i protagonisti della serie Netflix Diary of a ditched girl

Diary of a ditched girl, essere (più o meno) single nel 2026

8 minuti di lettura

È una sera qualunque e su Netflix appare una nuova serie dal titolo autoironico: Diary of a ditched girl, in lingua originale “Halva Malmö består av killar som dumpat mig”, ovvero “la metà dei ragazzi di Malmo mi hanno scaricata”. La serie racconta le (dis)avventure sentimentali di Amanda, interpretata da Carla Sehn, trentunenne single alle prese con il mondo degli appuntamenti al giorno d’oggi. Il primo episodio inizia quando la protagonista decide di uscire dalla sua comfort zone, gettandosi in una serie di sventure all’insegna di incontri imbarazzanti, ghosting, vecchie fiamme e crisi d’identità all’ordine del giorno.

Scena tratta da Diary of a ditched girl, in cui Amanda esce con Emil.

Dalle eroine di Jane Austen alle protagoniste delle rom-com

Diary of a ditched girl si inserisce nella cornice del genere rom-com tragicomico – di cui fanno parte serie TV come Crashing, High Fidelity o Girls – presentando una cornice nuova per un racconto piuttosto universale. Amanda, infatti, non è certo la prima protagonista ad affrontare simili sventure: si potrebbe affermare che rientri in un archetipo esistente da secoli, sin dalle eroine di Jane Austen alle protagoniste come Julie de La persona peggiore del mondo, Hannah di Girls o Fleabag di Phoebe Waller-Bridge. Se Elizabeth Bennet ed Emma Woodhouse si confrontavano con un percorso di crescita personale e con gentiluomini snob ed emotivamente poco disponibili, le eroine contemporanee non sono da meno. 

Foto delle amiche della serie Diary of a ditched girl.

Quello che hanno in comune le eroine (o antieroine) di questi racconti è l’autenticità con cui riescono a rappresentare un periodo di transizione così fondamentale e ricco di avvenimenti. Non è tanto importante quanto successo prima, piuttosto come riescano ad affrontare i propri pattern attraverso un percorso di crescita tortuoso e difficile. Forse, il punto di partenza stabilisce quanto questo tipo di storie siano immedesimabili, per poi arrivare a un intreccio che sia allo stesso tempo d’intrattenimento e speranzoso per il pubblico. Inoltre, Diary of a ditched girl non si limita a seguire Amanda, esplora anche i legami che la definiscono, a partire dal più importante: quello con la sorella Adina.

La dinamica tra le due sorelle e la rappresentazione dell’OCD

Se Amanda è l’archetipo dell’“hot mess” (che si potrebbe tradurre in italiano come una via di mezzo tra “eroina caotica” e “disastro nelle relazioni”), sua sorella Adina (Moah Madsen) rappresenta l’esatto opposto. Non a caso, lei sembra “sistemata”: ha una relazione felice, convive con il fidanzato e appare tutto sommato contenta. Amanda fa affidamento sulla sorella per qualsiasi avvenimento: la chiama per risolvere eventuali problemi sul lavoro, per organizzare le serate con le amiche, oppure per chiederle consigli sugli appuntamenti andati male. Eppure, non prende in considerazione la possibilità che anche sua sorella stia attraversando un periodo altrettanto difficile.

Scena in cui le due sorelle Amanda e Adina della serie Diary of a ditched girl ridono (probabilmente stanno scrollando Tinder).

Un altro esempio è quando Adina rimprovera ad Amanda di non farle mai i complimenti, al ché la sorella risponde sorpresa con un complimento, “sei bellissima”, riempendo il bisogno di supporto e validazione che può essere soddisfatto talvolta solo da sorelle o amiche.

Questa dinamica ricorda vagamente il rapporto tra Fleabag e sua sorella Claire; sebbene Adina non sia sposata con un tizio inquietante e molesto, ma con un ragazzo carino e supportive. Forse la realtà dipinta in Diary of a ditched girl è meno caricaturale, in quanto non esagera le difficoltà delle protagoniste, ma le sviscera gradualmente, rappresentando a fondo il disagio che ciascuna problematica può presentare.

Scena di Diary of a ditched girl con Amanda, Adina e il suo ragazzo.

Amanda scopre come convivere con sentimenti di inadeguatezza e vergogna, mentre Adina si ritrova a fare i conti con i sintomi del disturbo ossessivo compulsivo. Diary of a ditched girl lascia intravedere al pubblico le compulsioni che tormentano Adina, come controllare i cavi dell’elettricità oppure le lampadine accese in casa, rappresentando in modo delicato come il malessere possa insinuarsi nelle piccole cose della quotidianità.

È così che Diary of a ditched girl analizza il rapporto ricco di sfaccettature tra le due sorelle, lasciando intendere l’assenza dei genitori. La madre di Amanda e Adina è emotivamente presente, tuttavia sembra principalmente concentrata su sé stessa; il padre dà la priorità alla sua nuova compagna e al figlio minore, trascurando le due sorelle. Guardando la serie viene il dubbio che le difficoltà di Amanda siano legate a dei conflitti non risolti con le figure genitoriali.

Diary of a ditched girl, tra amicizie, app di incontri e vecchie fiamme

Un’altra dinamica che Diary of a ditched girl rappresenta è l’amicizia al femminile: le due sorelle si vedono regolarmente con le amiche, condividendo sia momenti difficili, sia serate di svago. Amanda è una ragazza alla ricerca di sé stessa e, in questa missione, la side quest diventa ridefinire la sua vita amorosa e, nel frattempo, rivedere il suo rapporto con le amiche e con la sorella. La protagonista si trova in difficoltà con l’inevitabile metro di paragone che le offre la sua amica Lilleman (Malou Marnfeldt); invidiando la sua sicurezza e la facilità con cui vive le avventure amorose.

Scena romantica tra Amanda ed Emil in Diary of a ditched girl.

Diary of a ditched girl mette in scena le disavventure nel mondo del dating di Amanda; come una notte trascorsa con un bartender, che si dà al ghosting per poi riapparire qualche tempo dopo (quello che oggi si chiama “orbiting”), oppure una serie di appuntamenti imbarazzanti con ragazzi conosciuti sulle app di incontri. Tuttavia, in mezzo a questo marasma di malesseri, c’è qualcuno che si salva; ironicamente, Amanda fa autosabotaggio con l’unico ragazzo a cui è seriamente interessata, ovvero una vecchia fiamma dei tempi delle medie.

Se Amanda riesce a lasciarsi andare facilmente negli incontri casuali, le risulta difficile fare lo stesso in situazioni più serie. Amanda è, per certi versi, molto relatable, ma a tratti difficile da guardare: mostra quei comportamenti controproducenti che, in fondo, sono profondamente umani. Così, in dieci puntate questa serie riesce a costruire un quadro sfaccettato, in cui le sfumature umane dei personaggi si intravedono sempre di più.


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'99 mancata, sono nata all'inizio del nuovo millennio.
Laureata in Lingue, scrittrice amatoriale e pop-culture nerd.
Oltre ad avere un debole per le rom-com e i fantasy, ogni tanto parto per qualche viaggio con lo zaino in spalla. Quando sono a casa, però, mi potete trovare davanti a un film o una serie.

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