Heated Rivalry (Crave, 2025- )

Heated Rivalry, di desiderio omoerotico e di fandom online

10 minuti di lettura

Un successo come quello ottenuto da Heated Rivalry, nel panorama audiovisivo contemporaneo non capita tutti i giorni. La serie televisiva canadese prodotta da Crave ha, infatti, visto una popolarità sempre crescente, fatta di passaparola tra amici, di watchparty via via sempre più grandi con l’incedere delle puntate, contribuendo a far diventare la serie una delle più viste e discusse degli ultimi mesi, creando attorno a sè un importante fandom online attivissimo, successo che ha portato le sue due giovani star a essere parte delle scorse Olimpiadi Invernali di Milano Cortina in qualità di teodofori alla staffetta della torcia olimpica.

Così, in modo del tutto inaspettato, Heated Rivalry, scritta, diretta e creata da Jacob Tierney, è passata dall’essere una serie LGBT+ di nicchia prodotta da una piattaforma di streaming minore a un vero e proprio fenomeno di costume, che ha invaso anche l’Italia a seguito della sua messa in onda sulla neo-arrivata HBO Max a partire dallo scorso 13 febbraio.

Heated Rivalry, storia d’amore proibita sul ghiaccio

Tratta dall’omonimo hockey romance scritto da Rachel Reid, la serie segue la storia d’amore proibita tra due giocatori professionisti di hockey: Shane Hollander (Hudson Williams), giovane capitano della popolare squadra canadese Montréal Metros, e Ilya Rozanov (Connor Storrie), russo di origine e capitano della squadra statunitense Boston Raiders. Tra le due squadre non corre buon sangue, e sulle prime i due capitani si presentano come rivali. Dietro questa facciata, però, nasce e si sviluppa per anni un tormentato rapporto fatto di sesso, non detti e, forse, un amore profondo e sincero.

Sin dalla trama è chiaro che Heated Rivalry cade nel genere, molto popolare in letteratura, del romance. L’intera tensione drammatica della serie risiede proprio nello scoprire se e come i due protagonisti, alla fine, coroneranno il loro amore o no. A questo semplice arco narrativo, si aggiunge uno strato ulteriore di complessità, legato alla dimensione omosessuale del rapporto al centro della storia.

Heated Rivalry (Crave, 2025- )

Lungi dall’essere un’utopia queer, la serie racconta le difficoltà di essere apertamente omosessuali in un ambiente come quello sportivo della metà degli anni Dieci. L’ostentata virilità dei match di hockey (uno sport violento, dove le risse e la violenza sono pienamente regolamentate) crea un ambiente in cui ciò che non è percepito come virile difficilmente può nascere. Da qui il contrasto che è insito nella relazione tra Shane e Ilya: un rapporto tenero, di affetto e intimità nel privato si scontra con l’aperta e ostentata rivalità della sfera pubblica.

Heated Rivalry (“appassionata ostilità”, titolo decisamente calzante) mette dunque in scena questo contrasto, questa difficoltà di queerness grazie alla parabola di due coppie: quella di Ilya e Shane, e quella del giocatore veterano Scott Hunter (François Arnaud) e il suo ragazzo Christopher “Kip” Grady (Robbie G.K.). Tale racconto, tuttavia, risulta pur sempre filtrato dall’immaginario della letteratura romance e dall’immaginario della fanfiction online, fatta anche di rappresentazioni disinibile di sessualità.

Tra gli elementi più discussi di Heated Rivalry c’è la sua rappresentazione spregiudicata del sesso. La macchina da presa di Tierney indugia durante queste sequenze in inquadrature che esaltano i fisici scolpiti e in tensione dei due giovani attori, eroticizzandone i corpi e le movenze. Ciò che risulta decisamente interessante in queste scene è la capacita di coniugare l’ipersessualizzazione dei corpi omosessuali a una narrazione dell’erotismo più affine alle pratiche della letteratura smut, fatta di una sessualità suggerita e meno morbosa.

Heated Rivalry (Crave, 2025- )

È in questi continui richiami e rimandi alle narrazioni della letteratura di genere che Heated Rivalry trova la sua forza: la piena ibridazione dell’audiovisivo con i tropi narrativi del romance caratterizza in modo spregiudicato la serie, permettendole così di elevarsi da semplice prodotto di consumo a oggetto culturale di grande interesse e richiamo.

