Harry, ti presento Sally

Perché Harry, ti presento Sally… è (ancora) la commedia romantica perfetta

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9 minuti di lettura

L’amicizia tra uomo e donna è uno dei temi più dibattuti da…beh, da quando esiste l’eterosessualità, in sostanza. A chi non è mai capitato di discuterne con amici e amiche, i più scettici e più idealisti?
È la stessa questione di cui per anni sono emblema Sally Albright e Harry Burns, i protagonisti dell’immortale Harry, ti presento Sally…, commedia romantica tra i capisaldi del genere friends to lovers e tra i lavori più amati del compianto Rob Reiner, tragicamente scomparso lo scorso 14 dicembre: da più di trentacinque anni esplora i nostri dubbi e le nostre certezze sull’amore con ironia e disarmante naturalezza, dettando assiomi senza tempo come lo stato di una relazione in cui ci si accompagna all’aeroporto.

Harry, ti presento Sally… è un racconto di tutti

Harry ti presento Sally

Harry, ti presento Sally… inizia in un lungo viaggio da Chicago a New York. Harry (Billy Crystal), donnaiolo cinico e disincantato, e Sally (Meg Ryan), meticolosa, ingenua e organizzata, si scambiano le proprie visioni sulle relazioni durante 18 ore di auto. Non è amore a prima vista, anzi: non si piacciono (ciò non impedisce a Harry di provarci…) e non si rivedranno per altri cinque anni, fino ad un incontro casuale in aereo. Altri cinque anni e finalmente le loro vite si intrecciano quando, entrambi delusi dall’amore, s’imbattono l’uno nell’altra a New York: nasce così una lunga amicizia che – inevitabilmente, per chi concorda con la visione di Harry – diventerà il più genuino degli amori.

Quello che rende Harry, ti presento Sally… un punto di riferimento sempre attuale, anche a quasi quarant’anni di distanza, è proprio la sua incredibile naturalezza. Harry e Sally, e i loro amici Jess (Bruno Kirby) e Marie (Carrie Fischer), si scambiano conversazioni quotidiane in cui tutti si possono identificare: amore, amicizia, lavoro, sesso, tutto scivola via con la fluidità di un caffè al bar e l’ironia della confidenza. Tra battibecchi su Casablanca, donne che miagolano e diverbi sui tavolini, Harry, ti presento Sally… è entrato nel cuore di tutti proprio per la normalità di un racconto così verosimile in cui rispecchiarsi.

La forza della naturalezza di Harry, ti presento Sally… sta proprio nell’affrontare tutti i temi senza peli sulla lingua e ciò lo ha costellato di momenti iconici, che ci hanno portato più di una volta a chiedere quello che ha preso la signorina.

Harry ti presento Sally: la scena della cena
Sì, sappiamo che lo sapete: la signora che pronuncia la battuta è la madre del regista di Harry, ti presento Sally…, Rob Reiner.

La penna graffiante di Nora Ephron e la mano confortante di Rob Reiner

Harry ti presento Sally...: Rob Reiner e i protagonisti

Grande merito si deve alla sceneggiatura di Nora Ephron, per la quale fu candidata all’Oscar nel 1990, che mette i dialoghi al centro di tutto, pennellando indimenticabili botta e risposta tra i protagonisti riguardo alle loro differenti visioni del mondo, il tutto inframezzato dai salti temporali che lasciano la parola alle coppie più anziane. La Ephron stessa ammise di aver poi più volte adattato la sceneggiatura in corsa, modellandola sul talento comico di Crystal e Ryan, una combinazione che ha dato origine a scambi eternamente brillanti e divertenti.

Harry: Uno senza faccia che ti strappa i vestiti è la fantasia sessuale che hai da quando avevi dodici anni? Sempre la stessa?
Sally: Be’, a volte la vario un tantino.
Harry: In che senso?
Sally: Cambio i vestiti!

Il tutto è messo in scena con la consueta pacatezza e praticità dal regista Rob Reiner. A pochi mesi dal suo assurdo omicidio, fa stringere il cuore ripensare alla dolcezza con cui Reiner rappresenta i rapporti umani, con il suo solito stile privo di eccessi ma perfettamente capace di toccare le corde giuste, valorizzando gli ambienti e le performance. New York diventa una protagonista aggiuntiva nelle stagioni che si susseguono, sfumando le foglie di Central Park in autunno e tintinnando all’arrivo di Natale e Capodanno, rendendo così Harry, ti presento Sally… il film da copertina e cioccolata calda per antonomasia.

Harry ti presento Sally...: Carrie Fischer e Meg Ryan

Harry, ti presento Sally: Sally, ti presento Harry

Il cuore, però, alla fine sono sempre loro: Harry e Sally, Sally ed Harry. Così vicini e così lontani, a lungo si sfiorano solamente per rimbalzarsi, impiegando dieci anni per darsi davvero la possibilità di conoscersi.
Harry, disilluso e cinico, uno che legge prima l’ultima pagina di un libro nel caso di morire prima di finirlo; Sally, che – almeno all’inizio – crede fortemente nell’amore ed è l’incubo di tutti i camerieri per le sue ordinazioni (dettaglio, come raccontato da Reiner, riferito alla Ephron stessa). Due punti di vista profondamente diversi sui rapporti tra uomini e donne e sulla possibilità di rimuovere l’attrazione dall’equazione: il loro non è un colpo di fulmine, ed è questo a rendere il loro rapporto così vero.

Harry ti presento Sally...: il finale

Harry e Sally crescono insieme, si evolvono e si influenzano reciprocamente nell’arco di un decennio, rimanendo costanti l’uno per l’altra fra dibattiti sulle potenzialità sessuali del nome Sheldon e partner che vanno e vengono. Alla fine si rendono entrambi conto che la persona che stanno cercando l’hanno sempre avuta dinanzi agli occhi: a chi non è mai capitato di realizzare di provare attrazione per qualcuno che si conosce già così bene, con cui si può essere pienamente sé stessi?
Così, nonostante la prima bozza di sceneggiatura di Harry, ti presento Sally… prevedesse che rimanessero solo amici, ecco la notte di Capodanno e una delle dichiarazioni d’amore più pure della storia del cinema.

Harry ti presento Sally...: Capodanno

Harry ti presento Sally… ha avuto un impatto enorme sulle rom-com successive, contribuendo a definire un modello basato su dialoghi intelligenti e personaggi realistici: molti film hanno cercato di replicarne la formula, ma pochi sono riusciti a raggiungere lo stesso equilibrio. La sua forza sta proprio nel raccontare l’amore come qualcosa di umano, imperfetto e in continua evoluzione, piuttosto che un quadro idealizzato.
La sua freschezza è rimasta intatta: i tempi cambiano, i punti di vista sui rapporti si evolvono, ma persino in un periodo come questo, di perpetuo movimento, rivederlo oggi significa riconoscersi nei suoi dubbi e nelle sue contraddizioni, ridendo come la prima volta. Ed è proprio questa sua onestà a renderlo, ancora, così vicino.

Sally: Naturalmente per voi è diverso, Charlie Chaplin ha fatto figli fino a 73 anni!
Harry: Ma non ce la faceva a tenerli in braccio!


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Classe 2000, marchigiano ma studio Comunicazione all'Università di Padova. Mi piacciono la pallacanestro, i cani e tanto tanto cinema. Oh, e casomai non ci rivedessimo, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

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