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L’Amante di Lady Chatterley, oltre la rivendicazione femminista

8 minuti di lettura

In streaming su Netflix dal 2 dicembre, L’amante di Lady Chatterley è l’ultimo riadattamento cinematografico del romanzo di David Herbert Lawrence, con la regia di Laure de Clermont-Tonnerre. L’egregia Emma Corrin (ex Lady D in The Crown) a impersonare Lady Chatterley e Jack O’Connell nei panni del suo amante, il guardacaccia Oliver Mellors, tessono le fila di una storia che, come viene sottolineato nel film stesso, non è nient’altro che una storia d’amore.

La trama di L’amante di Lady Chatterley

La storia scritta da Lawrence è stata pubblicata per la prima volta a Firenze nel 1928 e continua a riverberare possente negli intrecci d’oggigiorno, a quasi un secolo dalla sua prima apparizione.

Constance (Emma Corrin) è la giovane sposa di Sir Clifford (Matthew Duckett), soldato, costretto a tornare al fronte il giorno dopo il matrimonio. Ferito in guerra, Clifford rientra a Londra e ormai paraplegico decide di fare ritorno nella tenuta di campagna. La grande casa, gli spazi verdi e tutta l’ammirazione che Connie prova per lui, con il tempo cominciano a diventarle strette. Si accorge infatti che Clifford, proprietario di una miniera di carbone, non è così brillante come inizialmente dimostrava, ma anzi è dotato di una forte natura cinica. A farla ricredere man mano è soprattutto il momento in cui, inciampati nell’argomento figli, lui stesso le propone di avere un affaire in modo da generare un erede Chatterley, dal momento che a lui non è più possibile.

La chiusura mentale di Sir Clifford si fa più ancora più acuta quando iniziano a insorgere problemi con la miniera e quando, scoperto l’amante della moglie, afferma di non poterlo accettare in quanto “di rango inferiore”. La visione strumentale che il marito ha del sesso diventa allora evidente, allo stesso modo in cui Connie realizza di non poter dividere amore e desiderio.

L’ipocrisia borghese di Sir Clifford

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Ipocrisia, desiderio, sesso. A chi crede ancora che la storia di Lady Chatterley sia uno scandalo verrà ricordato che, in un mondo maschilista quale era quello di Lawrence, lo sbigottimento poteva anche essere accettato: ora non lo è più. Ciò che Clermont-Tonnerre riesce a creare con la sua versione di L’Amante di Lady Chatterley è la condizione di disagio, il senso di non-appartenenza che Connie arriva a provare a causa dell’insofferenza del marito. Clifford è un uomo pragmatico, cinico, che vede in sua moglie la sola possibilità di portare avanti il nome di famiglia. Per lui Connie è madre prima ancora di essere donna.

La femminilità e la passione assopite in Connie con l’infermità del marito risvegliano, in realtà, in lei un senso più profondo di appropriazione del sé. Il fatto che Clifford le suggerisca di trovargli un sostituto e che alle perplessità della moglie risponda con una scrollata di spalle aggiungendo che “sarà come un appuntamento dal dentista“, smuove qualcosa all’interno di Constance. E dello spettatore, che si sente in un certo senso in imbarazzo di fronte a tanta schiettezza.

La freddezza di Clifford si trasforma presto in ipocrisia quando la moglie comincia ad assentarsi sempre più frequentemente fino al momento cruciale, alla rivelazione del nome dell’amante. La scoperta di essere stato surclassato da un suo dipendente, un uomo che nella scala gerarchica occupa un posto decisamente inferiore al suo, lo fa desistere dal patto con la moglie: non riconoscerà quel bambino come suo. Nell’impeto del momento, preso dalla foga, le dice di amarla e di aver fatto tutto ciò che era in mano sua per dimostrarglielo, dandole una casa, la promessa di una vita agiata, delle libertà. Ma Connie, con estrema fermezza, gli risponde, semplicemente, che “non è stato abbastanza“.

La figura della donna ne L’Amante di Lady Chatterley

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Connie è una donna e in quanto tale ha desideri, passioni, necessità che il solo essere moglie non soddisfa. Al contrario di Oliver, Clifford vede in lei una protesi della sua persona, un aiuto che si fa ancora più evidente nel momento in cui viene a perdere l’uso delle gambe. Lui non vuole una badante qualsiasi, vuole lei, perché di lei ha bisogno. Ma il bisogno non è un sentimento, è qualcosa che lui si aspetta che lei faccia, dando per scontato che ogni suo desiderio sia quello di soddisfare a pieno le richieste e, appunto, i bisogni del marito.

Oliver, al contrario, mostra di saper leggere Connie, di capirla, di sentirne la passione, le emozioni, i sentimenti. La sessualità riscoperta non è fine a se stessa, non ha come singolo scopo la riproduzione: è grazie a lui che Lady Chatterley si riscopre viva, animata da una femminilità che era invece stata schiacciata dalla mera meccanicità dei sentimenti del marito.

L’attualità di un classico ripescato al momento giusto

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L’Amante di Lady Chatterley, in quanto classico del Novecento, si riafferma essere un’intramontabile lettura della società, attraverso i suoi limiti e i suoi difetti. Spinti dalla contemporaneità, si tende a inquadrare il romanzo, e di conseguenza il film, in una cornice femminista, che glorifica la rivendicazione femminile. Non che non lo sia, certo, ma Clermont-Tonnerre va oltre questa visione. Lady Chatterley non divorzia da Clifford per una questione di lotta dei diritti, ma perché infelice con lui, costretta a una vita che non la veste correttamente. Rinuncia al titolo, all’agio e si allontana dal marito per il solo fatto che ama un uomo che ha avuto la sfortuna di incontrare dopo il grande sì.

È una storia d’amore, questa, che infatti come tale viene poi raccontata di bocca in bocca dai gossip che circolano per il Paese. Connie si scioglie dall’immobilità di una vita sottomessa, si spoglia della quotidianità che non le piace per andare incontro a quella che la attende poco più in là, tra le braccia di Oliver Mellors.


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Classe '97, laureata in Lettere e in Arte, ora alle prese con un Master in Editoria e Giornalismo.
Siede scomposta, viaggia spesso, legge libri a colazione, guarda film per parlarne ossessivamente

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