«Noi»: l’horror come metafora socio-politica

Non è da tutti vincere un Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale con il proprio debutto sul grande schermo, come ha fatto Jordan Peele nel 2017 con Scappa – Get Out, un horror dalla chiara matrice satirica che è stato fortemente acclamato dalla critica.

Se stupire e zittire ogni scetticismo non è cosa semplice, ripetersi è forse ancor più complicato. Eppure, due anni dopo il successo di Get Out, il regista, precedentemente come stand-up comedian,ci ha riprovato con Noi (originariamente intitolato Us). Anche in questo caso, il messaggio socio-politico è prevalente nella narrazione, ma Noi risulta ancora più ambizioso di Get Out nelle sue intenzioni.

«Noi»: la trama

La scena di apertura del film trasporta lo spettatore nel 1986, quando la giovane Adelaide Thomas (Lupita Nyong’o) va in vacanza con i suoi genitori a Santa Cruz, in California. Una sera, la piccola si allontana dai suoi ed entra in un parco dei divertimenti, dove incontra un doppelgänger di se stessa nella hall degli specchi: Adelaide scappa e si ricongiunge ai suoi genitori, sebbene non sia in grado di parlare. 30 anni dopo, Adelaide è sposata con Gabe Wilson (Winston Duke) e ha due figli, Zora (Shahadi Wright Joseph) e Jason (Evan Alex). In estate, la famiglia Wilson decide di trascorrere le vacanze proprio a Santa Cruz, dove Adelaide era stata traumatizzata 30 anni prima: qui, l’incubo ricomincia. Una sera, appare una misteriosa famiglia di quattro persone che attacca i Wilson e irrompe nella loro casa. I quattro intrusi sono dei doppelgänger di loro stessi, guidati dalla copia di Adelaide, Red (la stessa Nyong’o). Il mistero, e con esso il terrore, si infittisce quando doppelgänger di altre famiglie emergono dall’oscurità per prendere il loro posto alla luce del sole.

L’horror sociale di Peele

Uscito nelle sale il 22 marzo in America e il 4 aprile in Italia, Noi ha suscitato reazione diverse nel pubblico, pur essendo acclamato dalla critica in maniera quasi universale. Come anticipato, il secondo film di Jordan Peele è molto più ambizioso di Get Out che, in maniera potente ma ovvia, punta ad essere una critica al razzismo inconscio del liberismo americano.

Noi
Fonte: Dead Central

Noi, invece, ha diverse chiavi di lettura: il film può essere interpretato come una metafora delle classi sociali più disagiate in cerca di riscatto, oppure si può sottolineare come la società si serva di cavie umane (letteralmente) per offrire una vita tranquilla a tutti gli altri. Tuttavia, questa pellicola è impregnata di simbolismo, che si ritrova nella ricorrente immagine del coniglio bianco (interessante, ma sicuramente meno problematica del cavallo bianco in Blade Runner) e nel costante riferimento Geremia 11.11, un brano della Bibbia che profetizza su falsi idoli e profeti poco credibili.

Pellicola ambiziosa dai tanti significati (spoiler!)

Proprio la presenza di molti spunti di riflessione è uno degli aspetti più degni di nota in Noi, ed è, al contempo, la ragione per cui certo pubblico non ha apprezzato questa pellicola più di tanto. Certamente, certe dichiarazioni scottanti rilasciate dal film-maker non aiutano («Non mi ci vedo ad assumere un attore bianco nel ruolo di protagonista», ha dichiarato Jordan Peele all’Hollywood Reporter), però bisogna anche considerare il contesto in cui Peele fa cinema e, soprattutto, quanto gli statement dei suoi film abbiano rilevanza a livello sociale più che puramente politica. Ad esempio, la scelta di mostrare personaggi afro-americani come vittime in Get Out (che, di per sè, condannava più il falso liberismo che il razzismo più evidente) funziona come sovversione delle aspettative in Noi, film che lascia trapelare la tematica del razzismo, salvo poi espandersi verso orizzonti più ampi.

Infatti, alla fine della sua seconda pellicola, Peele mostra come ci sia una seconda società di persone che vivono nel sottosuolo e che, letteralmente, non vengono nemmeno considerate come esseri umani. In Noi, i protagonisti si trovano ad affrontare delle versioni di loro stessi che, a causa dei limiti imposti dalla società, sono stati trasformati in animali rabbiosi ma che, qualora gli venisse concessa l’opportunità, potrebbero benissimo vivere nei limiti della civiltà. Per quanto il film sia ambientato negli Stati Uniti, una tematica di questo tipo potrebbe essere applicabile a qualsiasi altra parte del mondo, per cui il messaggio contenuto in Noi ha un valore universale che trascende i confini di una singola nazione. Al contrario, Scappa – Get Out rappresenta un’urgenza narrativa molto più legata alla situazione Americana attuale, visto che nella maggiorparte degli altri Paesi non esiste tale forte distinzione tra liberali e conservatori.

