“Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so.” Inizia così quello che è considerato uno dei romanzi più importanti del Novecento tutto, Lo Straniero di Albert Camus, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1942 con il titolo L’Étranger. A circa ottantatrè anni di distanza, dopo milioni di copie vendute e un adattamento per il cinema già alle spalle – il film omonimo del 1967 di Luchino Visconti – arriva in Concorso all’82 Mostra del Cinema di Venezia L’Étranger, nuovo adattamento diretto da François Ozon con il suo pupillo Benjamin Voisin nei panni di Meursault. Sarà riuscito Ozon a rendere giustizia al capolavoro dell’esistenzialismo?
L’Étranger uscirà nelle sale italiane prossimamente distribuito da BIM Distribuzione in associazione con Lucky Red.
L’Étranger, adattare la noia esistenziale

Algeri, anni ’20. Meursault (Voisin) è un giovane e modesto impiegato di origine francese che vive la sua vita con indolenza e noia perenne. Tale senso di estraneità lo accompagna ovunque – durante il funerale della madre, nella sua relazione passionale con Marie (Rebecca Marder), nella sua amicizia col pericoloso Raymond Sintès (Pierre Lottin) e perfino su una spiaggia di Algeri dove qualcosa di torbido gli sconvolgerà la vita…
L’Étranger di Camus, considerato uno dei capolavori dell’esistenzialismo – corrente filosofica nata tra le due guerre mondiali che rimette al centro l’esperienza individuale e umana -, viene adattato da Ozon con grande fedeltà al testo, il quale viene tradito solo in pochi punti nel tentativo di rendere più contemporaneo e fruibile per il pubblico contemporaneo il materiale di partenza: alcune di queste scelte – come quella di dare maggiore spazio alla questione colonialista posta al centro del testo, oppure ampliare l’espressione del desiderio di Marie (qui si può peraltro rintracciare la più pura espressione del cinema del desiderio di Ozon) – riescono ad ampliare il senso del testo e “aggiornarlo” alla sensibilità contemporanea, altre invece funzionano meno.

Nel raccontare la storia di un uomo che vive un profondo senso di noia esistenziale dettato da una sostanziale incapacità di trovare un senso alle norme sociali costituite, oltre che all’universo stesso, Ozon decide ne L’Étranger di abbandonare la narrazione lineare del romanzo in favore di un sistema di flashback nella prima parte del film che, tuttavia, depotenzia la nonchalance, la casualità dell’orrendo gesto di Meursault, uno degli elementi più disturbanti della narrazione letteraria.
Similarmente, la scena sulla spiaggia – il momento centrale dell’intera narrazione – viene girata da Ozon con una serie di inquadrature (su tutte, i due zoom sul primo piano di Meursault) che tradiscono un’intenzionalità e una agency da parte del personaggio protagonista. Questa, tuttavia, non appartiene al suo personaggio e che finisce per snaturare – almeno in parte – il senso ultimo della narrazione e della riflessione che Camus cercava di portare avanti nel romanzo e che Ozon nel suo L’Étranger sembra voler riprendere, sia pure in maniera meno efficace.
Sentire il tedio sulla propria pelle
Quello che si presenta come il maggiore punto di forza de L’Étranger è l’aspetto estetico. Ozon, nell’adattare Camus e la sua scrittura piana e asettica, decide di optare per una regia minimale, fatta di piani spesso fissi e di un bianco e nero morbido ma sempre freddo. Questi accorgimenti, assieme ad una costruzione interna delle inquadrature veramente abile, riescono a restituire il senso di solitudine e di alienazione che Meursault vive.

A questo si unisce un ritmo volutamente disteso della narrazione, restituito attraverso inquadrature di durata superiore alla media del cinema contemporaneo. Tale ritmo consente di rendere l’esperienza di visione tattile: il tedio che caratterizza la vita di Meursault viene percepito dallo spettatore de L’Étranger grazie al ritmo dilatato che viene esperito sulla propria pelle durante la visione.
Costruito con minimalismo, eleganza e raffinatezza da un punto di vista estetico e formale, L’Étranger è un buon adattamento di un capolavoro (forse non pienamente adattabile?) della letteratura contemporanea che ha il grande merito di restituire le stesse sensazioni che si vivono durante la lettura del testo originale, pur tradendo in parte – o quantomeno, nei passaggi fondamentali – la riflessione esistenzialista che Camus aveva perfettamente reso nel film, finendo per depotenziarla. Un piccolo passo falso, quello di Ozon, all’interno di un momento della sua carriera costellato di titoli sicuramente più riusciti – per quanto meno ambiziosi.
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