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L’Accademia del Bene e del Male non fa bene e non fa male

5 minuti di lettura

Con l’avvicinarsi di Halloween, si sa, le piattaforme streaming cominciano ad adattarsi proponendo titoli che strizzano un occhio a questo tema. Rientra in questa categoria anche il nuovissimo film L’Accademia del Bene e del Male distribuito da Netflix dal 19 ottobre. Diretto da Paul Feig e basato sull’omonimo romanzo di Soman Chainani, L’Accademia del Bene e del Male è in poco tempo schizzato al primo posto dei titoli più visti di Netflix a soli due giorni dal suo rilascio.

L’Accademia del Bene e del Male, una storia di formazione

L'Accademia del Bene e del Male NPC Magazine

Basato sul primo libro dell’omonima serie letteraria, L’Accademia del Bene e del Male narra la storia di due migliori amiche Sophie (Sophia Anne Caruso) e Agatha (Sofia Wylie), tra loro molto diverse, che vivono nel villaggio di Gavaldon; Agatha è costantemente accusata di essere una strega per via del suo aspetto e del suo comportamento, mentre Sophie, amante delle fiabe, desidera essere una principessa. La loro vita cambia drasticamente quando si ritrovano catapultate alla Scuola del Bene e del Male, ma non tutto va come sperato. Agatha, infatti, si ritrova nella classe del Bene, mentre Sophie inaspettatamente in quella del Male.

L’Accademia del Bene e del Male è nel suo complesso una storia di crescita e formazione, che pone come fulcro della sua narrazione la crescita personale dei suoi protagonisti che viene però penalizzata da una serie di numerosi fattori. L’azione è presente in gran quantità ma è proprio questa quantità che in molti casi stroppia, ponendo il prodotto finale fuori dai binari di una narrazione iniziale dagli obiettivi chiari e coincisi. Un lungometraggio quindi che fatica a trovare una propria dimensione finale nonostante possegga tutte le carte in regola per farlo.

La magia non basta

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Altra componente della storia è la magia. Componente presente da moltissimi anni nel cinema, osannata ma anche sfruttata, ne L’Accademia del Bene e del Male la magia viene usata come scudo e come pretesto per nascondere gli innumerevoli difetti di una trama che non ha chiaro il suo scopo principale. La magia però non basta e, nonostante le scene in cui questa funge come la protagonista assoluta siano, tecnicamente parlando, gestite molto bene tra messa in scena e montaggio, una volta terminate si torna a una narrazione leggera e molto superflua.

Divisa tra magia del bene e magia del male, una cosa su cui la sceneggiatura si focalizza positivamente è la trattazione che viene donata a questo elemento narrativo. Per tutta la durata del minutaggio, infatti, viene costantemente rimarcato il fatto che queste due tipologie di magia sono entrambe necessarie per il mantenimento dell’equilibrio all’interno del mondo magico. Espediente quasi mai utilizzato nei film tipicamente fantasy, che tendono a realizzare un confine invalicabile tra questi due tipi di magia.

Storia di amicizia e di una psicologia dimenticata

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Il rapporto tra le due protagoniste, Sophie e Agatha, amiche sin da bambine, sta alla base de L’Accademia del Bene e del Male; un rapporto che cambia e che evolve in base alle situazioni che le due si trovano ad affrontare penalizzato da archi narrativi quasi dimenticati e una psicologia accantonata in secondo piano.

Gli alti e bassi della loro amicizia vengono mostrati in modo troppo frettoloso, nonostante il minutaggio di una lunghezza considerevole del prodotto finale. Ciò accade perché, nelle sue due ore e mezza di durata, la sceneggiatura pone la sua attenzione su altre situazioni, cadendo nella trappola della mala gestione del tempo.

Poco sguardo al mondo delle fiabe nonostante entrambe le ragazze – ma soprattutto Sophie- ne siano da sempre attratte e poca attenzione nei confronti della psicologia delle ragazze completano un quadro di per sé già ricco di numerosi difetti. Musiche, scenografia e costumi tentano di risollevare il lungometraggio senza ottenere però il risultato sperato, così come i numerosi rimandi ad alcune delle saghe fantasy più famose della letteratura e del cinema, quali Harry Potter e Il Signore degli Anelli. Un tentativo- non riuscito– da parte di Netflix di avvicinarsi di nuovo al mondo fantasy.


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Rebecca, classe 2000. Scrivo da che ne ho memoria e da ancora più tempo guardo film. Ho troppi film preferiti, sono innamorata del cinema in tutte le sue forme, vorrei vivere all'interno di una sala cinematografica e aspetto il Festival del cinema di Venezia come fosse Natale.

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