lee intanto vive con il viso costantemente triste, segnato dallo stress psicologico e dall’isolamento preteso dalla madre. La conoscenza di Li-li (Audrey Lin) – una ragazza ben più libera e ribelle – risveglierà in lei la voglia di fuggire da una casa che la soffoca.
Shu Qi gira un film semplice, efficace, a tratti spietato e senza filtri nelle sequenze di violenza domestica; seppur forse ancora un po’ acerbo per far parte del Concorso principale (in Orizzonti avrebbe quasi certamente vinto qualche premio). La sua cifra stilistica non è invadente e si adagia spesso su qualche cliché estetico del cinema taiwanese, ma risulta consapevole del mezzo sfoderando sequenze ispiratissime come quelle degli incubi della protagonista, lavorando bene sul connubio immagini-sonoro.
Quattro chiacchiere con Shu Qi, regista di Nühai
Abbiamo partecipato a una minipress di I Wonder Pictures con la regista Shu Qi assieme ad altri professionisti del settore.
Credit: Stephanie Cornfield
Per iniziare le viene chiesto come mai ha scelto di iniziare la sua carriera da regista con un film sulla sua infanzia. Shu Qi risponde che trattare qualcosa che conosce a pieno le ha dato modo di raccontare una storia integra. Incoraggiata dal regista e amico Hou Hsiao-hsien ha capito che parlando della sua infanzia poteva analizzare vari temi sociali, tra cui la violenza domestica e quella dei bambini che scappano di casa, quindi parlando della sua storia e al tempo stesso parlando della storia di tante donne.
Le viene poi chiesto come ha scelto le attrici del film. È stato semplice per Audrey Lin, vincitrice più giovane della storia dei Golden Horse (il più prestigioso premio cinematografico taiwanese ndr.). Per Lai Yu-fei si è basata su altri ruoli già interpretati da lei, perfetta per il ruolo della sorellina simpatica e solare. Per quanto riguarda la protagonista, Bai Xiao-ying ha prevalso sulle altre ai provini per merito del suo viso, poiché le occhiaie danno una corretta e immediata caratterizzazione al personaggio.
Nühai si apre con le protagoniste che percorrono un tunnel, così come Shu Qi percorre un tunnel nella prima iconica scena di Millennium Mambo di Hou Hsiao-hsien, nel ruolo e nel film che l’ha consacrata come una delle più importanti attrici del suo Paese. Le viene chiesto se si tratta di un omaggio. Shu Qi specifica che non era nato come un riferimento o un omaggio, ma che durante le riprese, nella ricerca di una location dove potesse far correre i suoi personaggi, ha visto un luogo familiare. Era esattamente lo stesso tunnel di Millennium Mambo. È stato magico.
Credit: Stephanie Cornfield
Aggiunge poi che analizzando la location con il direttore della fotografia Yu Jing-pin, si è resa conto che quel tunnel nel corso degli anni è cambiato parecchio, e che adesso è molto più cupo e circondato da una rete di ferro. È come se dovesse sopportare il male del mondo.
Come è arrivata al titolo Nühai (Girl)? Shu Qi voleva scrivere un film sulle donne di qualsiasi età, e che questo fosse comprensibile da tutte, perché tutte nella loro vita sono o sono state girl. Questo vuole essere un film universale, per le donne di Taiwan e di tutto il mondo. Nühai vuole andare anche oltre il genere. Il padre di Hsiao-lee è violento, ma probabilmente è arrivato a questo punto perché qualcuno è stato violento con lui in passato. Quando Shu Qi parla della violenza domestica intende analizzarla dal punto di vista culturale e sistemico.
Noi di NPC Magazine le abbiamo chiesto una considerazione sulla sorella minore, un personaggio affascinante anche se spesso in secondo piano. Mentre Hsiao-lee è visivamente colpita dalla situazione familiare complicata, la sorella riesce ad assimilare, apparendo silenziosa e imperturbabile.
Shu Qi risponde che ha voluto caratterizzare diversamente le due bambine, concentrandosi sul fatto che la sorella minore viene viziata. Probabilmente per questo motivo riesce a compiacere i genitori e a riconoscere il pericolo. La regista dichiara di essersi ispirata a una sua amica con tre figli che tratta la più piccola peggio rispetto agli altri. Quando Shu Qi le ha chiesto il motivo, lei non ha saputo dare una risposta. Per questo motivo ha scelto di bilanciare le cose, mostrando la sorella minore in grado di gestire e assimilare la situazione, dando un messaggio di speranza alle sorelle più piccole.
Un’altra domanda che le viene posta riguarda la differenza emotiva tra fare l’attrice e fare la regista. L’autrice dice che da attrice è tutto più semplice, mentre l’arrivo a Venezia per la prima volta da regista è stato decisamente più ansiogeno. I registi hanno più pressione addosso.
AVVERTENZA SPOILER – Domanda sul finale di Nühai
Infine le viene chiesto se in Nühai il finale rappresenta l’incomunicabilità tra le generazioni. Per Shu Qi, il finale non è un riappacificamento tra madre e figlia. Anzi, probabilmente Hsiao-lee non la perdonerà per averla mandata via di casa. È tornata per poi ripartire, cercando spiegazioni sul gesto della madre.
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