Bernardo, storico musicale in crisi di mezza età, passeggia con un trench beige per il centro storico di Milano, dal Duomo alla Galleria Vittorio Emanuele, sino ad arrivare al suo appartamento in zona Brera, dove convive con la fidanzata. È il 1992 e sta scrivendo un libro su Jimi Hendrix. Inizia così Maledetto il giorno che t’ho incontrato, nuovo (anche se in realtà è un classico) film da scoprire su Netflix, scritto e interpretato da Carlo Verdone.
Maledetto il giorno che t’ho incontrato, lasciarsi con le cassette
A parte per i gravi problemi d’ansia, Bernardo sembra un quasi-quarantenne tutto sommato regolare. Appena rientrato a casa, però, Bernardo trova una cassetta – la versione anni ’90 della nostra nota vocale su whatsapp – in cui la fidanzata lo lascia, dicendogli di essersi invaghita di un carismatico francese durante un viaggio di lavoro.

Così, Bernardo va in crisi, cercando conforto nelle parole di un’amica, che invece gli spiega bruscamente perché è “oramai un partito a dir poco appetibile” e gli consiglia di “andare in analisi”. È proprio qui, fuori dallo studio del suo terapeuta, che conoscerà Camilla – detta Billa (Margherita Buy) – con cui condivide non solo l’ansia paralizzante, ma anche la dipendenza da una serie di psicofarmaci per far fronte alla paranoia. A tal proposto, Carlo Verdone ha confessato di essersi ispirato ai suoi problemi di ansia, scrivendo una sorta di autoanalisi con Maledetto il giorno che t’ho incontrato.
“Andare in analisi” e appartamenti sorprendentemente grandi
Camilla chiede a Bernardo di intercedere per lei con il Professor Ludwig Altieri, lo psicologo di cui entrambi sono pazienti e del quale lei si è invaghita, e lasciare una lettera d’amore nel suo studio. Il Professor Altieri rappresenta la figura di uno psicoterapeuta abbastanza stereotipato.
Se sicuramente la psicoterapia era in voga anche allora, l’immagine collettiva è parecchio cambiata negli ultimi decenni, restituendo forse l’idea di un rapporto molto più informale rispetto alla figura dell’analista freddo e distaccato, come il rapporto tra Professor Altieri e Bernardo. Certo è, che ai tempi il fervore per capirsi meglio aveva preso piede, e anche la sua rappresentazione nei media. Basta pensare a Io e Annie.
I due si scoprono molto più simili del previsto: entrambi sono soggetti ansiosi, in situazioni amorose disastrose e proprietari di appartamenti piuttosto grandi per i loro lavori. Infatti, come dice Luca Ravenna, nella tipica commedia italiana, lo spettatore si domanda spesso come i due protagonisti della rom-com possano permettersi degli appartamenti così spaziosi. Così, sullo sfondo di una Milano anni ’90, e dei loro appartamenti bellissimi in Brera e davanti alle Colonne di San Lorenzo, Bernardo e Camilla decidono di affrontare tutto ciò che mette loro ansia, dando il via a una personalissima exposure therapy.

“Appurato che io e Camilla eravamo due casi clinici”
“Appurato che io e Camilla eravamo due casi clinici”, annuncia Bernardo, “pensammo di unire le forze per superare le nostre fobie. Stabilimmo un programma di allenamento che consentiva nel fare scientificamente tutte le cose che ci facevano più paura”, come guardare film dell’orrore al cinema, affrontare la claustrofobia e la paura dell’altezza andando sulla ruota panoramica.
Ecco che sull’onda di una connessione che non stigmatizza il loro disagio, ma permette loro di parlarne, gli amici rifioriscono; pur sempre alle prese con le loro dipendenze e ansie destabilizzanti, ma questa volta insieme. Se all’inizio di Maledetto il giorno che t’ho incontrato, entrambi venivano rappresentati come persone in crisi, che hanno toccato il fondo, già verso la metà del film iniziano a intraprendere un percorso di crescita.
In Maledetto il giorno che t’ho incontrato, Billa e Bernardo stringono un rapporto affatto banale, avvicendandosi anche in conversazioni profonde sulla vita, l’amore e il sesso. Per esempio, Camilla a un certo punto definisce il rapporto sessuale tra lei e il suo fidanzato come “una scopata retorica”, al ché Bernardo risponde “adesso io ti do duecentomila lira se mi spieghi cos’è una scopata retorica”. Alla fine, secondo Camilla è “come andare a letto con un fratello Karamazov”.

Maledetto il giorno che t’ho incontrato, un Annie Hall all’italiana con note di Nora Ephron
Qui, non si potrà non citare la wave cinematografica in cui si inserisce Maledetto il giorno che t’ho incontrato: tra gli anni Ottanta e Novanta, il cinema aveva insistito parecchio sul personaggio nevrotico, quasi da portarlo come protagonista ordinario della rom-com di allora. Ad esempio, il film di Verdone è stato definito da più spettatori come “alleniano” e, francamente, non c’è da stupirsi: basta guardare i dialoghi incalzanti, l’atmosfera urbana e i protagonisti ansiosi. Ancora, in Harry ti presento Sally, la storia di un’insolita amicizia ci ricorda Bernardo e Camilla.
Maledetto il giorno che t’ho incontrato, infatti, sembra rifarsi sia al cult di Nora Ephron, sia alle commedie di Woody Allen; partendo da una dimensione urbana che fa da sfondo a una connessione tra due protagonisti vulnerabili, la cui amicizia fa emergere un lato di sé non ancora scoperto prima d’ora.

Maledetto il giorno che t’ho incontrato è un continuo “lost in translation” da Milano alla Cornovaglia
Tuttavia, pur aspirando a modelli anglosassoni e ambientato in parte a Londra e in Cornovaglia; Maledetto il giorno che t’ho incontrato si distacca dal mondo statunitense e britannico con battute ironiche recitate con un accento alquanto romanaccio, che sdrammatizzano la perdita di significato che avviene tra una lingua e l’altra. Il famoso “lost in translation” – per citare Sofia Coppola – che forse avviene anche in modo figurato: per quanto i due si possano capire, le incomprensioni emotive sono piuttosto frequenti. Non a caso il film si intitola Maledetto il giorno che t’ho incontrato.
Forse, la scelta di ambientare parte del film in Inghilterra si ancora alla fascinazione per il rock in inglese, così come la sua cultura, insieme a quella americana. Oggi sarebbe profondamente attuale e l’avventura in Cornovaglia verrebbe sviluppata come una side quest dall’atmosfera romantica e inusuale.
Per concludere, verrebbe da domandarsi: come sarebbero Billa e Bernardo oggi? Probabilmente, sempre soggetti ansiosi, ma questa volta alle prese con la terapia del Ventunesimo secolo, insieme a stratagemmi digitali per attirare le attenzioni. Se nel ’92, la gente si lasciava con una cassetta, e provava a fare ingelosire il partner con un video registrato; nel 2026 non è poi così diverso.
Basterebbero un audio e una storia su Instagram. Certo, cambierebbe sicuramente la rappresentazione della psicoterapia, con approcci più moderni, insieme ai reel su TikTok o Instagram in cui le autodiagnosi fluiscono a piede libero. Sicuramente, però, la connessione tra due protagonisti che si capiscono rimarrebbe invariata.
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