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Storie di riscatto e successo: i film più belli a tema calcio mai girati

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Il calcio al cinema funziona quando smette di inseguire soltanto il gol e comincia a raccontare tutto quello che gli gira attorno: l’identità, la pressione, il riscatto sociale, il tifo, la nostalgia, perfino la solitudine. È per questo che i migliori film ambientati nel mondo del pallone non sono sempre quelli con le scene di partita più spettacolari, ma quelli capaci di usare il calcio come linguaggio universale. Le selezioni del BFI e del Guardian dedicate ai film sul calcio mostrano chiaramente come il genere comprenda tanto titoli popolari quanto opere più autoriali, mentre le valutazioni critiche aggregate di siti come Rotten Tomatoes confermano la tenuta di alcuni film diventati ormai punti di riferimento.

Sognando Beckham: il film che ha cambiato il modo di raccontare il calcio femminile

Se bisogna scegliere un titolo che abbia lasciato un’eredità culturale concreta, Sognando Beckham (Bend It Like Beckham, 2002) è probabilmente il primo nome da fare. Il film di Gurinder Chadha prende una struttura da commedia di formazione e la trasforma in qualcosa di più ampio: un racconto su famiglia, identità britannico-asiatica, aspettative di genere e desiderio di autodeterminazione. Proprio qui sta la sua forza: il calcio non è una semplice cornice, ma il terreno su cui la protagonista prova a conquistarsi il diritto di essere se stessa.

Ancora oggi resta uno dei film calcistici più accessibili e più moderni. Non perché sia perfetto in ogni passaggio, ma perché capisce una cosa essenziale: per moltissimi spettatori il calcio non è solo competizione, è anche libertà. E quando il cinema riesce a mettere in scena questa idea con leggerezza e calore, il risultato invecchia molto meglio di tanti film sportivi più ambiziosi ma meno vivi.

Il maledetto United: il miglior film sul potere, sull’ego e sul calcio inglese

Tra i film più riusciti sul calcio maschile professionistico, Il maledetto United (The Damned United, 2009) occupa un posto altissimo. La storia dei 44 giorni di Brian Clough sulla panchina del Leeds United nel 1974 diventa, nelle mani di Tom Hooper e dello sceneggiatore Peter Morgan, un dramma sull’ossessione, sul carisma e sull’autodistruzione. La critica ha spesso sottolineato come il film riesca a essere molto più profondo del tipico racconto sportivo, grazie anche alla straordinaria interpretazione di Michael Sheen.

Il punto decisivo, però, è un altro: Il maledetto United non prova a vendere il mito romantico dell’allenatore-genio senza mostrarne il prezzo. Il calcio qui è politica di spogliatoio, è guerra psicologica, è scontro di classi e di stile. Per questo piace anche a chi non segue ogni weekend la Premier League o il calcio inglese. Il film usa il pallone per raccontare il comando, la fragilità mascherata da arroganza e il peso di voler riscrivere una gerarchia già consolidata.

Looking for Eric: il calcio come amicizia, comunità e salvezza personale

Se Il maledetto United guarda al potere, Looking for Eric (2009) guarda ai tifosi. Ken Loach costruisce un film anomalo, tenero e politico, in cui Eric Cantona interpreta una specie di guida immaginaria per un postino in crisi. Presentato al Festival di Cannes, il film è stato accolto molto positivamente dalla critica proprio per il suo tono umano e sollevante.

È uno dei migliori film sul calcio mai girati perché capisce che il pallone non appartiene solo a chi scende in campo. Appartiene anche a chi canta in curva, a chi costruisce amicizie sulle domeniche allo stadio, a chi associa una maglia a un pezzo della propria vita. Looking for Eric non è memorabile per il realismo atletico delle azioni, ma per il modo in cui rende visibile il legame tra mito sportivo e vita quotidiana. È un film sul calcio, sì, ma soprattutto sul fatto che il calcio, a volte, tiene insieme persone che altrimenti andrebbero in pezzi.

Fuga per la vittoria: il classico popolare che unisce guerra, spettacolo e leggenda

Chiunque faccia una lista dei film di calcio più iconici prima o poi arriva a Fuga per la vittoria (Escape to Victory, 1981). Il film diretto da John Huston mescola sport, guerra e spettacolo con un’idea narrativa semplicissima ma potentissima: una partita tra prigionieri alleati e una squadra nazista durante la Seconda guerra mondiale. Il cast contribuisce a renderlo ancora più memorabile, con Michael Caine, Sylvester Stallone e la leggenda del calcio Pelé.

Certo, non è il più raffinato dei titoli presenti in questa panoramica. Però ha un valore che sarebbe un errore sottovalutare: ha contribuito a fissare nell’immaginario collettivo l’idea del calcio come spettacolo cinematografico eroico. È il film che più di altri ha trasformato il match in una battaglia simbolica, quasi mitologica. Anche quando oggi lo si guarda con maggiore distanza critica, conserva un fascino elementare che molti film sportivi contemporanei, più perfetti ma anche più freddi, non possiedono.

Zidane: A 21st Century Portrait, quando il calcio diventa arte

Tra i titoli più radicali dedicati al calcio c’è senza dubbio Zidane: A 21st Century Portrait (2006), diretto da Douglas Gordon e Philippe Parreno. In questo caso il calcio non è raccontato attraverso una storia tradizionale, ma attraverso l’osservazione quasi ipnotica di una singola partita del Real Madrid, durante la quale la macchina da presa segue esclusivamente Zinedine Zidane.

Il risultato è un film molto particolare, quasi sperimentale, che trasforma novanta minuti di gioco in un ritratto fisico e mentale del campione francese. Non è un film per chi cerca trama, ascesa e caduta o il classico gol decisivo. È piuttosto un’esperienza visiva sul tempo, sull’attesa, sulla concentrazione e sulla tensione che esiste anche quando apparentemente non succede nulla. Proprio per questo è importante: dimostra che il calcio può essere raccontato anche come linguaggio artistico.

Diego Maradona: il documentario definitivo sul genio e sulle sue contraddizioni

Se invece si cerca il grande documentario calcistico degli ultimi anni, uno dei titoli più forti resta Diego Maradona (2019) di Asif Kapadia. Il regista, già autore di documentari celebri come Senna e Amy, costruisce il film quasi esclusivamente con materiali d’archivio, concentrandosi soprattutto sugli anni in cui Maradona giocava nel Napoli, la squadra con cui ha vinto 2 Scudetti e che, secondo le quote serie a su Betsson, resta una tra le favorite per il titolo attuale e per i prossimi anni.

La forza del documentario sta nel rifiuto della santificazione facile. Maradona non viene ridotto né a pura leggenda né a pura tragedia: viene mostrato come una figura complessa, geniale e fragile allo stesso tempo, travolta dal proprio mito. Il film racconta il rapporto tra il campione argentino e la città di Napoli, mostrando come la pressione della fama e delle aspettative abbia contribuito a plasmare sia la sua grandezza sia le sue cadute.

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