Le continue reiterazioni di scene di sesso e di confronti tra i due personaggi, la dilatazione temporale esasperata della narrazione (la serie copre un arco temporale che va dal 2008 al 2017), gli ammicamenti continui ai corpi attoriali giovani e prestanti attraverso una sessualità non ignorata ma mai pienamente esplorata: tutti questi elementi narrativi ricavati dalla letteratura rosa sono ciò che rendono interessante e appassionante per il pubblico una serie di tale portata, dal budget molto contenuto e dalla resa visiva poco impattante.

Heated Rivalry, il fandom online e la visibilità LGBTQ+

L’ibridazione con le pratiche di scrittura romantica è ciò che rende Heated Rivalry una serie di così grande successo. Grazie a questo prodotto, la televisione riesce a sdoganare tali forme di narrativa, facendole entrare nel mainstream (tendenza iniziata con After e continuata poi, ad esempio, recentemente con Il Fabbricante di lacrime).

Ciò che però cambia con l’adattamento del romanzo di Rachel Reid è il mantenimento di alcune strutture narrative caratteristiche del genere che si perdono nei film appena citati. Vedendo Heated Rivalry, in altre parole, per la prima volta si ha la sensazione di star guardando un adattamento di ciò che significa e si prova nel leggere una fanfiction. È proprio questo uno degli aspetti che ha catturato l’attenzione del fandom online, che ha visto rappresentate per la prima volta sul piccolo schermo le sue forme estetiche predilette.

Heated Rivalry (Crave, 2025- )

L’altro elemento che ha catturato l’attenzione del pubblico online è senza dubbio la rappresentazione LGBTQ+. Attraverso il suo modo di raccontare senza vergogna la queerness, e più nello specifico l’omosessualità maschile e la bisessualità, Heated Rivalry racconta della vita e dei problemi di persone in relazioni omosessuali, il tutto mostrato senza vergogna ed esaltato all’interno di un canale mainstream che tradizionalmente fatica ad ospitare storie di queste tipologie umane. Il senso di validazione e di esaltazione che negli spettatori LGBTQ+ (soprattutto quelli giovani) si crea nel vedere un prodotto che rispecchia la propria esperienza ha sicuramente aiutato a solidificare il fandom online della serie.

Pur non lontana da questioni problematiche, come l’esclusivo focus sull’esperienza queer maschile e principalmente bianca, l’assenza di corpi tradizionalmente non considerati attraenti, Heated Rivalry ha saputo catalizzare entusiasmo e apprezzamento dalla popolazione del fandom online. Come evidenziato anche all’interno dell’articolo-inchiesta di Giada Sartori per Birdmen1, la rappresentazione di singolarità queer, l’attenzione mainstream verso il romance e l’adattamento delle pratiche estetiche di narrativa online (come quelle delle fanfiction di AO3) hanno aiutato a consolidare il successo della serie.

Prodotto infinitamente più interessante per l’ibridazione con forme narrative e mediali digitali (in un modo infondo non dissimile alle scelte estetiche che Emerald Fennell ha preso per il suo Cime Tempestose) e per la risposta del pubblico online che non per la sua effettiva qualità artistica, Heated Rivalry ha segnato con il suo successo inaspettato e globale questa stagione televisiva in maniere difficili da ignorare. Pur con qualche lacuna in termini di messinscena e scrittura, la serie di Jacob Tierney ha saputo catturare l’attenzione di milioni di telespettatori in tutto il mondo con la sua semplicità e immediatezza.

Heated Rivalry (Crave, 2025- )

Tutto ciò che serve per fare un film è una ragazza e una pistola” diceva un tempo Godard. Oggi Heated Rivalry ci dimostra che per una serie televisiva di successo servono solo due ragazzi e un cottage.


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  1. Giada Sartori, (12 febbraio 2026). Il fandom di Heated Rivalry tra rappresentazione, speranze e fanfiction. Birdmen Magazine. https://birdmenmagazine.com/2026/02/12/heated-rivalry-serie/ ↩︎

Classe 2001, cinefilo a tempo pieno. Se si aprissero le persone, ci troveremmo dei paesaggi; se si aprisse lui, ci troveremmo un cinema. Ogni febbraio vorrebbe trasferirsi a Berlino, ogni maggio a Cannes, ogni settembre a Venezia; il resto dell'anno lo passa tra un film di Akerman, uno di Campion e uno di Wiseman.

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