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American Psycho

American Psycho, quando Christian Bale divenne famoso

6 minuti di lettura

Un raffinato completo Valentino e gli occhiali dalla montatura Oliver Peoples incorniciano un’icona letteraria e cinematografica. Stiamo parlando di Patrick Bateman, forgiato dalla penna dello scrittore americano Bret Easton Ellis, nel suo sanguinario e ipnotico romanzo del 1991, American Psycho. A distanza di nove anni, quel personaggio ritornò nella magistrale interpretazione di Christian Bale, con l’omonimo film che consacrò la sua fama sul grande schermo.

Scopri l’incredibile storia di Christian Bale nella nostra scheda

Alla regia Mary Harron, su una sceneggiatura liberamente ispirata al romanzo e firmata da Guinevere Turner. La pellicola, presentata al Sundance Festival del 2000, suscitò però scalpore per le sue sfumature violente e quasi pornografiche. C’è poi quel finale, disturbante ed enigmatico, che non venne del tutto compreso. Ma scopriamo meglio perché in occasione del 47esimo compleanno di Christian Bale.

Chi è Patrick Bateman?

American Psycho

Iniziamo con la canalizzazione in poche righe dell’apoteosi psicotica e identitaria di Bateman. Un giovane broker di Wall Street, curato narcisisticamente nell’aspetto, privo di qualsiasi empatia e avvolto dall’edonismo anni Ottanta di un’America dove la personalità è definita dalla precisa collocazione nella società. Così Patrick è profumatamente ricco, annoiato e riverso quotidianamente nella massa indistinta degli yuppies newyorkesi.

Dentro di lui ribolle però una violenza repressa, una fame sanguinaria che lo porta a uccidere selvaggiamente chiunque lo appaghi. Dal collega nemico Paul Allen (Jared Leto) alle bionde, alte, corpoduro donne che frequenta. Ne deriva un climax delirante e allucinato, dove Bateman non distingue più realtà da immaginazione e si abbandona a una disperata confessione finale non creduta da nessuno e quindi senza significato.

Christian Bale è American Psycho

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A incendiare l’interpretazione di Bale subentra la sua ormai celebre recitazione camaleontica. Così un bel faccino non nasconde un brillante ghigno deformato da una psiche torbida. E la bravura di Bale sta nel regalarci il lato vero e primordiale di un uomo che, nella vita di tutti i giorni, indossa una maschera. Quella conferitagli dalle preziose marche sartoriali che indossa e dal cinismo distaccato delle conversazioni con i colleghi.

Ogni suo dialogo e monologo, che molto spesso ricalcano le geniali costruzioni narrative di Bret Easton Ellis, sono avvolti da una parlantina cadenzata, sicura e veloce. Tale per cui ci gustiamo tutto quello che dice. Sia che parli di Phil Collins prima di un omicidio o che descriva la povertà e la miseria nel mondo che non gli appartengono, noi siamo con lui. E questo è incredibilmente disturbante e vincente.

Un viaggio ipnotico nella vanitas

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Tuttavia la crudezza rappresentativa del romanzo lascia posto nel film alla realtà del fatto compiuto in un’escalation ai limiti del surreale in cui Bateman uccide fino a 20-40 persone. Ed è proprio il finale a lasciarci con il canonico dubbio: è veramente un serial killer o è tutto frutto della sua immaginazione? Il monologo finale, così come una sequenza di apparenti contraddizioni, sembrerebbero alludere alla seconda opzione.

Tuttavia Mary Harron ha sottolineato come in realtà volesse offrire una chiara impressione della sua colpevolezza. Ma così limpida non è, anche se forse non dobbiamo chiederci cosa sia successo nella realtà, ma come l’abbia interpretata la mente seviziata di Bateman. Tutto è vero, quindi, ma se proiettato nel contesto sociale patinato e serializzato dove l’idealizzazione narcisistica cerca un evasione dalla monotona realtà verso una sua distorsione proiettiva.

Perché American Psycho è un cult

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Il ragionamento è indubbiamente intricato, ma riflette la dimensione psichica di Bateman, resa tangibile da una nitida caratterizzazione del contesto sociale. Così New York nasconde la povertà dilagante dei barboni e la paura dell’HIV dietro le prenotazioni ai ristoranti di lusso, resi celebri dall’approvazione di Ivana Trump e definiti da una cucina mignon. E distinguersi, attraverso un abito o un biglietto da visita è l’unico modo di scappare dalla collettività anonima.

Una realtà la cui vetrina ospita donne bionde ed eleganti, assuefatte dagli antidepressivi e uomini con i capelli tirati indietro, il corpo marmoreo e l’abbronzatura impeccabile. Quello che risulta è uno scenario plastico dove i personaggi sono modellini, tanto che non vi sono caratterizzazioni fisionomiche nel romanzo di Ellis. Per questo, in un’architettura antropologica così ben definita dal romanzo, il plus estetico ed emotivo è dato dall’anima sfregiata di Bateman.

American Psycho

E questa si appoggia a una resa filmica frenetica, incalzante, così come i pensieri divampano impazziti nella mente di Patrick. Lui, Christian Bale, prima delle perle de L’uomo senza sonno (2004) e Il Cavaliere Oscuro (2008), ha già tracciato una firma distintiva senza neanche saperlo, rendendo visibile l’invisibile follia ordinaria. E pensare che all’inizio il ruolo era stato scelto per Leonardo Di Caprio! Ma non possiamo immaginare nessun altro psycho che potesse lanciare così il mirifico talento di Christian Bale.  


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Francesca Brioschi

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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