«Neon Genesis Evangelion», l’opera che dovresti vedere

«Fai di tutto per evitare il contatto diretto.
Hai paura dell’intimità con gli altri?
Se eviti gli altri, non sarai mai tradito. Inoltre non vi ferirete a vicenda.
Però ti sentirai solo per sempre.
Gli uomini non si libereranno mai della solitudine. In fondo l’uomo è solo.
Ma è la capacità di dimenticare che permette alle persone di andare avanti.»

Kaworu Nagisa, episodio 24

La solitudine dell’animo umano.

Questo, in una frase, è quello di cui tratta Neon Genesis Evangelion. La solitudine dell’animo umano e la lotta per combatterla, per non essere più soli e invisibili agli altri. La serie è caratterizzata da un’angoscia e uno sconforto senza fine, la visione non è leggera e senza impegno, il lieto fine non è scontato. Non è una storia di avventure e battaglie in cui infine l’eroe protagonista trionfa, non ci sono eroi, ma solo sconfitti, non c’è una storia ma solo un flusso di coscienza.

Possiamo, infatti, considerare Neon Genesis Evangelion una sorta di autoanalisi, per certi versi, masochista da parte del suo autore, Hideaki Anno. Ogni personaggio, infatti, è la proiezione di un tratto della sua personalità, i conflitti della storia si fanno immagine del conflitto interiore che si svolge in ognuno di noi ogni giorno. Le vicende tra i personaggi e i combattimenti dei robot sono un pretesto, un’allegoria.

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Di cosa parliamo quando parliamo di Neon Genesis Evangelion?

Neon Genesis Evangelion è un anime uscito in Giappone nel 1995 e arrivato in Italia nei primi anni 2000 (su MTV Anime Night), si presenta nel solco della tradizione dei mecha (genere animato fantascientifico robotico) ma, da normale lotta tra umanità e forza extraterrestre si trasforma in una profonda esplorazione della coscienza e della condizione umana.

La serie è composta da 26 episodi della durata di circa venti minuti l’uno, è una serie drammatica la cui linea narrativa viene da un certo momento in avanti come abbandonata per concentrarsi esclusivamente sulle emozioni dei protagonisti.

Questo abbandono parziale della narrativa è da imputare alle disgraziate condizioni economiche in cui versava lo studio di animazione che produceva la serie, la Gainax. La pochezza economica ha avuto un ruolo preponderante per lo sviluppo dei vari episodi, ma le trovate tecniche e narrative usate per ovviare alla scarsità di risorse sono ciò che più caratterizza la serie rappresentando un’innovazione nel campo degli anime che ha fatto scuola.

Neon Genesis Evangelion
Evangelion, episodio 18 (Netflix)

Pretesto narrativo e indagine dell’animo umano

Ci troviamo nel 2015 (all’epoca doveva essere il futuro) in un mondo post-apocalittico l’umanità è attaccata da mostri dalle varie sembianze chiamati Angeli, tre ragazzini sono incaricati di combatterli evitando così un altro impatto catastrofico, il cosiddetto Third Impact; per farlo pilotano delle macchine umanoidi (non robot), gli Evangelion.

IÈ difficile sintetizzare meglio la trama senza andare a invischiarsi nei numerosi argomenti e temi trattati, primo tra tutti la necessità che ognuno ha delle altre persone. Ogni personaggio si muove e si relaziona agli altri spinto da questa necessità, ognuno di loro vuole trovare nell’altro una famiglia, un riconoscimento, ma la vita è crudele e ogni vittoria è ottenuta ad un grave prezzo, la perdita dell’altro è una costante immutabile.

Shinji, Asuka, Rei, episodio 12 (Netflix)

Il tema di base dell’intera serie è quello filosofico del dilemma del porcospino, ripreso direttamente da Arthur Schopenhauer che lo ha formulato, appunto, come allegoria per sostenere la tesi che gli uomini più si avvicineranno tra loro più si feriranno.

Perfezionamento dell’uomo

C’è una disperazione dilagante che avvolge l’intera seconda parte dell’opera, ciò a cui assistiamo è il disintegrarsi di ogni sorta di speranza e di possibilità. Il culmine si raggiunge negli ultimi due episodi che corrispondono al precipitare di Anno nella più cupa e irrisolvibile depressione.

Perfezionamento dell’uomo, episodio 26 (Netflix)

Sono episodi che non possono lasciare indenne lo spettatore, catapultato in uno spazio irreale che altro non è se non l’interiorità del protagonista. Quello che passa a schermo è quanto di più lontano ci possa essere dall’animazione comunemente intesa, è lo stravolgimento più estremo delle convenzioni, una sperimentazione senza eguali. È la spiegazione visiva di cosa voglia dire fare virtù del proprio male. In qualche modo è come se il problema economico facesse da riflesso alla depressione di Anno, esplodendo negli ultimi due episodi dove la pochezza, e in alcuni casi proprio l’assenza, dell’animazione diventa la rappresentazione perfetta di una disperazione totale e una solitudine incondizionata.

