Un'immagine dalla serie tv La casa degli spiriti, tratta dall'omonimo romanzo di Isabel Allende.

La casa degli spiriti, la scrittura è memoria

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Spesso chiamiamo casa un posto che esiste soltanto nella nostra testa.

Forse è proprio questo ciò che pensa Alba mentre legge per la prima volta i diari scritti da sua nonna Clara ne La casa degli spiriti. È il 1973, Alba ha poco più di diciotto anni e Clara ha smesso di abitare il mondo dei vivi già da molto tempo. Sono trascorsi pochi mesi dal golpe dell’11 settembre 1973, con cui Augusto Pinochet ha posto fine al governo di Salvador Allende e ha instaurato una feroce dittatura, e Alba è appena tornata a casa dopo essere stata arrestata, torturata e violentata ripetutamente.

Ha perso le dita di una mano – proprio come anni prima era accaduto anche a suo padre, Pedro García -, ma quando trova i diari di sua nonna all’interno di un baule nascosto non può fare a meno di iniziare a scrivere.

Inizia così La casa degli spiriti, adattamento dell’omonimo romanzo di Isabel Allende pubblicato per la prima volta nel 1982, trasposto cinematograficamente già nel 1993 da Bille August (con Meryl Streep, Winona Ryder, Glenn Close e Jeremy Irons) e ora riadattato in forma seriale da Francisca Alegría e Andrés Wood, che hanno scelto di restituire al romanzo di Isabel Allende l’autenticità spaziale e il respiro assenti nel precedente adattamento, girato in Europa e in lingua inglese.

La casa degli spiriti, quattro generazioni di donne

Al centro de La casa degli spiriti c’è la storia novecentesca di un Paese, il Cile, ma soprattutto la storia di una famiglia, la famiglia Trueba, che si dipana attraverso quattro generazioni di donne: Nivea, Clara, Blanca e Alba.

Nivea Del Valle appoggia solo apparentemente le ambizioni politiche del marito, ma di nascosto lotta per il riconoscimento del diritto di voto alle donne. Clara è per tutti la «chiaroveggente», in quanto abita «un universo inventato da lei, protetta dalle avversità della vita», che le consente di dialogare con gli spiriti e di presagire il futuro. Blanca, artista sensibile, si tiene lontana dal mondo immaginario e magico della madre e, come sua figlia Alba, rivoluzionaria, coraggiosa e caparbia, agisce sempre e solo in nome dell’amore.

Mettendo insieme la dimensione della saga familiare con quella del realismo magico e del romanzo storico-politico, con La casa degli spiriti Isabel Allende dà vita ad un romanzo che altro non è se non un’«opera-mondo» in cui è racchiuso il significato ultimo della vita e della morte, della realtà e della magia, del dolore e della colpa.

La casa degli spiriti, la scrittura come unica arma contro la violenza degli uomini

Blanca e Alba in un'immagine dalla serie La casa degli spiriti, tratta dall'omonimo romanzo di Isabel Allende.

Ne La casa degli spiriti alla Storia ufficiale, maschile e politica si contrappone la storia nascosta, femminile e autentica che emerge dai diari di Clara, che messi insieme costituiscono un altro archivio: un archivio alternativo, personale e politico, individuale e collettivo al tempo stesso.

La scrittura è memoria, è un modo per riscrivere la Storia, è un modo per raccontare la verità quando essa viene nascosta, è l’unica arma contro la violenza degli uomini. Allora scrivere serve «per riscattare la memoria del passato, e per sopravvivere al mio stesso terrore».

Serve per far conoscere al mondo «l’orrore che avveniva parallelamente all’esistenza pacifica e ordinata di quelli che non volevano sapere, di quelli che non potevano restare ancorati all’illusione di una vita normale, di quelli che non potevano negare, di quelli che stavano a galla sopra un mare di gemiti, ignorando, contro ogni evidenza, che a pochi isolati dal loro mondo felice c’erano gli altri, quelli che sopravvivono o muoiono dalla parte buia».

È solo attraverso la scrittura che Clara può dare forma ad un mondo che non esiste, raccontare la sua versione della Storia, perdonarsi per non aver potuto fare nulla per difendere se stessa e sua figlia Blanca dalla violenza di suo marito Esteban, un uomo irascibile e prepotente, autoritario e dispotico, le cui colpe non solo si riflettono nella violenza della dittatura, ma tragicamente si riversano anche sui figli.

Ed è attraverso la scrittura che Alba può dare un senso a ciò che ha vissuto, comprendere le scelte della madre, conoscere la verità a lungo taciuta, comporre i tasselli di una storia che è iniziata molti anni prima della sua nascita e che è destinata a non finire mai.


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Classe 2003, laureata in Letteratura Musica Spettacolo e studentessa di Scritture e produzioni dello spettacolo all'Università La Sapienza di Roma. Dolcemente nostalgica, ho iniziato a raccontare storie a 2 anni e da allora non ho mai smesso. Amo il cinema e la letteratura, colleziono tramonti, la mia mente è un film di Nanni Moretti.

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