Pluribus (AppleTV+, 2025-)

Pluribus, la recensione: (s)laughter is the best medicine

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8 minuti di lettura

A tre anni dalla conclusione dell’amatissima Better Call Saul, l’annuncio di una nuova serie per Apple TV+ prodotta e scritta da Vince Gilligan – ormai il padrino del piccolo schermo – aveva destato enorme attenzione, alimentata dal quasi totale mistero intorno ad essa. Il titolo, Pluribus, la protagonista, Rhea Seehorn, ed il genere, fantascienza: queste le uniche informazioni disponibili per lungo tempo, oltre all’inquietante smile che accompagna il titolo.

Ora che Pluribus si è conclusa dopo nove settimane – l’ultimo episodio è andato in onda alla vigilia di Natale – possiamo dire che il ritorno di Gilligan allo sci-fi dopo X-Files è assolutamente imperdibile: un nuovo sguardo alla fantascienza aliena per raccontare con ironia nera tematiche attualissime.

L’apocalisse gentile di Pluribus

Un team di scienziati rileva un segnale proveniente dallo spazio profondo: quello che credono essere un tentativo di contatto è invece l’invio di una sequenza biologica, un virus che in brevissimo tempo si propaga su tutta la Terra. Il giorno del giudizio arriva però in maniera molto più educata di quella a cui siamo abituati pensare: tolto il caos iniziale del momento del contagio, infatti, tutti gli ospiti del virus diventano parte di un’unica mente alveare in cui perdono la propria individualità, ma guadagnano una pace e una gentilezza reciproca mai raggiunte sul pianeta.

Pluribus: Carol (Rhea Seehorn)

Solo una dozzina di persone risulta misteriosamente immune: tra di esse c’è Carol Sturka (Rhea Seehorn), famosa scrittrice di romanzi fantasy residente ad Albuquerque, che si oppone furiosamente a questa colonizzazione.

L’ispirazione a L’invasione degli ultracorpi è chiara, ma Pluribus prende questo concetto e lo rende più contemporaneo che mai. L’idea di un’unica coscienza in cui sono racchiuse tutte le menti della Terra, e quindi tutta la conoscenza umana, è infatti un chiaro ed efficacissimo richiamo proprio al boom dell’intelligenza artificiale degli ultimi anni.

Lo scopo dell’organismo è soddisfare ogni desiderio degli umani rimasti, in modo da facilitarne la “transizione” in attesa di trovare un modo per contagiarli. La gentilezza nelle risposte, i pattern delle espressioni, persino le domande che vengono poste alla fine della frase: ogni contatto di Carol con gli ospiti del virus, ed in particolare con Zosia (Karolina Wydra), rappresentante designata all’interazione con la scrittrice, ricorda con inquietante precisione le conversazioni con una qualunque delle IA generative che stanno fiorendo alla velocità della luce.

Pluribus: il sorriso è la miglior medicina

Pluribus dimostra così che perfino un genere iper-inflazionato come quello dell’invasione aliena abbia ancora qualcosa da dire, attraverso una semplice domanda: e se, sotto sotto, fosse meglio così?

Pluribus: Zosia (Karolina Wydra)

Pur senza spari, bombe, conflitti, milioni di persone muoiono al momento dell’unione: nulla più che un effetto collaterale, un sacrificio necessario per una mente che ragiona analiticamente al fine di massimizzare l’efficienza del proprio scopo. Di contro, infatti, sulla Terra non vi sono più guerre, odio, fame, povertà. Gli animali non vengono più uccisi o sfruttati. Il pianeta va guarendo dall’inquinamento. L’organismo stesso non è malvagio: come spiegano gli Altri (nome che Carol dà ai contagiati), esso non fa altro che ciò che gli è necessario per sopravvivere, la propria programmazione genetica. Non può volontariamente far del male ad un essere vivente, ed anzi va in tilt quando gli ci si rivolge con aggressività.

Questo avviene al prezzo di tutto ciò che ci rende umani. I difetti e l’odio spariscono, ma con essi anche l’individualità, la fantasia, il calore dei rapporti: ogni umana emozione viene appiattita in un’idilliaca, efficiente, sintetica utopia. Ancora una volta Matrix lascia il suo segno in un quarto di secolo di fantascienza: il pensiero corre subito al dilemma pillola rossa vs pillola blu, ed in particolare il mondo della prima opzione ricorda da vicino la prima versione del Matrix raccontata da Morpheus, una proiezione ideale della società, rigettata dalle menti degli umani proprio per il suo essere eccessivamente perfetta, e quindi irrealizzabile.

Con una buona dose del suo caratteristico humour nero, Pluribus esplora la necessità umana di conflitto, di imperfezione, ma allo stesso tempo di contatto, oltre all’opportunismo che si manifesta anche nelle situazioni più estreme.

Pluribus: Manusos Oviedo (Carlos Manuel Vesga)

Com’è umana lei: Rhea Seehorn regina di Pluribus

Dopo aver diviso la scena con Bob Odenkirk in Better Call Saul, Rhea Seehorn stavolta si prende tutto il palcoscenico in Pluribus: ancora una volta la Seehorn è semplicemente eccezionale, e chi pensava di rivedere Kim Wexler deve ricredersi. Carol Sturka è disillusa dal proprio lavoro, col vizio della bottiglia, sarcastica, testarda e profondamente innamorata della compagna Helen: non è una protagonista che piacerà a tutti (anche se da qui a certi commenti che si leggono in giro ne passa), e sono proprio i suoi difetti e le sue reazioni a renderla il centro di gravità perfetto, precisamente e unicamente umana in un mondo ormai quasi del tutto artificiale. Che sia stata tracciata, finalmente, la strada verso un meritato Emmy?

Carol – parallelamente, in seguito, alla sua controparte paraguaiana, il cocciuto Manusos Oviedo (un ottimo Carlos Manuel Vesga) – si trova presto, esasperata e incredula, a constatare infatti come il resto degli immuni si divida tra chi finge di ignorare il problema, chi se lo fa andar bene e chi sfrutta a proprio vantaggio un mondo senza più regole e convenzioni sociali, come il mauritano Diabaté (Samba Schutte). Carol prosegue la sua battaglia da sola, studiando e acquisendo informazioni sugli Altri, ma avvicinandosi al contempo sempre di più ad essi attraverso Zosia, sperimentando sulla sua pelle l’umano bisogno di socialità.

Pluribus: Carol (Rhea Seehorn)

Vince Gilligan torna così con una delle migliori serie del 2025, se non la migliore, che ha il potenziale di essere già un instant classic – grazie anche ad una regia di altissimo livello e qualche discreto occhiolino, sempre gradito, al mondo di Breaking Bad. Apple TV è ormai una garanzia in fatto di show, consegnandoci un’altra perla che si aggiunge alle varie Severance, Ted Lasso e The Studio, per dirne alcune.

Non resta che attendere la già confermata seconda stagione di Pluribus, per la quale però, ci vorranno almeno un paio d’anni.


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Classe 2000, marchigiano ma studio Comunicazione all'Università di Padova. Mi piacciono la pallacanestro, i cani e tanto tanto cinema. Oh, e casomai non ci rivedessimo, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

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