Raccontandoci le storie personali dei protagonisti Neon Genesis Evangelion sembra dirci che l’uomo è condannato dalla nascita a una solitudine infinita, ma proprio sul finale, scoraggiati e senza più forze per combattere la disperazione inflittaci, ecco apparire un barlume di speranza. Vediamo attuato quel perfezionamento dell’uomo più volte citato durante la serie ma mai approfondito e spiegato, un progetto folle che però, forse, può donare a tutti una salvezza dalla condizione terrena di eterno dolore e solitario abbandono.

La bravura è da riconoscere a mani basse. Neon Genesis Evangelion è un anime di quasi 25 anni fa ed è comunque una delle cose più allucinanti e folgoranti che si possano vedere. Non solo per la sbalorditiva semplicità con cui sono trattati i temi, ma anche per le insuperabili capacità autoriali e registiche di Anno che si possono riscontrare in una costruzione impeccabile dell’inquadratura e in un’attenzione unica alla creazione della psicologia dei personaggi. Un’opera d’arte animata che unisce sensibilità emozionale e qualità visiva.

Kaworu Nagisa, una sineddoche per Neon Genesis Evangelion

Lo studio preciso dei personaggi è ineguagliabile e uno degli esempi migliori rimane Kaworu Nagisa. È un personaggio che possiede una potenza emotiva e un carisma unici, siamo magneticamente affascinati e sedotti da lui come lo è Shinji, l’ingenuo protagonista. Kaworu si presenta a Shinji aperto all’ascolto, presta attenzione alla sua persona e lo dimostra in una maniera squisitamente ambigua che è parte del suo fascino. È ambiguo non solo nei confronti di Shinji, ma anche riguardo alla sua natura e alle sue intenzioni. Tutto in lui è avvolto nel mistero, ma al tempo stesso ci viene mostrato molto chiaramente, sappiamo tutto di lui, siamo a conoscenza di ogni sua intenzione. Era volontà degli autori far diventare Kaworu un personaggio così iconico e ci sono riusciti con grande abilità.

É lui che riprende il già citato dilemma del porcospino e attua un ragionamento sulla solitudine quale condizione dell’uomo che lo porta a concepire come sia la speranza l’unico rimedio alla solitudine stessa. Una speranza, quella dell’uomo, che è avvolta nel dolore, ci tiene comunque a ricordarci Anno.

Neon Genesis Evangelion
Kaworu episodio 24 (Netflix)

Potenza evocativa delle immagini

La qualità registica di Anno si manifesta nella sua bravura di decidere sempre la miglior inquadratura possibile per una determinata azione. Abbiamo già detto come le condizioni economiche dello studio abbiano posto delle limitazioni per quanto concerne l’animazione, e possiamo capire quanto questo possa essere stato un problema. Ma è qui che troviamo la genialità dell’autore che con piccoli accorgimenti non solo riesce a salvare la riuscita degli episodi, ma realizza delle scene di grande impatto. La potenza evocativa delle immagini è altissima, troviamo successioni di inquadrature statiche prive di animazione che creano un’atmosfera sospesa e straniata.

Neon Genesis Evangelion
Immagine non animata, episodio 20 (Netflix)

Un espediente che Anno ha trovato è quello di inquadrare non i personaggi protagonisti di una particolare scena ma gli oggetti di contorno, per esempio un comodino se la vicenda si svolge in camera da letto, e tenere l’inquadratura fissa e immutata per molti secondi mentre si ascoltano i personaggi parlare fuori campo. In questi casi, ciò che porta avanti l’azione non è ciò che viene mostrato ma i dialoghi tra i personaggi fuoricampo.

Altre volte l’immagine inquadrata è quella principale in cui i personaggi sono i protagonisti, ma è comunque priva di animazione. Iconica sotto questo punto di vista è la scena dell’ascensore dell’episodio 22. La macchina da presa è fissa e ci intrappola nel silenzio imbarazzante e carico di tensione che circonda i due personaggi. È diventata iconica perché riesce con così poco a trasmettere esattamente la sensazione di un vero momento di disagio.

Neon Genesis Evangelion
Asuka e Rei in ascensore, episodio 22 (Netflix)

Neon Genesis Evangelion è una serie dedicata a tutte le persone inclini all’indagine del proprio essere, a quelli che non si bastano mai e che forse si vogliono un po’ male, è un’opera solo apparentemente adolescenziale, ma unicamente perché queste introspezioni sono tipiche dell’adolescenza, Neon Genesis Evangelion è un’opera universale.

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Chiara Cazzaniga