Periodo fiorente per l’eredità di Mary Shelley: l’autunno si era aperto, in ottobre, con il discusso ma di successo Frankenstein di Guillermo Del Toro; ora, alle porte della primavera, torniamo di nuovo tra le pagine della scrittrice inglese, stavolta rivolgendoci ad una storia meno battuta, quella della Moglie della Creatura. Arriva nelle sale infatti La Sposa!, secondo lavoro da regista di Maggie Gyllenhaal, con protagonisti Jessie Buckley e Christian Bale, che porta una ventata d’aria fresca con uno sguardo totalmente nuovo.
Un esplosivo cocktail di gangster movie, romanticismo e commedia nera, dal 5 marzo 2026 nelle sale italiane.
La Sposa! ai tempi del Proibizionismo

Chicago, 1936. Ida (Jessie Buckley), una giovane accompagnatrice, viene uccisa una sera nel locale del gangster Vito Lupino. Poco tempo dopo arriva in città un ormai ultracentenario Frankenstein (Christian Bale), che si rivolge alla scienziata Dr. Euphronius (Annette Benning) con una malinconica richiesta: stanco di un’immortale solitudine, vuole una creatura come lui che possa diventare sua moglie.
La prescelta è proprio Ida, ma la donna rivivrà senza memoria e con una personalità ben diversa – a causa anche di continue visioni di un particolare spirito – e stravolgerà la vita di un innamorato Frankenstein, lanciandosi in una fuga à la Bonnie e Clyde che attirerà le attenzioni di due detective, Jake (Peter Sarsgaard) e Myrna (Penelope Cruz).

La Sposa! si ispira liberamente a La Moglie di Frankenstein (James Whale, 1935), a sua volta tratto da alcune parti del romanzo originale, ma prende da subito una direzione tutta sua: la Gyllenhaal, dopo l’esordio dietro la macchina da presa nel 2021 con La figlia oscura, porta in scena uno scatenato mosaico di generi assemblato proprio come il “mostro” originale. Revenge movie, noir, musicale (non musical), thriller, horror, chi più ne ha più ne metta: e come per la creatura, anche qui in alcuni punti le cuciture forse sono più visibili che in altri, ma che colpo d’occhio.
Un cocktail di generi ed emozioni

Frankenstein è, insieme a Dracula, una delle creature più gettonate e trasposte della cultura pop, e ad ogni adattamento ci si chiede sempre lo stesso: cosa c’è ancora da dire? La risposta è trasporre il mito in un’altra epoca e sotto una lente totalmente diversa: proprio come la sua protagonista, La Sposa! è sguaiato, frenetico e passionale, attingendo a piene mani da tante fonti diverse. Le citazioni a Frankenstein Junior sono deliziose, condite da sprazzi di Natural Born Killers e perfino Joker: in particolare, c’è un’allucinata e riuscitissima sequenza musicale – rivolta al personaggio di Jake Gyllenhaal, il divo del cinema Ronnie Reed – che già da sola rappresenta quello che Joker: Folie a Deux avrebbe probabilmente voluto essere.
Ma non è, chiaramente, tutta ispirazione. Maggie Gyllenhaal porta in scena in maniera più che riuscita un manifesto di potenza femminile: la sua Sposa diventa il simbolo di rivalsa ed emancipazione in un’epoca, gli anni Trenta, in cui il ruolo della donna era ben confinato in specifici canoni. Se la Sposa incarna il braccio armato della rivolta, le fa da contraltare il personaggio di Myrna, detective mai presa sul serio in quanto donna, che si fa strada sgomitando per dimostrare il proprio valore.

Le due facce de La Sposa!

Il cuore pulsante di La Sposa! sono chiaramente loro: “Frank“, come viene soprannominato, e Ida, che, per lunghi tratti, del proprio nome non è neanche a conoscenza. Di Frankenstein ne sono passati parecchi sul grande schermo: qui funziona non renderlo il protagonista, ma una creatura ormai stanca e logorata da una vita di emarginazione, che cerca di stare il più lontano possibile da morte e violenza. Il resto lo fanno il carisma e la presenza scenica di un sempre magistrale Christian Bale, alle prese con l’ennesima trasformazione della sua camaleontica carriera (un plauso va anche all’eccellente make-up, che segue l’aspetto più classico del personaggio, rispetto a quello di Jacob Elordi).
Dal canto suo, la Ida di Jessie Buckley è una scatenata rockstar, violenta e imprendibile. Il liquido nero impresso sul volto diventa il suo marchio, proprio come fu il sorriso di Joker, ed è la scintilla di un incendio che diventa inarrestabile, stravolgendo l’esistenza di Frank. I due sono protagonisti anche di scene delicate e toccanti, ma la forza di Ida sta prima di tutto nel suo essere individuale, e la scelta del titolo – non La Sposa/Moglie di… – è una dichiarazione d’intenti.
L’attrice irlandese continua il suo periodo d’oro: dopo gli elogi universalmente ricevuti per Hamnet, cambia totalmente registro con un’interpretazione estremamente diversa ma altrettanto memorabile, dando volto a più donne in una – letteralmente: la trovata metanarrativa dello spirito che possiede Ida richiama La moglie di Frankenstein, ma con una connotazione deliziosamente originale.

Ne La Sposa! c’è tanta carne al fuoco, a tratti troppa e non sorretta sempre da una struttura solidissima; alcuni concetti, inoltre, passano in maniera un po’ didascalica: il risultato, però, è accattivante al punto da coprire bene le sue falle. La Sposa! è la dimostrazione che di idee originali ce ne sono ancora eccome, e che i grandi classici possono ancora rivivere anche dopo 200 anni se c’è qualcuno pronto a rileggerli con un tono diverso.
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