28 anni dopo - il tempio delle ossa

28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa: memento mori e memento amoris

8 minuti di lettura

28 Giorni Dopo è uno degli horror più amati del nuovo millennio, che ha lanciato la carriera di Cillian Murphy e ha contribuito a riscrivere le regole dello zombie movie (anche se non sono zombie, ma avete capito). Per questo il ritorno del franchise, di nuovo sotto la guida di Danny Boyle (dopo la parentesi 28 Settimane Dopo di Juan Carlos Fresnadillo) con 28 Anni Dopo, lo scorso anno, era stato accolto con grande entusiasmo da pubblico e critica.

Non si è trattato però di una visita estemporanea: Boyle – affiancato da Alex Garland alla sceneggiatura, da lui firmata anche qui – aveva infatti programmato una nuova trilogia, che prosegue già dopo appena sei mesi, con 28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa, sequel diretto, stavolta, da Nia DaCosta.
Programmare così in anticipo una trilogia, di questi tempi, specialmente per un franchise che ritorna dopo vent’anni, è indubbiamente un azzardo: questa saga è però la dimostrazione che quando dietro ci sono competenza e passione per ciò su cui si lavora, è possibile mantenere sempre alto il livello della qualità.

28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa: dove eravamo rimasti?

Il Tempio delle Ossa riprende esattamente dove 28 Anni Dopo ci aveva lasciati. Il giovane Spike (Alfie Williams), dopo essere stato salvato lontano dal suo villaggio dall’eccentrico Jimmy (Jack O’Connell) e dai suoi compagni, scopre presto che in realtà si tratta di una banda di fanatici assassini, che vaga per la devastata Gran Bretagna in cerca di anime da “purificare”. Parallelamente, il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si avvicina sempre di più ad un infetto, il possente Alfa Samson (Chi Lewis-Parry) già visto nel primo film, cercando di studiare la natura del virus.

Il timore, trattandosi del film di mezzo e uscito a così poca distanza dal primo, era che potesse trattarsi di un’opera “ponte” verso il gran finale. Invece 28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa sta in piedi da solo e lo fa egregiamente. Non cerca di essere un 28 Anni Dopo bis, ma prende una direzione ben precisa ereditando i temi del suo predecessore e aprendo nuove ed interessanti possibilità verso la conclusione della saga (terzo film che, ricordiamo, dipenderà dagli incassi di questo).

Spike, Kelson, Jimmy e i Jimmy

28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, Kelson e Samson

28 Anni Dopo era in toto la storia di Spike, giovane ragazzo cresciuto al riparo del suo villaggio che si trova a scoprire gli orrori al di fuori della staccionata, e come è cambiato chi fuori è rimasto. Il Tempio delle Ossa invece è più corale: Spike è affiancato dal crudele Jimmy, da un lato, e dal gentile Kelson, dall’altro.

Jimmy è un sadico vagabondo cresciuto in un mondo spietato e bestiale (ricordiamo che è il bambino in apertura di 28 Anni Dopo, figlio di un prete che si lascia estaticamente sbranare dagli infetti). Convinto di essere la progenie del Diavolo (Il vecchio caprone, come lo chiama lui) guida un gruppo di assassini che lo venerano, un culto della sua persona in cui ognuno degli adepti viene a sua volta rinominato Jimmy e vestito come lui, con tanto di parrucca bionda. La scena finale di 28 Anni Dopo, in cui i Jimmy facevano la loro comparsa, aveva diviso il pubblico, giudicata troppo sopra le righe: guardando Il Tempio Delle Ossa è invece assolutamente coerente con quello che vediamo.

Jack O’Connell sembra averci preso gusto con i villain: l’attore irlandese, dopo essere stato Remmick, il leader dei vampiri nell’esplosivo I Peccatori, interpreta alla perfezione un uomo deviato, malvagio e narcisista, ma che è allo stesso tempo un prodotto dell’ambiente in cui è dovuto sopravvivere.

28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, i Jimmy

Da contraltare gli fa invece il dottor Ian Kelson di un magnifico Ralph Fiennes. Da figura isolata e all’apparenza inquietante, nel film precedente Kelson si era invece rivelato a Spike come un uomo gentile, altruista e rispettoso nei confronti della morte al punto da costruire un gigantesco ossario, in memoria di chi non c’è più. I suoi memento mori e memento amoris, consigli fondamentali per Spike, si riflettono qui in un uomo solitario ancora in grado di provare empatia in un mondo selvaggio, al punto da cercare di aiutare persino il più pericoloso tra gli infetti. L’insospettabile legame che si va a creare tra Kelson e Samson è il cuore di 28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa.

L’attore britannico conferma ancora una volta la sua eccezionale bravura e poliedricità in un ruolo che è quanto di più lontano possibile da personaggi come Amon Göth e Lord Voldemort, vivendo una seconda giovinezza lavorativa superati i sessant’anni.

28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa sta in piedi da solo

Nia DaCosta è una regista in ascesa, che vanta a curriculum sia alti come Candyman (2021) che profondi bassi come The Marvels (2023). Sostituire Danny Boyle, padre spirituale della saga (che figura comunque tra i produttori e tornerà alla regia nell’eventuale terzo film) poteva essere quindi un compito insidioso. DaCosta, però, pur senza i guizzi unici di Boyle, fa un ottimo lavoro nel mantenere la linea visiva di 28 Anni Dopo senza cercare di imitare il regista inglese.

28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, Kelson (Ralph Fiennes)

Il film si destreggia tranquillamente tra le toccanti scene di Kelson e Samson e le crudeltà commesse dai Jimmy, come quella ambientata in un fienile. C’è una scena, però, in particolare, che comprende Kelson e gli Iron Maiden, che è destinata a dividere chi la considererà trash e chi geniale: secondo noi è un vero spettacolo, e l’ennesimo accento sulle capacità recitative di Ralph Fiennes.

Come in molti dei prodotti di genere infetti degli ultimi anni – vedi The Last of Us – i contagiati sono un pretesto per scavare negli abissi dell’uomo, e in questo capitolo passano quasi in secondo piano a livello di minaccia. Non è necessariamente un difetto, ma potrebbe far storcere il naso a chi invece li preferisce più centrali. Gli ultimi cinque minuti faranno sobbalzare i fan di lunga data della saga: considerato il finale cliffhanger e gli interessanti spunti narrativi introdotti in questo secondo film, sarebbe un vero peccato a questo punto non vederne la conclusione.

28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, Samson

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Classe 2000, marchigiano ma studio Comunicazione all'Università di Padova. Mi piacciono la pallacanestro, i cani e tanto tanto cinema. Oh, e casomai non ci rivedessimo, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

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