La forza del simbolismo

Nello scenario tracciato nel corso dell’ultima pellicola di Peele, alcune immagini ricorrenti svolgono un ruolo profondamente simbolico che va ad arricchire il principale filo tematico del film. La già menzionata presenza di conigli bianchi in Noi ha scaturito diverse interpretazioni: potrebbe richiamare la tana del Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie, visto che i doppelgänger sono confinati una “tana degli orrori”; potrebbe rievocare l’isola di Ōkunoshima, che si popolò di conigli dopo la cessazione del loro utilizzo a scopo sperimentale da parte dell’industria bellica. In quest’ultimo senso, il valore del coniglio bianco simboleggerebbe la rinascita dell’innocenza che è stata portata via da un uso deviato della scienza.

Leggi anche:
«Scary stories to tell in the dark», un dolcetto del terrore

Tuttavia, la metafora che sembra aver più rilevanza è quella che vede i conigli bianchi, utilizzati come cavie, venir paragonati ai doppelgänger, a loro volta sfruttati da una società che si ritiene superiore. Un’altra metafora interessante è quella che emerge ogniqualvolta i versi biblici di Geremia 11.11 appaiono nel background, alle spalle dei protagonisti. In questo caso, il simbolismo nascosto nei versetti riguarderebbe la cieca fiducia che la società ripone nel proprio sistema di norme e leggi, visto che in Noi è stato proprio il Governo Statunitense a creare un sottomondo fatto di cavie umane.

Incongruenze e buchi di trama

Per quanto Noi sia una pellicola potente ed in grado di stimolare importanti conversazioni, l’ambizione mostrata da Peele nel voler sollevare così tanti intrecci e tematiche si scontra spesso con incongruenze e buchi di trama. Per esempio, appare piuttosto impossibile che milioni di doppelgänger siano riusciti a vivere per anni nel sottosuolo e ad architettare una sommossa senza che il Governo Americano, con agenzie come CIA ed FBI, se ne fosse accorto.

Inoltre, nel film si sostiene, implicitamente, che gli “Incatenati” (altro nome utilizzato per identificare i doppelgänger) siano sopravvissuti nei tunnel sotterranei nutrendosi di conigli. Dal punto di vista logico, questa scusa fa acqua da tutte le parti: in primis, i conigli sono una fonte ricca di proteine, ma non hanno altri valori nutrizionali, per cui i doppelgänger sarebbero stati uccisi da un morbo chiamato rabbit starvation. In pratica, sarebbero morti di fame nel giro di pochi anni. Secondariamente, le condizioni di vita degli Incatenati avrebbero dovuto causare molte vittime, sia perché si nutrono prevalentemente di coniglio crudo, sia perché non avrebbero avuto modo di disfarsi dei cadaveri dei loro morti. Infine, al termine di Noi viene svelato che tutti i doppelgänger erano in possesso di vestiti identici a quelli indossati dalla loro copia in superficie, ma non viene mai chiarito come possano essere entrati in possesso di tali abiti.

…comunque un film da non perdere

Il problema principale, dunque, in Noi è che più lo spettatore riflette su minuzie e dettagli, più il film migliora e peggiora allo stesso tempo. Nonostante i temi e le riflessioni di questa pellicola risultino più chiare e forti se si passa del tempo ad analizzarla, altri aspetti del film appaiono più deboli ed incongruenti quando si procede in questo senso. Ciononostante, Noi è, prevalentemente, un ottimo film che viene elevato da fantastiche performance interpretative (Lupita Nyong’o ruba la scena, di nuovo), un soundtrack originale e disturbante, una fotografia di grande classe.

Luca Pincelli

Nato a Milano il 04/08/1991, innamorato di cinema e delle sue dinamiche dal 2000, quando ad appena 9 anni ho scoperto il cinema di Darren Aronofsky grazie a "Requiem for a Dream". Sono appassionato di cinema dell’orrore, pellicole sperimentali e cinema indipendente, soprattutto francese e coreano. Per NPC mi occupo delle rubriche “Piccoli Schermi” e “Horror Contemporaneo”.