L’Avamposto di Edoardo Morabito, film documentario sull’eco-guerriero Christopher Clark, ha esaurito il suo periodo di distribuzione nelle sale il 16 aprile 2024. Il film, prodotto dalla Dugong Films con la collaborazione di Rai Cinema, è stato distribuito da LUCE Cinecittà e si può solo sperare che terminato il tour d’Italia non verrà dimenticato. L’Avamposto è un film incredibilmente attuale, stratificato, che attinge dal passato per donare una riflessione sul futuro.
Confronto tra Chris Clark, Fitzcarraldo e Werner Herzog

Quando parlo di attingere dal passato lo intendo letteralmente: basta leggere la sinossi de L’Avamposto per capire come si sviluppi parallelamente all’impresa di Fitzcarraldo nell’omonimo film. Chris Clark ha costruito un ecovillaggio nel cuore della foresta amazzonica e intende salvarlo dall’avidità umana con un evento spettacolare: un concerto dei Pink Floyd nella giungla. Fitzcarraldo è un avventuriero con un sogno: costruire un grande Teatro dell’Opera nella foresta amazzonica per farvi cantare i più grandi nomi della lirica, tra cui il suo prediletto, Enrico Caruso.

Il parallelo si potrebbe fermare qui, ma le storie dei due amanti della musica si intrecciano con quella di un terzo sognatore: Werner Herzog. Il regista ha trascorso quasi un anno nel cuore dell’Amazzonia per finire il suo film, portando concretamente una nave su e giù da una montagna. Il documentario Burden of Dreams (il quale, nell’estate 2024, avrà un nuovo restauro in 4K) descrive nel dettaglio quanto affrontato da Herzog e dalla sua troupe durante le riprese di Fitzcarraldo: dalle proteste degli attivisti al rimpiazzo degli attori dopo un buon 40% delle riprese concluse. La domanda sorge spontanea: cosa ha spinto Herzog, Fitzcarraldo e Chris in L’Avamposto a continuare per arrivare a una meta idealizzata, forse irraggiungibile?
Tre uomini alla ricerca del proprio destino

L’ambiente che questi personaggi hanno abitato è lo stesso, ma con prospettive e sentimenti diversi. Herzog vola in Amazzonia con l’ossessione di avere un progetto veritiero. Per lui la giungla è caos, mancanza di armonia, essa divide l’Herzog uomo e l’Herzog particella di universo: l’uomo trova la natura ostile, il suo buon senso gli dice di abbandonarla. Ma la sua controparte non può fare a meno di amarla. Fitzcarraldo vede la foresta come qualcosa da usare a suo favore e piacimento. Costui entra nel mercato del caucciù, dello sfruttamento delle risorse naturali, solo per arrivare al suo obiettivo. Se tra lui e la sua meta c’è una montagna, essa va abbattuta, spianata.
Infine, Chris in L’Avamposto, l’uomo che ha amato l’Amazzonia, forse andando contro la ragione. La giungla è l’unico luogo dove trova pace, per lui è causa giusta per cui lottare, perché è la sua casa e vuole conservarla come tale. Anche a costo della vita. Si differenzia dagli altri due uomini anche per il suo rapporto con gli abitanti originali della foresta: sebbene egli venga accusato di neo-colonialismo, ha sempre lavorato con gli indigeni, non ha portato un progetto dall’alto come Fitzcarraldo. Anche Herzog, nonostante ami e rispetti questa popolazione, per portare a compimento il suo progetto è disposto a mettere le loro vite a rischio. Tuttavia il fardello dell’uomo bianco è un concetto che volente o nolente rimane.
La foresta contro il potere totale del capitale

La decolonizzazione è una delle tematiche più importanti del XXI secolo, ma spesso è difficile parlarne perché vi è il bisogno di ragionare in maniera estremamente critica, senza porre nette separazioni. Herzog nel documentario parla di come abbia fatto delle baracche separate per gli indigeni e per la troupe, come per non intaccare la loro “purezza”. Questo discorso risultava già antiquato nel 1982, adesso che la globalizzazione è diventata una forza inarrestabile è decisamente anacronistico.
Ne L’Avamposto, Chris cerca di salvare la foresta con gli stessi strumenti che la stanno distruggendo. Il concerto dei Pink Floyd è un simbolo: esso è la stessa cultura capitalista che sta annichilendo l’Amazzonia. Farlo è stato un sogno bellissimo, ma probabilmente avrebbe portato più danni che soluzioni. Se il capitale arriva anche in ciò che per noi occidentali è considerato “il paradiso perduto”, vuol dire che la foresta, per essere salvata, deve diventare l’ennesima merce nel sistema economico che ci domina.
L’Avamposto, più di tutti e tre i film, sembra finire su una nota drammatica: dopo anni passati a difendere la propria casa Chris muore nel cuore di Edimburgo, tra lo smog e il cemento. Tutti e tre i nostri protagonisti subiscono una vittoria mutilata in qualche modo: Fitzcarraldo avrà il suo Teatro dell’Opera, seppur galleggiante. Herzog riuscirà a portare la nave sopra la montagna e a realizzare il film. Ma al tempo stesso annega nei sensi di colpa e dichiara che non sarà mai veramente felice per il risultato finale. Chris morirà, ma riuscirà, attraverso il messaggio che ha lasciato da vivo nel mondo, a creare un’oasi protetta nel cuore dell’Amazzonia.
La materia dei sogni, un Avamposto di speranza

Questi tre film non parlano del fallimento, bensì di ciò che ci spinge ad andare aventi, nonostante la paura di esso: i sogni. Essi mirano a farci credere che, quando un uomo porta un sogno nel cuore, ogni cosa è possibile, anche spostare le montagne. Tutto ciò in un contesto profondamente umano: i tre protagonisti, specialmente Chris ne L’Avamposto, sono semplici uomini fatti di carne ed ossa, esattamente come noi spettatori: soffrono e talvolta si spezzano sotto il peso delle aspettative. I loro corpi umani potranno cedere, ma non per questo crollano con loro i loro sogni.
La bellezza di questi film, oltre alla loro costante stratificazione, è anche la loro incredibile semplicità. Non si parla solo della fine del mondo, ma anche della necessità, del bisogno, di sognare. Il messaggio di Fitzcarraldo, di Herzog e soprattutto di Chris in L’Avamposto, non rimane laddove questi uomini si sono fermati, ma va avanti nel tempo. Vi è una chiamata all’azione nel senso più pacifico e umano: ci si appella al cuore delle persone e ai loro sentimenti nei confronti di tre grandi sognatori.
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